CREMAUTISMO: “Estate? Sì ma non per tutti. Le famiglie fanno sentire la propria voce

La rete di famiglie di CremAutismo e le associazioni che si occupano di disabilità in una lettera prendono atto di quello che definiscono l’ennesimo anno “del trattamento discriminatorio posto in essere dalle istituzioni nei confronti delle persone con disabilità nell’organizzazione dei centri estivi”. Evidenziano, nello specifico, disparità di trattamento per quanto riguarda i costi, l’iniquità dei contributi elargiti e la discontinuità nel sevizio di cura. “Quanto all’esorbitanza dei costi per un bambino/a ragazzo/a normodotato/a, le famiglie pagano una quota diciamo accettabile (fra i 50 e i 70 euro a settimana), mentre per le persone con disabilità le famiglie devono pagare importi decisamente maggiorati (fino a sei volte tanto la settimana, tra i 180 e i 420 euro).
E sul tema ogni anno si assiste al medesimo gioco di scarico di responsabilità: è colpa degli enti del terzo settore, i costi dell’educatore nel rapporto 1:1 sono eccessivi e chi più ne ha più ne metta…”. Per CremAutismo “il legislatore si è dimostrato attento nell’emanare molteplici leggi a tutela della disabilità e delle pari opportunità… sebbene si sia dimostrato meno efficace nel darvi concreta attuazione nella loro interezza”.
A oggi la “cura” e l’“assistenza” delle persone con disabilità è per lo più affidata agli enti del terzo settore, gli unici a realizzare opportunità e offrire servizi coscienti. “Se si aspettasse lo Stato per l’applicazione delle leggi, le persone con disabilità rimarrebbero chiuse in casa e/o a carico delle famiglie, che ovviamente prima o poi scoppierebbero. Eppure il terzo settore è spesso soggetto a critiche relative all’ammontare dei costi… dimenticandosi che un servizio adeguato ai bisogni delle persone disabili lo si ottiene grazie al lavoro di cura ed educativo di personale altamente qualificato”, afferma l’associazione in una nota.
Per CremAutismo le istituzioni “erogano contributi iniqui (in alcuni casi inesistenti) ai disabili e alle loro famiglie in grado di coprire solo in minima parte i costi che le famiglie sostengono”. Spesso poi sono le stesse famiglie a dover anticipare costi successivamente rimborsati con tempi lunghi e mai definiti. “Tale sistema d’incertezza crea ulteriori problemi e carichi di stress alle famiglie che ogni estate, dipanandosi nei meandri delle normative regionali e locali, si vedono costrette a richiedere a più enti differenti fondi una tantum per cercare di consentire al disabile ciò che in realtà è un diritto”. Insomma, la cura e l’assistenza nei mesi estivi non devono andare in vacanza!
Le famiglie della rete ritengono non più ammissibile che “ai Tavoli di confronto le istituzioni facciano sentire in debito sia gli Enti che i nuclei familiari perché sono proprio loro, le istituzioni, che devono garantire i servizi. Come non è più tollerabile che i fondi siano distribuiti quasi ad personam, creando disparità di trattamento fra le famiglie site nel medesimo ambito a seconda della virtuosità o sensibilità delle rispettive amministrazioni comunali”.
I centri estivi per tutti sono sacrosanti e fanno parte del diritto alla salute, all’inclusione, alle pari opportunità, ed è per tali ragioni “che il riconoscimento del costo deve essere a carico degli enti pubblici (almeno la quota in eccesso rispetto ai bambini e ragazzi normodotati) e non alla benevolenza di uno o dell’altro”. Quest’anno le famiglie hanno deciso di far sentire la loro voce e il loro sdegno, e chiedono “che le istituzioni intervengano senza ritardo alcuno per porre fine a questa ignobile condotta discriminatoria perché la disabilità non va in vacanza”.