Associazione Cure Palliative: la ‘Alfio Privitera’ è pronta a riprendere a pieno l’attività

Alfio Privitera
Il presidente Giuseppe Samanni e il nuovo consigliere Giuliano Paolella (foto di repertorio)

Anche per l’associazione cremasca cure palliative Alfio Privitera Ets-O.d.V. – fondata nel 2003 e formata da familiari di malati assistiti dalla Rete e da cittadini che vogliono diffondere la cultura delle cure palliative nella medicina e nella società – la pandemia ha comportato forti sacrifici e l’interruzione di buona parte delle attività.
Incontriamo oggi il presidente Giuseppe Samanni e il nuovo consigliere, che ricopre anche il ruolo di tesoriere, Giuliano Paolella. “Sono stati mesi molto pesanti, soprattutto per i volontari che non potevano accedere all’hospice: l’impossibilità di accesso alla Fondazione
Benefattori Cremaschi (il Kennedy) ha di fatto bloccato gran parte del nostro operato”, spiega il presidente.

Ma che cosa sono le cure palliative?

“In generale sono le cure praticate alle persone in fase di malattia avanzata o terminale, oncologica e non, e sono mirate al controllo del dolore e degli altri sintomi (nausea, vomito, difficoltà di respirazione, insonnia, confusione mentale, ecc.) che determinano sofferenza. Non sono mirate, però, solo al controllo dei sintomi fisici, ma anche alla sofferenza psicologica, sociale e spirituale. L’obiettivo fondamentale delle cure palliative è il miglioramento della qualità della vita del malato e della sua famiglia”.

Il Covid-19, dunque, vi ha praticamente bloccati, ma qualcosa avete fatto comunque…

“Proprio così, da marzo 2020 sono state interrotte tutte le attività in corso, sia quelle tradizionali sia quelle programmate per l’anno. Siamo solo riusciti a mettere in atto la fornitura di gelati per i pazienti dell’hospice, insieme a quella di giornali, quotidiani e periodici e alla fornitura di ausili per i pazienti domiciliari, da noi finanziata e curata dall’Auser. La formazione e i nostri incontri, invece, sono stati possibili online”.

L’impegno economico è stato comunque importante. Vero?

“Nonostante il Covid abbiamo mantenuto il contributo da 40.000 euro alla Fbc per pagare caposala e assistente spirituale, così come il contributo all’ospedale per finanziare una posizione di un medico che ha sostituito il collega dell’unità operativa, impegnato a Padova in un master sul dolore pediatrico. La scorsa settimana, tra l’altro, nell’assemblea nazionale s’è parlato proprio di questo argomento. Finora, dalla sua nascita, la ‘Alfio Privitera’ ha distribuito più di un milione di euro di contributi tra ospedale e Fbc: questo grazie alla generosità dei cittadini e all’impegno del Direttivo, di oggi e di ieri”.

In vista della ripartenza dell’attività avete già programmato qualcosa?

“È stato pianificato un corso per (ri)motivare i volontari in vista della ripresa, inizierà martedì 8 giugno. La finalità è fugare i legittimi dubbi e le paure legate a un periodo così lungo di assenza. Interverrà la psicologa Valentina Vignola di Piacenza. Sono previste quattro lezioni e a settembre un’analisi-riflessione sugli incontri per rielaborarne i contenuti. A livello generale, comunque, ci stiamo preparando al meglio, in attesa delle indicazioni degli enti rispetto alla possibile ripartenza a 360° del nostro impegno nei reparti
dell’hospice”.

Paolella, a lei chiediamo i nuovi obiettivi programmati.

“Se la situazione patrimoniale, il buon nome e la stima di cui gode l’associazione è merito anche e soprattutto dei predecessori, oltre che dei volontari e dell’attuale direttivo, in un periodo così delicato abbiamo deciso di presentarci con strumenti nuovi: un nuovo sito web, fondamentale per noi, e nuovi mezzi per mantenere il contatto con le persone, i soci e quanti ci vogliono bene. Una finestra virtuale che cerchiamo di tenere aggiornata: specie a chi dona è importante mostrare come si muove l’associazione, coinvolgendo le persone che ci stanno vicine. Allo studio c’è una rubrica per spiegare i nostri progetti, quelli dei professionisti e dei medici che seguono le cure palliative e iniziative nelle scuole. Insomma, nell’ambito della ripartenza c’è il desiderio di mostrare alla comunità cosa fa l’associazione”.

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