LA PASQUA È FRATERNITÀ. Il pontificale del vescovo Daniele in cattedrale

È partito dalla corsa dei due discepoli Pietro e Giovanni al sepolcro di Gesù mons. Gianotti per interpretare la Pasqua questa mattina alle ore 11 nella celebrazione del pontificale in cattedrale.

All’inizio, l’aspersione dei presenti con l’acqua benedetta nella celebrazione della notte a ricordo del Battesimo. Sarà seguita, dopo l’omelia, dal rinnovo delle promesse battesimali.

Commentando il Vangelo, letto dal diacono permanente Alessandro (presente anche l’altro diacono Antonino), il vescovo Daniele ha appunto commentato la corsa dei due discepoli al sepolcro.

Perché corrono ambedue insieme e Giovanni arriva per primo? La differenza tra i due discepoli non sta nell’età (in merito non ne sappiamo nulla), ma dal fatto che Pietro aveva rinnegato tre volte il Maestro e si era allontanato da Gesù proprio nel momento più difficile. Giovanni invece era rimasto fedele, presente sotto la croce: a lui era stata addirittura affidata da Gesù la madre.

I due discepoli corrono dunque verso la tomba del Crocifisso, Giovanni arriva prima, ma aspetta Pietro per entrare insieme nel sepolcro: vedono e credono: fino ad allora non avevano capito la scrittura. La Tomba vuota significa che il Signore è risorto e lo indicano anche i teli posati in disparte.

“Ma i veri segni della risurrezione – ha commentato il vescovo Daniele –  si trovano là dove si realizzano momenti di fraternità e di riconciliazione: come i due discepoli, il rinnegatore e il fedele che corrono insieme e uno aspetta l’altro.”

E cita un inno pasquale della Chiesa d’Oriente dove si canta che il Padre, presentando suo figlio risorto, dichiara il perdono dei peccati: nel giorno della risurrezione, nel giorno della nostra festa, perdoniamo tutto e amiamo anche i nostri fratelli che ci odiano.

La sfida maggiore è proprio quella di chiamare fratelli anche quelli che ci odiano: è la sfida della fraternità, come ha scritto il Papa nell’enciclica Fratelli tutti e come padre Gigi afferma sempre quando parla della sua prigionia di due anni nel deserto.

La vera sfida è dunque vivere la risurrezione in modo concreto realizzando la fraternità, come afferma san Paolo: “Sopportatevi a vicenda perdonandovi gli uni gli altri.” La vita, secondo il Risorto, è perdono e fraternità, è fermarsi ad aspettare il più debole.

Chiediamo la grazia di cercare le cose lassù – ha concluso il Vescovo – che trasformano la vita di quaggiù e lasciamoci trasformare da Colui che ha riconciliato a sé il mondo.

L’Eucarestia è continuata solennemente, con alcuni coristi a guidare i canti e numerosi fedeli presenti in duomo, distanziati secondo le regole della , per la cessazione della quale il vescovo ha pregato durante le invocazioni comunitarie dopo il rinnovo delle promesse battesimali, aggiungendo anche il Myanmar, il Paese del beato Alfredo oggi travolto da inconcepibili violenze.

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