II domenica di Quaresima. Don Cristofer commenta il Vangelo

Trasfigurazione
Un particolare de La Trasfigurazione di Gesù, dipinto su tavola di Raffaello

Dal Vangelo secondo Luca 9,28-36
Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto.

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra.
All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

La proposta: preghiera, carità e digiuni

Entriamo nella Quaresima e continuiamo il nostro cammino verso la Pasqua, rinnovati e ispirati dalla Parola ascoltata.
Ci troviamo nella II° Domenica di questo tempo che abbiamo appena iniziato e forse non ci siamo ancora adattati alla proposta che il Signore va facendoci in questi giorni. Preghiera, carità e digiuni sono la modalità proposta dal Signore stesso e che ci aiutano a entrare nel
tempo verso la Pasqua, nel tempo quaresimale.
Abbiamo detto settimana scorsa che l’esperienza del deserto è l’occasione per Lui per meditare ancora di più sulla sua identità divina e sulla sua identità umana.

Due particolari: otto e sonno

Il brano del Vangelo di Luca di oggi ci mostra Gesù nella Trasfigurazione che prende con sé tre dei suoi discepoli (Pietro, Giacomo e Giovanni), come tre erano le persone al sepolcro (Giovanna, Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo).
Un altro dettaglio che colpisce, ma tralasciato dal Vangelo di oggi, è “otto giorni dopo questi
discorsi, prese con sé tre discepoli”. Otto, numero simbolico che ci ricorda il primo giorno dopo il sabato, quello della Risurrezione.
Un altro aspetto il sonno: “Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno”, dormono profondamente come accade nell’orto degli ulivi.
Questi personaggi e questi dettagli (che sembrano secondari) li troveremo tutti nei brani della Passione, morte e Risurrezione, al quale Gesù ha tentato di preparare chi aveva vicino con diversi annunci a più riprese.

Il nazzareno, il Figlio amato

La cosa che però salta più all’occhio è il candore, la purezza e la luminosità del Signore che qui dura giusto un istante, ma sappiamo che la sua luce risplenderà nella notte di Pasqua.
Questo brano, che può sembrare al di fuori dalla tematica quaresimale, ha però un dettaglio molto importante, cioè “Questo è il figlio mio amato”. Gesù si ritira nel deserto probabilmente per meditare e oggi la Parola ci ricorda che il nazzareno è il Figlio amato.

Comunque siamo, saremo sempre Figli amati

Pensando a noi potremmo essere portati a vivere una Quaresima un po’ triste, pensando al dolore che diamo a Dio e ai fratelli/sorelle con i nostri atteggiamenti, pensieri e azioni (realtà su cui si è giustamente chiamati a conversione), dimenticandoci che comunque siamo, saremo sempre figli amati. Nonostante ciascuno ha in sé realtà su cui è chiamato a conversione, comunque è figlio amato e prediletto dal Padre.
Usiamo le parole del Salmo 26 e lasciamoci ispirare dalla Parola che guida, che fa gioire e che fa invertire la rotta. “Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore”.

Don Cristofer Vailati