Senigallia. Diocesi attiva per accogliere gli sfollati. Le parole del vescovo mons. Manenti

(foto: Daniele Morini)

“Si riapre una ferita profonda per la Chiesa e la città di Senigallia e, come nel 2014, con una situazione oggi ancora più pesante da affrontare, sperimentiamo una piena alleanza tra Caritas, Protezione civile e Amministrazione comunale”. Sono queste le prime parole pronunciate dopo il dramma da monsManenti, vescovo di Senigallia, che ieri ha già avuto modo di incontrare gli sfollati.

Momento difficile, ma non manca la solidarietà

“Sono storie che colpiscono, sono persone, specialmente anziane – racconta – che, seppur sorprese dalla furia dell’acqua che ha portato via ogni loro bene materiale, non si sono fatte prendere dal panico. Sappiamo che nelle parrocchie dell’entroterra i danni sono ingenti: non ho ancora avuto la possibilità di recarmici, per non intralciare le operazioni di soccorso, ma so che i sacerdoti sin dai primi istanti si sono attivati per far fronte al disastro. Questo è un momento duro per la nostra comunità, ma ciò che conforta è vedere che, anche stavolta il territorio marchigiano e la cittadinanza senigalliese hanno reagito con uno scatto di solidarietà immediata”.

Mons. Manenti invita a interrogarci su eventi di questa potenza distruttiva

La domanda, rivolta a un Pastore, nasce con cuore spontaneo: come ‘attrezzarsi’, spiritualmente di fronte a catastrofi simili? “Prima di tutto – commenta Manenti – resistendo alla tentazione del cinismo, che ci porta a dire che ‘sono cose che succedono’: si tratta di eventi che prima non capitavano con questa potenza distruttiva, e su questo dobbiamo interrogarci.
In diocesi, come in ogni altro posto, questa esperienza della fragilità dinnanzi a fatti naturali disastrosi ci ricorda la nostra creaturalità che ci caratterizza come esseri umani. In secondo luogo, dunque, occorre resistere alla tentazione di sentirci padroni di noi stessi e del mondo, con una libertà che si autofonda e si autogestice. Evidenzio questo aspetto per guadagnare uno sguardo sano, pieno di realismo verso la nostra condizione, che dovrebbe incentivare maggiore prudenza. Questo è il momento del dolore, un dolore che ci chiede di evitare le polemiche e di farci vicini a chi è bisognoso senza discorsi troppo artificiosi ma garantendo, soprattutto, una presenza discreta animata dalla preghiera”.

Sfollati ospitati al Centro pastorale diocesano

Il “volto” concreto della carità lo si scorge nello spazio in cui sono stati accolti gli sfollati, il Centro pastorale diocesano. Le prime persone sono arrivate la sera stessa della tragedia, quando ancora il Misa non aveva straripato, e continuano tuttora ad arrivare, sotto il coordinamento di Caritas diocesana, Croce Rossa e Protezione civile. Ben 95 persone finora hanno dormito nelle brandine qui allestite, con operatori sempre presenti.