Itinerari dello Spirito/6. A Dozio il santuario della Madonna di Czestochowa

Si arriva – in quindici minuti – con una strada asfaltata, a tratti tortuosa e piuttosto stretta, che parte dal centro di Valgrentino e attraversa boschi lussureggianti, sulla sponda sinistra del lago di Olginate, nei pressi di Lecco. È la frazione di Dozio, a 575 metri sopra il livello del mare, presso la quale è stato realizzato, una sessantina di anni fa, il santuario della Madonna di Czestochowa, dedicato anche a papa san Giovanni Paolo II.

La fede di un’intera comunità

È possibile raggiungere il complesso anche a piedi, in circa un’ora, percorrendo una suggestiva mulattiera, che parte dalla piazza della chiesa parrocchiale.
Lungo questo sentiero sono saliti a Dozio il card. Pozzobonelli, il beato card. Ferrari, il beato card. Schuster che ha inaugurato e benedetto la strada carrozzabile. In tempi più recenti sono saliti, per ben due volte, i card. Colombo e Martini. A ricordo delle loro visite è stato posto un cippo con una croce in ferro che è stata benedetta dallo stesso card. Martini durante la sua prima visita al santuario.
Tra i numerosi santuari mariani della diocesi di Milano, quello di Dozio ha una sua storia particolare. Nessuna apparizione, infatti, nessun prodigio stanno all’origine della sua fondazione. Tuttavia un miracolo si è manifestato anche lassù: quello delle fede autentica, semplice, collettiva di un’intera comunità, che si è consacrata al nome di Maria.
Santuario non è solo la cappella, ma l’intero spazio verde attrezzato e arricchito per la preghiera e l’accoglienza, una zona sacra come dilatazione della stessa chiesa.
Tra le numerose opere troviamo due presenze cremasche: una stele di Mario Toffetti e una campana di Allanconi (Bolzone).

La storia

Le origini del santuario sono molto antiche e il colle su cui sorge è stato nel lontano passato un luogo di culto a divinità pagane. L’esistenza di una presenza religiosa viene attestata per la prima volta nel 1162 in un atto pubblico di Federico Barbarossa. A quel tempo sul colle c’era una semplice cappella dedicata, secondo una usanza longobarda, a S. Michele arcangelo. La nomina anche Goffredo da Bussero nel suo elenco di chiese del XIII secolo.
Ma la cappella venne via via abbandonata. San Carlo Borromeo, recandosi a Valgrentino nell’ottobre 1566, la trovò in cattivo stato (nel frattempo era stata dedicata a S. Martino) e ne ordinò la sistemazione, ma poi nei successivi secoli il degrado ritornò. Infatti ancora nel 1958, anno in cui don Alfredo Zoppetti prese possesso della parrocchia di Valgreghentino, la chiesetta di Dozio si presentava pericolante tanto che si era anche pensato a un’eventuale demolizione.
In realtà l’intraprendenza del nuovo parroco fece sì che la chiesetta venisse restaurata e tutto lo spazio circostante fosse attrezzato come una sorta di santuario a cielo aperto.

Il pellegrinaggio dell’icona presso le famiglie della parrocchia

Nel 1976 fece dipingere dal pittore Bergagna della Scuola Beato Angelico di Milano una copia fedele dell’Icona della Madonna di Czestochowa (di cui era particolarmente devoto) perché Maria passasse pellegrina in ogni famiglia della parrocchia, restando tre giorni in ogni casa. Il pellegrinaggio nelle famiglie durò 279 giorni e al suo termine, il 16 luglio 1977, l’immagine della Vergine fu intronizzata nella cappella e l’altare nuovo venne consacrato, in presenza del vescovo polacco mons. Ladislao Rubin. E così il santuarietto veniva dedicato alla Madonna di Czestochowa, creando uno spirituale legame con il lontano e celebre santuario polacco. Il luogo, intelligentemente valorizzato, divenne subito una meta per i pellegrini e fedeli dell’intero territorio.
Il santuario della Madonna di Czestochowa è incentrato sulla devozione dei “viaggi della Madonna”, da quello per incontrare la cugina Elisabetta fino alla sua entrata gloriosa nel cielo. Sulle pareti interne della chiesina sono presenti dieci dipinti sul tema. Questa particolare devozione, pensata e voluta da don Alfredo, è una caratteristica tipica del santuario di Dozio.

