Veglia di Pasqua – Vescovo Daniele: “Quella pasquale è la madre di tutte le veglie e cuore della liturgia annuale”

Pasqua

“La veglia di Pasqua è, fin dalle origini, festa di libertà donata da Dio”. È con questa frase, pronunciata dal Vescovo durante l’omelia, che si riassume il senso della celebrazione. La liturgia, presieduta da monsignor Daniele Gianotti, è stata celebrata questa sera, Sabato Santo, nella chiesa parrocchiale di Offanengo (non in Cattedrale, come da tradizione). Nella circostanza, sono stati conferiti i Sacramenti dell’iniziazione cristiana a quattro catecumeni adulti: Altin e Alma, Esebaho e Silvia e ai loro figli.
Quella pasquale è la madre di tutte le veglie e cuore della liturgia annuale. Al centro la Luce, la Parola con le Scritture che ripercorrono la storia della Salvezza, l’Acqua e quanto produce la terra, il rinnovo delle promesse battesimali. La prima parte è la liturgia della luce. Ha introdotto il Vescovo: “La chiesa invita i suoi figli a raccogliersi per vegliare e pregare, rivivremo la Pasqua del Signore”. Con lui il parroco don Gian Battista Strada.
Il culmine della Parola nell’annuncio della Risurrezione, fino alla proclamazione del Vangelo introdotto dal canto dell’Alleluia.

Seguire Gesù Cristo è una scelta

Nell’omelia, il vescovo Daniele si è rivolto, in particolare ai catecumeni che con il battesimo hanno “varcato le porte dalla vita nuova in Cristo diventando a pieno titolo membri della sua Chiesa. Per noi che già da tempo siamo stati inseriti in Cristo – per tutti noi, o quasi, poche settimane o pochi mesi dopo la nostra nascita – è un dono grande vedere donne e uomini adulti che scelgono liberamente di diventare cristiani. Ci ricordiamo, in questo modo, qualcosa che a volte dimentichiamo: e cioè che seguire Gesù Cristo, appartenergli, portare il nome di cristiano, è una scelta, nella quale si realizza in pienezza la nostra libertà”.

Pasqua, festa della libertà

“La festa della Pasqua – ha proseguito – che celebriamo solennemente in questa veglia, è per eccellenza, e fin dalle origini, festa della libertà. Di una libertà donata da Dio, prima di tutto: le letture ci hanno ricordato la liberazione che Dio ha donato al suo popolo, schiavo in Egitto; questa liberazione, così come altri atti di liberazione che leggiamo nella Bibbia, preannunciavano quella che si è compiuta definitivamente in Gesù Cristo: nel suo Figlio morto e risorto Dio apre a tutti gli uomini la strada della libertà, perché li libera dal male e dal peccato, dalla schiavitù dell’egoismo, da tutto ciò che ripiega l’uomo su di sé e gli impedisce una vita vera, piena, feconda. Ma la libertà, che Dio ci dona, è sempre anche un compito. Ce lo ha ricordato l’apostolo Paolo, nella seconda lettura, quando ci ha detto che la morte di Cristo ci ha liberato dalla schiavitù del peccato, in modo che il peccato non domini più sulla nostra vita: e dunque, dice l’apostolo, ‘anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù’”.

Il dono e la scelta

Il Battesimo celebrato nella Veglia, ha aggiunto monsignor Gianotti anticipando il gesto compiuto poco dopo, “ci ricorda tutti e due i versanti di questa libertà: è dono di libertà, che viene da Dio; ma chiede anche la scelta della libertà, l’impegno della nostra libertà, che dice di sì a Dio e si propone di vivere secondo quella novità di via che Dio stesso ci dona”.
Rivolgendosi sempre ai quattro catecumeni, il Vescovo ha detto: “Il dono e la scelta staranno sempre davanti a voi, nella vostra vita di cristiani. Dono di Dio sarà ancora per voi la sua Parola; dono per voi sarà lo Spirito, che ricevete già nel Sacramento della Confermazione; dono per voi sarà l’Eucaristia, alla quale vi accosterete per la prima volta in questa notte santa; Eucaristia alla quale sempre siete – siamo! – chiamati a tornare, proprio perché non venga meno in noi la forza della carità di Cristo, che ha dato se stesso per noi”.
La comunità ha accolto i catecumeni aiutandoli nel cammino verso il Battesimo e ha gioito questa sera per la loro adesione a Cristo. “Dio – ha sottolineato monsignor Gianotti – continuerà ad accompagnarvi con il suo dono di amore. È la scelta della vita cristiana, nella quale sempre si tratta di rifiutare il male e il peccato, per vivere secondo il comandamento dell’amore, che il Signore ha lasciato ai suoi discepoli come suo testamento; è la scelta di essere membra vive della sua Chiesa, vivendo la vostra fede anzitutto nella vita di ogni giorno, in casa, in famiglia, nel lavoro… e collaborando, secondo i doni di ciascuno, alla vita e alla crescita della comunità cristiana. E non vi spaventate se vi accadrà qualche volta di inciampare e cadere. Il Vangelo della Pasqua, che abbiamo ascoltato, contiene una parola di perdono e di speranza per dei discepoli che avevano addirittura abbandonato e rinnegato Gesù. Nell’annuncio della Pasqua si sentono dire di andare in Galilea, perché là vedranno il Signore. La Galilea è il luogo nel quale questi discepoli avevano incominciato a seguire Gesù, a essere appunto suoi discepoli. Ma l’hanno tradito, abbandonato! Eppure, il Signore stesso li aspetta in Galilea: il Signore stesso, cioè, offre loro la possibilità di ricominciare; non li abbandona, non li lascia soli”.

Pasqua, possibilità di incominciare o ricominciare la nostra vita di discepoli

La Pasqua, dunque, “è proprio per noi la possibilità di incominciare o di ricominciare, nella libertà che Dio ci dona, la nostra vita di discepoli, di amici e amiche di Gesù. Non sempre siamo capaci di seguirlo fino in fondo, di testimoniarlo come dovremmo: ma sappiamo che la sua amicizia e la sua fedeltà non vengono meno, e così ci lasciamo perdonare e rinnovare da lui e ci rimettiamo in cammino”. Alla fine il Vescovo ha ringraziato i catecumeni per “l’esempio che date con la vostra scelta di fede. In questa fede sosteniamoci a vicenda, sicuri dell’amore fedele di Dio, manifestato nel suo Figlio Gesù, morto e risorto per noi, Signore della nostra vita e della vita del mondo”.