Viaggio in Canada. Il Papa a Lac Ste. Anne: “La Chiesa è donna, madre”. Poi omaggia le nonne

Viaggio in Canada
(Foto Vatican Media/SIR)

“Tutti noi abbiamo bisogno della guarigione di Gesù, medico delle anime e dei corpi”. Ne è convinto il Papa, che anche dal Lac Ste. Anne, ieri pomeriggio, ha fatto riferimento alla storia del Canada e al “dolore che abbiamo dentro”.
“Ti portiamo le nostre aridità e le nostre fatiche, i traumi delle violenze subite dai nostri fratelli e sorelle indigeni. In questo luogo benedetto, dove regnano l’armonia e la pace, ti presentiamo le disarmonie delle nostre storie, i terribili effetti della colonizzazione, il dolore incancellabile di tante famiglie, nonni e bambini”, le parole di Francesco sotto forma di preghiera: “Aiutaci a guarire le nostre ferite. Sappiamo che ciò richiede impegno, cura e fatti concreti da parte nostra; ma sappiamo pure che da soli non ce la possiamo fare. Ci affidiamo a Te e all’intercessione della tua madre e della tua nonna”.

L’inculturazione materna di sant’Anna

“Sì, perché le madri e le nonne aiutano a risanare le ferite del cuore”, ha ribadito il Papa: “Durante il dramma della conquista, fu la Madonna di Guadalupe a trasmettere la retta fede agli indigeni, parlando la loro lingua e vestendo i loro abiti, senza violenze e senza imposizioni. E poco dopo, con l’arrivo della stampa, vennero pubblicate le prime grammatiche e i primi catechismi in lingue indigene.
Quanto bene hanno fatto in questo senso i missionari autenticamente evangelizzatori per preservare in tante parti del mondo le lingue e le culture autoctone! In Canada, questa ‘inculturazione materna’ è avvenuta per opera di sant’Anna, unendo la bellezza delle tradizioni indigene e della fede, e plasmandole con la saggezza di una nonna, che è mamma due volte”.

La Chiesa è donna, madre

“Anche la Chiesa è donna, è madre”, ha ripetuto Francesco, secondo il quale “non c’è mai stato un momento nella sua storia in cui la fede non fosse trasmessa in lingua materna, dalle madri e dalle nonne”.
“Parte dell’eredità dolorosa che stiamo affrontando nasce dall’aver impedito alle nonne indigene di trasmettere la fede nella loro lingua e nella loro cultura”, la tesi del Papa: “Questa perdita è certamente una tragedia, ma la vostra presenza qui è una testimonianza di resilienza e di ripartenza, di pellegrinaggio verso la guarigione, di apertura del cuore a Dio che risana il nostro essere comunità”.

Le donne nelle comunità indigene. Omaggio del Papa alle nonne

“Mi colpisce il ruolo vitale delle donne nelle comunità indigene: occupano un posto di rilievo in quanto fonti benedette di vita non solo fisica, ma anche spirituale”. Così il Papa ha reso omaggio alle nonne presenti, “da cui è scaturita l’acqua viva della fede, con la quale avete dissetato figli e nipoti”, e ha citato anche sua nonna: “Da lei ho ricevuto il primo annuncio della fede e ho imparato che il Vangelo si trasmette così, attraverso la tenerezza della cura e la saggezza della vita.
La fede raramente nasce leggendo un libro da soli in salotto, ma si diffonde in un clima familiare, si trasmette nella lingua delle madri, con il dolce canto dialettale delle nonne. Mi scalda il cuore vedere qui tanti nonni e bisnonni. Vi ringrazio e vorrei dire a quanti hanno anziani a casa, in famiglia: avete un tesoro! Custodite tra le vostre mura una sorgente di vita: prendetevene cura, come dell’eredità più preziosa da amare e custodire. Il profeta diceva che le acque, oltre a dare vita, risanano”.