“Questi è il figlio mio, l’amato: ascoltatelo!” (Mc 9,7) Lettera del vescovo Daniele per la Quaresima 2021

Domani, mercoledì delle ceneri, inizia la Quaresima. 
Pubblichiamo il messaggio integrale del vescovo Daniele.

 

Carissime sorelle e fratelli della Chiesa di Crema, dopo le lettere che ho voluto inviarvi all’inizio di questo anno pastorale (Testimoni di speranza in un tempo di crisi) e poi per l’Avvento (Con Maria e Giuseppe, in cammino verso Betlemme) e il Natale (“Non abbiate paura”), desidero continuare questa forma di comunicazione con voi, mentre sta per incominciare il tempo di grazia della Quaresima.

Un anno fa, lo ricordate, abbiamo vissuto la Quaresima più straordinaria che ci potessimo immaginare: nel giro di pochi giorni, le nostre vite sono state sconvolte dal dilagare della pandemia; abbiamo dovuto reinventare in poco tempo un intero modo di articolare la nostra vita, mentre la malattia assediava tante nostre famiglie e piangevamo quanti morivano in solitudine per il venir meno del respiro, nonostante l’abnegazione eroica di chi li aveva in cura.

È rimasta sconvolta anche la nostra vita di fede, così come è rimasta sconvolta la nostra vita sociale nelle sue diverse dimensioni: e ancora non ci siamo ripresi del tutto, anche perché la pandemia non ha cessato il suo corso, sebbene ora la situazione ci appaia più sotto controllo.

Ci ritroviamo, ora, all’inizio del grande “tempo favorevole” costituito dalla Quaresima, dalla Settimana Santa e dal tempo di Pasqua. Vi possiamo entrare non tanto con l’idea di dover ricuperare qualcosa di perduto – tutto è grazia, per chi si affida a Dio, e certamente è grazia (nella sofferenza, senza dubbio) anche la “grande tribolazione” che abbiamo vissuto lo scorso anno – quanto con l’atteggiamento di chi può meglio riscoprire la ricchezza di ciò che rischiavamo altrimenti di vivere come abitudine.

ALCUNI “ATTREZZI” PER VIVERE LA QUARESIMA 

La Quaresima ci viene incontro con gli “strumenti” che le sono caratteristici: l’invito a un profondo rinnovamento interiore, la consapevolezza dei nostri peccati che nasce dalla rinnovata esperienza della misericordia di Dio, uno stile di sobrietà lieta, l’impegno della carità fattiva…

Fin dal primo giorno della Quaresima, con il richiamo alla conversione che ci viene dato nel segno delle ceneri sparse sul nostro capo, il Signore Gesù ci consegna la preghiera, il digiuno e le opere di carità come “attrezzi” particolarmente adatti a vivere questo tempo.

Papa Francesco, nel Messaggio che ha indirizzato a tutta la Chiesa in vista della Quaresima, ci invita a riprendere questi “strumenti” per vivere bene questo tempo di grazia in un cammino che ci conduce a rinnovare fede, speranza e carità, i grandi doni di Dio che possono plasmare la nostra esistenza e le sue scelte concrete: “Il digiuno, la preghiera e l’elemosina, come vengono presentati da Gesù nella sua predicazione (cfr Mt 6,1-18), sono le condizioni e l’espressione della nostra conversione. La via della povertà e della privazione (il digiuno), lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito (l’elemosina) e il dialogo filiale con il Padre (la preghiera) ci permettono di incarnare una fede sincera, una speranza viva e una carità operosa” (Francesco, Messaggio per la Quaresima 2021).

Invito tutti a prendere in mano questo Messaggio, per ricavarne orientamenti interiori e indicazioni concrete su come vivere bene il tempo che ci sta davanti.

Gli uffici diocesani per la Pastorale giovanile, per la Famiglia e per la Catechesi hanno elaborato delle proposte per il tempo della Quaresima: alcune si rivolgono in modo specifico ad adolescenti e giovani, altre sono invece orientate alle famiglie e agli oratori – penso in modo particolare alle schede domenicali poste sotto il titolo Andiamo insieme alla Pasqua del Signore.

