Itinerari dello Spirito/3. Il santuario di Nostra Signora della Vittoria

Itinerari dello Spirito
Una panoramica dell'interno del santuario della Nostra Signora della Vittoria

Una bella gita a Lecco, per una giornata di lago e magari per visitare anche i celeberrimi luoghi manzoniani, è da consigliare a tutti. Vi è anche il santuario di Nostra Signora della Vittoria. Si trova nel centro di Lecco, in posizione quasi frontale rispetto al monumento di Alessandro Manzoni, nell’omonima piazza.
Una chiesa costruita in memoria dei caduti della Prima Guerra Mondiale, a cui è riservata la cripta, dove sono conservati i resti mortali di ufficiali e soldati provenienti dai cimiteri del fronte della Prima Guerra Mondiale e alcune vittime della Seconda, oltre a caduti lecchesi dei fronti libico e russo.
Il santuario ha quindi una forte valenza civica, ma è anche stato indicato dal card. Martini, in occasione del Giubileo del 2000, come chiesa penitenziale, luogo privilegiato per la celebrazione del sacramento della riconciliazione. Sono sempre presenti, infatti, alcuni sacerdoti per le confessioni.
Fino al 1998 il santuario era officiato dai Padri Oblati, ora è stato affidato al clero diocesano.

La storia

L’idea di costruire questo santuario venne durante la Prima Guerra Mondiale, in un quartiere che si stava espandendo.
Il terreno fu acquistato nel 1917 da mons. Luigi Vismara, prevosto di Lecco, grazie alla donazione della signora Domenica De Dionisi ved. Manzoni.
Il progetto venne affidato all’architetto Piero Palumbo di Siena, la direzione dei lavori al giovanissimo ingegnere Pietro Amigoni. Il 29 settembre 1918 il card. Andrea Ferrari pose la prima Pietra. La consacrazione avvenne il 5 novembre 1932 per opera del card. Idelfonso Schuster.
Nell’agosto 1936 vi fu trasferito il dipinto cinquecentesco della Vergine delle Grazie, onorato poi con il titolo di Madonna della Vittoria.
Nel 1937 la chiesa venne affidata ai Padri Oblati Vicari che resteranno nel Santuario fino al 1998.
Nel 1940 venne benedetto il campanile e il 4 novembre 1968 la campana ai Caduti, a 50 anni dal termine della Prima Guerra Mondiale.

In visita

L’edificio è in stile Neoromanico e presenta un rivestimento a righe orizzontali alternate di pietra bianca della val Chiavenna e granito.
La facciata a capanna, con timpano, è preceduta da un portico a pilastri e architravi, che congiunge i tre ingressi, cui si aggiunge una struttura laterale concepita come Battistero a otto lati secondo la tradizione (richiamano i sette giorni della creazione e l’ottavo della risurrezione). Il campanile è alto 61 metri, caratterizzato da livelli a fasce con tre nicchie cieche per lato: sulla sommità è posta una croce di ferro che racchiude nel centro la reliquia della Croce. Nella cella, un’unica grande campana, che rintocca ogni sera per commemorare i caduti lecchesi di tutte le guerre.
L’interno è a navata unica di tre campate segnate da pilastri e archi a tutto sesto (romanici). Tre per parte le cappelle laterali semicircolari, caratterizzate da marmi policromi. Il tutto senza particolari decorazioni ad affresco.
Il presbiterio è introdotto da un grande arco trionfale. In ambedue i pilastri si apre una porta arcuata, sormontata da un’altra apertura arcuata: immettono in due deambulatori, uno al piano terra, uno al superiore. Il primo è scandito da colonne nere che sorreggono archetti romanici. Il secondo costituisce un loggiato. L’abside è semicircolare.

