Covid. Il dottor Scartabellati: “Non è finita, serve massima attenzione”

Paziente Covid nel reparto di Pneumologia dell'Ospedale Maggiore di Crema

Covid, purtroppo non è finita. Lo fa capire a chiare lettere il dottor Alessandro Scartabellati, direttore dell’Unità operativa di Pneumologia dell’Ospedale Maggiore di Crema. La variante Omicron 5 dilaga e nemmeno il caldo torrido di questo periodo riesce ad arginarla; addirittura si assiste a una ripresa delle polmoniti. E il personale sanitario, sia in ospedale sia sul territorio, è allo stremo. Non bisogna, quindi, allentare l’attenzione e “abituarsi” alla malattia: proteggersi rimane importantissimo.

Il quadro attuale

“A fine marzo – ricorda il dottor Scartabellati – è stata decretata la fine della fase emergenziale e proprio in quei giorni si assisteva a un incremento di casi legati alla variante Omicron 2. C’era stato un modesto incremento di ricoveri, perché la maggior parte dei casi erano rappresentati da una patologia con interessamento delle alte vie aeree. La preoccupazione di quei giorni era però mitigata dalla speranza che, come l’anno precedente, l’estate, con l’aumento delle temperature e il maggior soggiornare all’aria aperta, avrebbe fatto crollare le infezioni e i ricoveri. Purtroppo, dalla metà del mese di giugno si è invece assistito a un progressivo e rapido incremento dei casi di nuove infezioni (oltre 120.000 al giorno) e, parallelamente, di ricoveri in terapia intensiva, semintensiva e area non critica. Sono cresciuti anche i decessi (circa 150 al giorno)”.
Il numero delle nuove diagnosi, rileva il primario pneumologo, “è sicuramente sottostimato perché molte persone si autogestiscono l’esecuzione del tampone e, in caso di positività, non si assiste alla denuncia ufficiale di malattia infettiva. Si calcola che in realtà il numero di nuovi casi possa essere oltre il doppio”.
Quanto sta succedendo ha dato un grosso colpo al morale dei sanitari che lavorano negli ospedali e sul territorio. “Ci si è infatti resi conto – osserva Scartabellati – che di questa patologia verosimilmente non ci libereremo e che ci riserverà ulteriori sorprese. Lo stress psicofisico di noi sanitari è veramente altissimo con frequenti casi che raggiungono il burnout, una sindrome legata allo stress lavoro-correlato, che porta il soggetto all’esaurimento delle proprie risorse psico-fisiche e alla manifestazione di sintomi psicologici negativi che possono associarsi a problematiche fisiche”.

Quali sono i motivi dell’ulteriore ondata?

In primis, spiega il medico, “la comparsa delle varianti Omicron 4 e soprattutto 5. Si differenziano dalle varianti precedenti sempre per una ulteriore maggiore contagiosità. Inoltre, anche se prevale ancora l’interessamento a carico delle alte vie aeree (raffreddore, mal di gola, dolori diffusi, febbre e stanchezza spesso persistenti), si assiste anche a una ripresa delle polmoniti, che prevalgono in pazienti anziani e affetti pure da altre malattie croniche. Sono anche più frequenti nei non vaccinati o in chi non ha completato il ciclo vaccinale con le tre dosi. Non sono più le polmoniti classiche Covid, ma spesso si associano a coinfezioni batteriche: questo ne aumenta la pericolosità”.
Il secondo motivo della diffusione “è legato all’abbandono, da parte della maggioranza delle persone, delle attenzioni per evitare le infezioni, che ricordiamo essere soprattutto l’uso della mascherina, il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani. Ci si è un po’ abituati alla malattia, la si teme meno e quindi non ci si preoccupa del rischio di contagio”.
Il terzo motivo, continua Scartabellati, “è che ci si sta allontanando dal momento in cui abbiamo eseguito la vaccinazione, anche la terza dose. Si conferma infatti la sua efficacia, ma dati provenienti anche da altre nazioni ci manifestano una riduzione dell’efficacia stessa con il passare del tempo. Da una decina di giorni anche in Italia viene consigliata la quarta dose agli ultra sessantenni, ai pazienti fragili di qualunque età e ai residenti nelle Rsa”.

