ISCHIA. I LUOGHI D’ARTE E LA CUCINA/4

L'arte e Ischia
Il Castello Aragonese di Ischia

Ischia, l’isola più bella del mondo, oltre a innumerevoli impianti termali, oltre a splendide spiagge, presenta anche alcuni luoghi d’arte molto interessanti. Ne diamo un brevissimo cenno, accompagnato dal piatto tipico dell’isola.

I LUOGHI DELL’ARTE E DELLA CULTURA

1 – Ci rechiamo innanzitutto a Lacco Ameno dove ha sede il Museo archeologico di Pithecusae (il nome che i Greci diedero a Ischia). Raccoglie reperti di rara bellezza come la famosa Coppa di Nestore, importata da Rodi e rinvenuta in una tomba a cremazione della necropoli. I più significativi reperti sono stati trovati grazie agli scavi condotti dall’archeologo Giorgio Buchner. Il materiale esposto nel museo consente di cogliere la storia dell’isola, dai primi insediamenti preistorici, fino all’età romana.

CASTELLO ARAGONESE DI ISCHIA

2 – Il “pezzo più forte” di Ischia è certamente il meraviglioso Castello Aragonese. Sorge su un isolotto di roccia collegato al versante orientale dell’isola da un ponte in muratura lungo 220 mt. È testimone di tutta la storia d’Ischia. La prima costruzione del castello risale infatti al 474 a.C. ad opera di Gerone da Siracusa, ma solo nel 1441 ha raggiunto l’attuale fisionomia. Alfonso d’Aragona vi ricostruì il Castello Angioino, congiunse l’isolotto all’isola maggiore con un ponte artificiale e fece costruire poderose mura e fortificazioni, dentro le quali quasi tutto il popolo d’Ischia trovò rifugio e protezione contro le incursioni dei pirati. Verso i primi del 1700 la rocca ospitava 1892 famiglie, il Convento delle Clarisse, un’Abbazia, il Vescovo con il Capitolo ed il Seminario, il Principe con la guarnigione. Vi erano 13 chiese.

Verso il 1750, cessato il pericolo dei pirati, la gente cercò più comoda dimora nei vari comuni d’Ischia. Nel 1809 gli inglesi assediarono la rocca, tenuta dai Francesi, e la cannoneggiarono fino a distruggerla quasi completamente. Dopo la metà dell’800 venne abbandonata. Soltanto ai primi del Novecento è iniziata una campagna sistematica di restauri, ancora in corso, che ha restituito e continua a restituire la bellezza di questo straordinario complesso monumentale. È aperto al pubblico e il biglietto d’ingresso consente di fare visita alle diverse chiese e cappelle interne, alle antiche carceri e ai giardini.  ­­­­

LA TORRE DI MICHELANGELO

3 – Di fronte al Castello sulla costa si trova ­­la cosiddetta “Torre di Michelangelo”. Simbolo di Ischia, immersa in un grande prato verde. È una casa turrita edificata su quel tratto della costa orientale dell’isola interamente fortificato da Alfonso d’Aragona a partire dal 1433 anche con l’edificazione di torri. In questo contesto si colloca certamente la scelta di una casa-fortezza, di cui sono stati proprietari, fino agli inizi dell’800, i Guevara, duchi di Bovino, da cui il nome. Ma la leggenda racconta anche la presenza di Michelangelo, in “corrispondenza amorosa”  con Vittoria Colonna che abitava nel Castello. La leggenda ha offuscato il nome di “Torre di S. Anna”, dovuta alla presenza nel sito di una chiesetta ad essa dedicata.

LA MADONNA DEL SOCCORSO

4 – Passiamo ora a Forio per ammirare innanzitutto il Santuario della Madonna del Soccorso che si trova all’estremo est della cittadina, posto sopra un poggio che domina il mare. È totalmente bianco ed estremamente suggestivo. Inizialmente era dedicato alla Madonna della Neve, chiesetta di un convento fondato dai frati minori dell’Ordine di Sant’Agostino intorno al 1350. Nel 1653 papa Innocenzo X soppresse il monastero e la chiesa fu amministrata dall’Università di Forio, passò in seguito alla comunità di Forio. Numerosi gli interventi successivi fino a portarla alle condizioni attuali. Sul Crocifisso presente in chiesa si racconta una leggenda. Venne trovato in mare da un gruppo di marinai diretti in Sardegna. Fermatisi a Ischia per una tempesta lo collocarono provvisoriamente nel piccolo santuario. Ma quando vollero ripartire e riprenderlo, non riuscirono a portarlo fuori perché l’uscita scompariva. Dopo vari tentativi decisero di lasciarlo nel santuario a protezione di tutti i marinai.

A Forio, nel centro della cittadina, troviamo anche una torre delle vecchie mura. La costruzione del torrione è del 1480, nell’ambito delle fortificazioni di Forio. È a pianta circolare costruito su uno spuntone di roccia tufacea. Era il luogo dove alloggiava la guarnigione (circa dieci uomini) al comando di un torriere, che aveva il compito di avvistare le navi nemiche. Nel XIX secolo fu adibito a carcere, oggi è un museo.

L’ACQUEDOTTO DEI PILASTRI

5 – Ricordiamo infine l’acquedotto dei Pilastri. Fu realizzato nel XVI secolo, per ovviare alla penuria di acqua dell’allora Borgo di Celsa e oggi Ischia ponte. Lungo circa 550 metri, ne rimangono notevoli resti. A quota 400 mt. fu rinvenuta una sorgiva di acqua dolce, purissima, che scorreva all’aperto favorevolissima per realizzare un impianto a caduta libera. I lavori ebbero inizio verso il 1581 e venne realizzato un acquedotto secondo lo stile romano. Ma le difficoltà furono enormi e solo nel 1685 il vescovo Girolamo Rocca, benedisse lo zampillo meraviglioso dell’acqua di Buceto che cominciò a inondare la fontana di marmo adorna di quattro delfini scolpiti, attigua alla chiesa della Collegiata.

IL PIATTO TIPICO DI ISCHIA

E concludiamo con il piatto tipico dell’isola d’Ichia. Trattandosi di un’isola marina, tutti s’aspettano – come il sottoscritto s’aspettava – che si tratti di un piatto di pesce.

E invece no! La sorpresa sta nel fatto che il piatto tipico è il coniglio all’ischitana!

Un coniglio? Sì, proprio un coniglio cucinato in un tegame di terracotta con aglio, olio di oliva, sale, peperoncino, vino bianco DOC Ischia Biancolella (molto buono!), pomodorini e spezie isolane.

Come mai? Lo dice la storia. Questo piatto è nato intorno al 470 a.C. quando i siracusani invasero l’isola di Ischia a quel tempo completamente infestata da conigli selvatici. Ovviamente se li cucinarono! Molte furono le variazioni lungo i secoli, soprattutto nell’uso del pomodoro, introdotto nella nostra cucina solo dopo la scoperta dell’America. Un piatto molto buono. Chi viene a Ischia non può non assaggiarlo!

Concludiamo qui il nostro viaggio nel­­l’isola più bella del mondo. Grazie a chi ci ha seguito!

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