RSA – Il ricordo del Comitato Verità e Giustizia, pronto a dare testimonianza

Un incontro del Comitato nei mesi scorsi

“E’ passato un anno. Il 23 febbraio 2020 si chiudevano gli ingressi ai parenti nelle strutture della Fondazione Benefattori Cremaschi, lasciavamo i nostri cari, con la convinzione, con la speranza, con l’augurio di poterli rivedere presto, di ritrovarli, nelle condizioni di salute in cui li avevamo visti, toccati e abbracciati nell’ultima visita concessa. Non è andata così, purtroppo per 140 ospiti, da quel giorno fino alla fine di aprile, è iniziato un calvario”. La riflessione è del Comitato Verità e Giustizia Ospiti Fondazione Benefattori Cremaschi, su una vicenda che, come noto, è nelle mani della Procura.

“In questi giorni ci viene chiesto come augurio di non perdere nemmeno un fotogramma di quei mesi passati, per aiutarci a riflettere per non tornare alla normalità di prima, perché parte dei problemi sono nati da quella. Ci dicono che facendo memoria e tenendo accesa la fiaccola della riconoscenza, diventeremo migliori. Ora, noi del Comitato Verità e Giustizia vogliamo tanto ricordare: i mancati allarmi, i silenzi su quello che stava accadendo all’interno delle strutture, la (presunta, ndr) mancanza di controlli epidemiologici accurati del personale, le task force messe in atto per preservare i nostri cari, la mancanza di approvvigionamenti di dispositivi per personale e degenti, le delibere regionali, l’apertura di reparti per malati Covid nelle Rsa o negli Idr, il rimpallo di responsabilità su chi dovesse procurare tamponi…”, proseguono critici Antonio Macrì e compagni. I quali parlano anche di “mancanza di risposte avute dalla politica locale su quanto realmente accaduto”.

“Ricordiamo le accuse rivolteci nel far passare noi come cacciatori di streghe, lanciatori di anatemi e inquisitori dalle pagine web, i tentativi di delegittimare il nostro operato per fare luce sulle verità e per avere giustizia, le diffide per intimorire e mettere a tacere chi ha osato portare testimonianze scomode. Ricorderemo tutto questo davanti a chi nelle Procure, ci chiederà testimonianza e darà voce alle nostre richieste; la nostra riconoscenza verso chi tenterà di accertare le verità e avere giustizia per le morti dei nostri cari, porterà sicuramente a vivere, come loro speravano, in un Paese migliore”.