Vaccini: subito o dopo?

Il dibattito circa l’opportunità di eseguire la quarta dose piuttosto che attendere la prossima versione del vaccino che dovrebbe essere bivalente, cioè indirizzato sia verso la versione originale del Sars Cov2 sia verso la variante Omicron, è molto diffusa. Il dottor Scartabellati invita a tenere presenti due condizioni. La prima: “Non sappiamo quando il vaccino bivalente sarà a disposizione. È di giovedì la notizia che due case farmaceutiche sottoporranno alla valutazione delle autorità sanitarie europee i dati circa l’efficacia dei lori vaccini bivalenti. Non è quindi prevedibile la tempistica circa l’effettiva disponibilità”.
La seconda condizione: “Il numero di infezioni è molto elevato, anche se proprio in questi giorni sembra si stia iniziando la discesa per cui, come abbiamo già detto, essere poco coperti dall’ultima dose del vaccino è rischioso, soprattutto considerando che presumibilmente a inizio autunno riprenderanno a salire i nuovi casi. Sappiamo infatti che l’attuale vaccino non è molto efficace per impedire le infezioni, ma lo è per impedire le malattie gravi che necessitano di ospedalizzazione”.
“La quarta dose permetterà di traghettare con maggiore protezione sulle malattie gravi l’attesa di eventuali successive versioni del vaccino. Ritengo quindi che per i soggetti cui è rivolta sia estremamente utile e consigliata”.

La situazione a Crema

Anche da noi si assite a un aumento significativo degli accessi in Pronto Soccorso e dei pazienti ricoverati. “Questi – precisa il primario di Pneumologia – si suddividono sostanzialmente in due categorie: i ricoverati per polmonite Covid che vengono gestiti da noi pneumologi al sesto piano dell’Ospedale (in degenza ordinaria o in semintensiva in base alla gravità della situazione) e i pazienti tampone Covid positivi senza problematica respiratoria che rimangono nei reparti cui afferiscono per tipo di patologia. Ad esempio: un paziente che giunge in Pronto Soccorso per un problema cardiaco e che si scopra essere Covid positivo viene ricoverato in Cardiologia (naturalmente sono sempre rigidi i criteri di isolamento). Questa scelta è fatta per permettere comunque il mantenimento delle attività, soprattutto chirurgiche, del resto dell’ospedale”.
I pazienti con problematiche respiratorie sono spesso gravi, anche perché anziani e con altre malattie. “Questo – riprende Scartabellati – implica anche un problema di disponibilità di posti letto. Infatti, queste persone hanno dei ricoveri molto prolungati e spesso risulta difficoltosa la loro dimissione. La patologia acuta li costringe a perdere in molti casi l’autonomia che prima avevano. Oggi non esistono possibilità di trasferimento di pazienti che restano positivi per molto tempo in strutture adatte, così come succedeva nelle prime ondate, e quindi il ricambio è molto lento con difficoltà, appunto, di posti liberi per nuovi pazienti. La variante del virus che infetta i nostri pazienti con patologia respiratoria attualmente è la Omicron 5, che è ormai la causa di oltre l’80% dei casi di infezione in tutta Italia. Purtroppo appare probabile l’arrivo di ulteriori varianti”.

Come difenderci?

Oltre al vaccino, “il consiglio è quindi che, se anche non più costretti da leggi, ognuno di noi resti assolutamente attento ai comportamenti individuali, in particolare all’uso delle mascherine al chiuso, sui trasporti, all’aperto se in presenza di assembramenti e il rispetto delle norme igieniche fra cui il lavaggio delle mani. Questo potrà fare la differenza tra un’accettabile convivenza con il virus e, invece, sempre ulteriori gravi ondate di malattia”.