Il grande spazio

Come si diceva, il contesto ambientale del santuario di Dozio è notevolissimo. L’ampio spazio è formato da numerosi punti di riferimento. Entriamo dal cancello, sempre aperto, del grande recinto che lo circonda e percorriamo innanzitutto un bel viale, alla cui sinistra si trovano alcuni edifici per l’accoglienza dei gruppi, alcune fontane e le stele della Via Crucis contenenti ciascuna tre stazioni, incise su blocchetti di porfiroide poste a guisa di gradini, dello scultore Gino Casanova. La 15a rappresenta Maria in preghiera con gli apostoli nell’attesa della Risurrezione.
Al termine, quando il percorso si divide in due, incontriamo la stele dedicata a una benefattrice con il ritratto in bronzo. A destra proseguiamo verso la breve “scala santa” che presenta, al sommo, una stele scolpita dalla bottega di Mario Toffetti che rappresenta sulla fronte Il Crocifisso e, sul retro, I sei Patroni d’Europa.
In cima alla “scala santa” si arriva nel sagrato della cappella del santuario, dominato da una bella statua di San Giovanni Paolo II. Dietro la cappella, una scala scende verso un campaniletto che reggeva l’antica campana di Dozio del 1724, rubata alcuni anni fa e sostituita da una nuova del cremasco Allanconi. Sulla facciata, sotto l’immagine di un angelo, leggiamo la scritta: Fai da campanaro se cuor tuo batte da cristiano.

Il mosaico della Vergine di Czestochowa

Scendendo ancora, il piccolo viale gira intorno alla chiesetta. Vi troviamo dieci cippi con i nomi dei più noti santuari mariani sparsi nel mondo. Poco più avanti la statua in bronzo dorato di Maria madre della Chiesa, posta su un masso che porta – sulla facciata – le immagini bronzee del duomo di Milano, di San Pietro in Vaticano, di una chiesetta di missione e della parrocchiale di Valgrentino, come richiamo alla Chiesa universale.
Ritornando verso la scala santa, si può salire verso altri spazi del santuario. Innanzitutto L’angolo dell’al di là, dove si è invitati a sostare in preghiera per meditare sull’eternità. Il mosaico che domina questo angolo rappresenta l’apostolo Giovanni che in sogno vede Gesù risorto apparire alla Madonna.
Più oltre un grande altare con il mosaico della Vergine di Czestochowa e un bellissimo Crocifisso della gioia, opera di Giorgio Galletti: davanti si stende una sorta di anfiteatro con panche disposte a cerchio. Ha lo scopo di dare anche a gruppi numerosi di pellegrini la possibilità di pregare e di celebrare l’Eucarestia insieme. L’altare è costruito con pietra di serizzo e con sassi raccolti nel torrente Grenta dal quale prende il nome Valgrentino.
Infine l’angolo della Madonna di Fatima con un artistico mosaico, benedetto il 15 luglio 2001.

Le opere d’arte

La chiesetta ha una facciata a spiovente ed è preceduta da un piccolo pronao, anch’esso con tetto a spiovente. Le pareti sono bianche. Su quella esterna di sinistra, troviamo una formella in terracotta che riproduce la scena del miracolo delle nozze di Cana.
Sull’architrave dell’ingresso troviamo scritta la data 1584 con nel mezzo il simbolo IHS. È la data della ritrutturazione voluta da san Carlo Borromeo?
Anche il portale bronzeo è stato realizzato da Giorgio Galletti, allievo del grande scultore Francesco Messina, di cui dimostra di avere ereditato la forza espressiva e una plastica abilità. Vi ha rappresentato, in sei riquadri, Scene della vita di Maria.
Il piccolo campanile porta tre campane: la prima, dedicata alla Madonna, è la campana della fede; la seconda, dedicata a s. Massimiliano Kolbe, è la campana della pace; la terza, dedicata a s. Stanislao Kostka, è la campana della vocazione.
L’interno della cappella è ovviamente ad aula unica con volta a botte. Al centro dell’abside si venera l’Icona della Madonna di Czestochowa riccamente incorniciata sopra una mensola affiancata da due angeli. Sopra l’icona, un pannello del ‘700 in legno dorato, circolare e raggiato, che raffigura lo Spirito Santo. Dalle due parti sono dipinti angeli adoranti: fanno parte di una generale decorazione pittorica dell’abside, che alla base presenta alberi fioriti.
Nel piccolo presbiterio troviamo l’altare rivolto al popolo, sulla cui facciata è posto il simbolo TM di san Giovanni Paolo II. È affiancato da una croce astile. A sinistra, l’ambone e, a destra, il tabernacolo, opera della Scuola del Beato Angelico: sulla porticina, la scena dell’Annunciazione.