Il presbiterio, l’ambone e la cripta

Nel presbiterio troviamo ancora l’altare preconciliare del 1935, sormontato da un ciborio che indica la protezione dello Spirito Santo. È costituito da quattro colonne nere che reggono un primo anello a colonnine e un secondo a finestrelle traforate con croci. Sopra il pinnacolo con la croce.
Molto bello il tabernacolo dorato sottostante, ispirato all’arca dell’alleanza: sulla porticina sono scolpite spighe e grappoli d’uva, segno dell’Eucarestia. Ai due lati due Cherubini inginocchiati con le ali tese sopra il tabernacolo stesso, opera di don Gaetano Banfi, architetto della Scuola Beato Angelico.
Al centro del presbiterio, l’altare a cofano post-conciliare del 1972: sulla facciata l’immagine del pesce che porta una cesta di pani, richiamo ovviamente al Cristo (il termine greco “pesce” è costituito dalle lettere che formano le iniziali della frase: Gesù Cristo Figlio di Dio, Salvatore) e all’Eucarestia.
L’ambone è una loggia rettangolare, elaborata dal Castiglioni, con l’aquila-leggio al centro, su di una colonna nera, e le immagini simbolo dei quattro Evangelisti sui tre lati della balaustra.
Nella cripta sotto il presbiterio sono conservati oltre 200 resti mortali di soldati della Prima Guerra Mondiale e anche alcuni della Seconda. È questa la sede delle commemorazioni annuali per i caduti di tutte le guerre.
E ora visitiamo le cappelle laterali, iniziando da sinistra e procedendo in senso orario. La prima è la cappella delle Confessioni: vi troviamo un Compianto sul Cristo morto (1660 ca.) che si rifà a modelli veneti ed emiliani.

La seconda cappella è quella della Madonna della Vittoria

Nella terza cappella troviamo una tela con Lo Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria, del sec. XVII. Sacra conversazione di formato orizzontale, che si rifà al Correggio. Interessante il melograno offerto da Giuseppe in segno sponsale (è il frutto che significa l’amore).
Nel deambulatorio di sinistra troviamo due opere: La Madonna col Bambino e i Santi Francesco d’Assisi, Antonio da Padova, Vincenzo Ferrer, Caterina d’Alessandria (?) e un Angelo (1730 ca); e un affresco strappato: Cristo Risorto (inizio sec. XVII).
Nel deambulatorio di destra, gli affreschi strappati de La Madonna col Bambino, San Rocco e San Lorenzo (1530 ca) e de La Madonna con Bambino, Sant’Antonio abate e San Rocco (inizio sec. XVI).
Torniamo nella navata per visitare la cappella di San Sebastiano con al centro un San Sebastiano di Ludovico Pogliaghi del 1935 ca; ai lati quattro affreschi staccati del 1690 di Gerolamo Cottica da Premana: raffigurano Il Ciclo dei Profeti.
Bellissima la cappella della Crocifissione con affreschi staccati del Ciclo della Passione, opera sempre di Gerolamo Cottica del 1699-1700 ca. Al centro ammiriamo La Crocifissione, sulle pareti laterali: Il Bacio di Giuda, L’Ultima Cena, La Flagellazione e L’Andata al Calvario.
Infine nella cappella delle Confessioni troviamo la tela de Il Cristo incontra la Veronica (1620-1630) di ascendenza caravaggesca.

In preghiera

Torniamo alla cappella della Madonna della Vittoria (seconda di sinistra) per fermarci in preghiera davanti alla Vergine.
Veneriamo la bellissima immagine della Madonna Nicopeia, cioè della Vittoria (secondo l’antica tradizione orientale), opera di ambito bergamasco, vicino ai Cavagna, del 1530 circa. La Vergine, con un abito rosso e un manto riccamente ornato, tiene in braccio il Bambino Gesù e ci guarda. Ha nelle mani rosari e fiori. Sotto il suo manto accoglie i fedeli, rappresentati come bambini. A fianco dell’immagine, due angeli adoranti in bronzo dorato di Lodovico Pogliaghi (1935).
La Vergine non si riferisce certamente alla vittoria della guerra di un popolo contro un altro, ma a quella di Cristo Gesù sul male, quindi anche su qualsiasi guerra, come quella del ’15-’18, quelle attuali e quella in atto in Ucraina.
La preghiamo quindi per la Pace nel mondo e ci affianchiamo ai fedeli leccesi, che ogni sera alle 17.30 si riuniscono davanti a quest’immagine di Maria per recitare il Rosario.