20 giugno, Giornata mondiale del rifugiato

Papa Francesco
(Foto Vatican Media/SIR)
Oggi, 20 giugno, è la Giornata mondiale del rifugiato. Una data non scelta per caso, bensì per commemorare la firma della convenzione relativa allo statuto dei rifugiati da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Lo scopo di tale Giornata è la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della protezione internazionale e delle migrazioni forzate.
“Si celebra il coraggio, la forza e la resilienza dei milioni di persone costrette a fuggire da conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani e persecuzioni” afferma UNHCR (agenzia Onu per i Rifugiati).

I numeri delle protezioni temporanee concesse nei Paesi europei

Oggi, più che mai, quando si parla di rifugiati, il pensiero va a quanti (tanti) ucraini sono stati costretti ad abbandonare il loro Paese, i loro affetti e le loro case per salvarsi e non cadere vittime di quessta guerra che ormai dura oltre 100 giorni.
A tal proposito si segnala che la Polonia è il Paese dell’Ue che a marzo ha concesso il maggior numero di protezioni temporanee agli ucraini fuggiti dopo il 24 febbraio, quando la Russia ha iniziato a invadere militarmente il Paese confinante: sarebbero stati 675.085, secondo quanto diffuso oggi dall’ufficio europeo di statistica Eurostat. Tra di loro, il 54% minori di 18 anni e per il 66% donne.
Al secondo posto sono Repubblica Ceca (244.650 con il 40% di minori e il 67% di donne) e Slovacchia (58.750 con il 41% di minori e il 70% di donne).
Ad aprile il numero è significativamente calato in Polonia (-249.465 persone rispetto a marzo 2022) e Slovacchia (-45.310), mentre è cresciuto in Bulgaria e Lituania (rispettivamente +30.965 e +21.800 persone rispetto a marzo 2022).
Se si guarda alla proporzione rispetto ai mille abitanti, la percentuale più alta di cittadini ucraini a cui è stata concessa la protezione temporanea nel marzo 2022 è stata registrata nella Repubblica Ceca (22,9 ogni mille abitanti), seguita da Polonia (17,8), Slovacchia (10,8) ed Estonia (10,5).

Non solo ucraini

Eurostat segnala che tra i maschi a cui è stata assegnata la protezione temporanea negli Stati membri dell’Ue, “la maggioranza erano ragazzi di età inferiore ai 18 anni”. E specifica: ad aver ricevuto tale status negli Stati membri dell’Ue, vi sono stati anche alcuni che non erano cittadini ucraini, come i 575 russi e 325 bielorussi accolti in Polonia. La raccolta di questi dati, precisa Eurostat, avviene su base volontaria da parte degli Stati e quindi può avere delle lacune.