I pannelli

Sulla spalla sinistra dell’arco trionfale, un’immagine di San Massimiliano Kolbe grande devoto della Madonna, sulla facciata dell’arco la scritta: Ecce mater tua (Ecco tua madre).
Sulla parete sinistra del santuario, nei pressi dell’ingresso, tre pannelli in legno raffigurano San Michele arcangelo a ricordo della cappelletta a lui dedicata; San Martino a ricordo della prima chiesetta; infine S. Bruno, fondatore dei Certosini (fino al 1940 era presente sul vicino colle di San Genesio un monastero camaldolese con molti monaci polacchi).
Più oltre e sulla parete destra 10 pannelli raffiguranti I Viaggi di Maria. Come si è detto il santuario è dedicato ai “cammini” che, nel racconto dei Vangeli, ebbero come “protagonista” Maria, dal viaggio per incontrare la cugina Elisabetta fino alla sua entrata gloriosa nel cielo. I dieci dipinti acrilici sono di don Marco Melzi, artista della Scuola Beato Angelico di Milano, nei quali la Madonna è sempre rappresentata in movimento e “di schiena”, come a indicarci che dobbiamo lasciarci guidare da lei e seguirla.
Tornando sul piazzale dell’amicizia vediamo ancora la statua in bronzo del Santo Papa Giovanni Paolo II, inaugurata l’11 luglio 1982 dal card. polacco Wladislaw Rubin: è anch’essa del Galletti.

Le strutture di accoglienza

Fra le strutture di accoglienza esterne vi è l’Oasi della pace, composta dalla saletta della riconciliazione detta anche delle Icone (ve ne sono dieci per ora) dove è possibile confessarsi. C’è poi il salone detto di S. Giorgio che può servire in caso di maltempo o per una colazione al sacco. Infine c’è la sala detta dello stemma per conferenze e incontri di formazione. Lo stemma dal quale prende il nome raffigura in alto a sinistra il colle di Dozio illuminato di riflesso dal colle di Czestochowa, Jasna Gora, che vuoi dire monte luminoso; e in basso a destra le lettere TM su campo azzurro a richiamo dello stemma di Giovanni Paolo II; dal campo azzurro salgono anche due betulle, segno del legame fra il santuario mariano di Dozio e quello di Czestochowa.

Mario Toffetti

La vocazione universale di questo santuario è evidenziato anche dall’altorilievo scolpito da Mario Toffetti in un blocco di marmo alla sommità della Scala Santa, che reca sul fronte l’immagine di Cristo in Croce, sul retro i sei patroni d’Europa: San Benedetto, I santi Cirillo e Metodio, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa Benedetta della Croce e Santa Brigida di Svezia.
Nell’immagine de Il Crocifisso, il Cristo è inchiodato alla croce (ma i chiodi non si vedono), ha un volto estatico con occhi semichiusi, i capelli lunghi sciolti sulle spalle, senza corona di spine. Ai fianchi un panno che si allarga in ricche pieghe dietro il corpo.
Sulla facciata posteriore Toffetti ha scolpito le immagini de I Sei patroni d’Europa. Nella parte alta è raffigurato San Benedetto (480-547), fondatore di Montecassino e padre del monachesimo occidentale: ha una lunga barba, il pastorale nella mano destra. A fianco, Santa Caterina da Siena (1347-1380), nel volo dell’estasi, con le braccia incrociate sul petto e il giglio.
Sotto, a sinistra, troviamo I santi Cirillo (827-869) e Metodio (825-885), evangelizzatori dei popoli slavi; il primo – che era monaco – in abiti monacali, il secondo, consacrato vescovo, in abiti liturgici, con la mitria orientale a forma di corona sul capo, la croce nella mano destra e il libro aperto nella sinistra.
A destra della scena, Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein 1891-1942), carmelitana convertita dall’ebraismo e martire nel campo di concentramento di Auschwitz, è rappresentata, in abiti religiosi, come se abbracciasse la croce, affiancata da un filo spinato. Sotto, Santa Brigida di Svezia (1303-1373), sposa e madre di otto figli, che – assieme al marito – scelse la vita religiosa e divenne celebre per le rivelazioni che ricevette da Gesù, trascritte in otto volumi. Toffetti la raffigura seduta, anch’essa con abiti monacali e il libro delle sue rivelazioni sulle ginocchia.