Mentre ringrazio chi ha collaborato a elaborare queste proposte, invito cordialmente ad approfittarne, per essere aiutati a vivere meglio questo tempo di grazia, e a farlo anche in comunione effettiva con la nostra Chiesa cremasca. E mi permetto di invitarvi anche ad aprire il vostro cuore e la vostra generosità oltre i confini della nostra Chiesa. Ben conoscendo la generosità sorprendente dei cremaschi, faccio mio e rilancio a tutti voi la proposta del Centro Missionario Diocesano di sostenere, con i contributi che potranno essere raccolti durante la Quaresima, alcuni nostri missionari: padre Giuseppe Mizzotti, che sta per tornare nel suo Perù, dopo molti mesi di ‘esilio’ a causa della pandemia; fratel Ivan Cremonesi, che opera in una regione particolarmente travagliata della Repubblica Democratica del Congo; suor Maria Marrone che lavora a favore di adolescenti e ragazze in Uganda; padre Gianni Zanchi che, in Bangladesh, si propone di aiutare famiglie particolarmente povere, provate dalla pandemia.

Il Centro Missionario diocesano diffonderà informazioni più precise sui progetti che vogliamo sostenere e sulle modalità con le quali contribuire.

Non dimentichiamo di invocare l’intercessione del Beato Alfredo Cremonesi, di cui abbiamo ricordato pochi giorni fa il martirio, per il suo amato Myanmar, nel quale ancora una volta sono bloccate le vie per una vera democrazia nella riconciliazione e nella pace.

UN ATTEGGIAMENTO DI FONDO. L’ASCOLTO

In ciò che rimane di questa breve lettera, desidero invitarvi in particolare a un atteggiamento di fondo, che mi sembra importante per vivere bene la Quaresima e, più in generale, il tempo che ci è dato, tempo che rimane in ogni caso ancora condizionato dalla pandemia e dalle sue conseguenze.

Ho accennato a questo atteggiamento già indicando alcune “parole-guida”, proposte all’inizio dell’anno pastorale nella lettera Testimoni di speranza in un tempo di crisi: si tratta dell’ascolto, che contempliamo anzitutto dalla parte di Dio stesso.

“Il Signore mi ascolta quando lo invoco”.

La Quaresima ha come suo “modello” il tempo del deserto, che il Signore Gesù vive per quaranta giorni prima di incominciare la sua missione di annuncio del Regno di Dio (cf. Mc 1,12-13 e par.); e questo tempo rimanda, a sua volta, al tempo dell’Esodo, all’esperienza della liberazione che il popolo di Israele ha vissuto, sentendosi preso per mano da Dio per uscire dalla schiavitù dell’Egitto e, dopo il lungo cammino nel deserto, ricevere in dono la terra da lui promessa, dove vivere in conformità con la sua alleanza.

Ora, all’inizio di tutto questo, sta un atto di ascolto: non da parte dell’uomo, però, ma da parte di Dio. È Dio che, per primo, si mette in ascolto del grido del suo popolo: “Il Signore disse (a Mosè): ‘Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze… Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono’” (Es 3,7.9).

All’inizio della nostra Quaresima mettiamo questa certezza incrollabile di fede: “Il Signore mi ascolta quando lo invoco” (Sal 4,4), “Il Signore è vicino quando lo invochiamo” (cf. Dt 4,7). La Bibbia lo ripete in mille modi, benché sappia pure accogliere l’impressione – che fa parte della nostra vita – che Dio che non ci ascolti, o non ci risponda: “Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; di notte, e non c’è tregua per me” (Sal 22,3).

A noi cristiani è chiesto di farci carico dell’una e dell’altra cosa: della fiducia di chi sente che Dio lo ascolta con amore, e del dramma di chi si sente oppresso, schiacciato dal silenzio di Dio. La nostra preghiera è preghiera anche per chi non sa dare un nome a questo silenzio, per chi cerca ascolto ma non lo trova.

In ascolto di Dio e del suo Figlio Gesù

La fiducia – pur nell’esperienza della prova – che Dio ci ascolta è alla radice di ciò che è chiesto al credente: mettersi in ascolto di Dio. Per non convocare qui a testimonianza l’intera Bibbia (che, per certi versi, non parla d’altro che di questo), mi limito a ricordare i due “precetti” fondamentali. Quello rivolto a Israele, anzitutto:

“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai…” (Dt 6,4). Lo stesso Signore Gesù, come sappiamo, richiama questo testo – che è il punto di partenza dello Shema‘ Israel, la preghiera quotidiana del buon ebreo – quando viene interrogato intorno al “primo comandamento” (cf. Mc 12,28-30 e par.).

Ma c’è poi il “comandamento” rivolto ai discepoli di Gesù: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!” (Mc 9,7 e par.). È stato notato che nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca questa è, in definitiva, l’unica parola del Padre, l’unico “comandamento” che Egli ci dà: ascoltare il Figlio! Il che vuol dire poi ascoltare colui che è tutto proteso verso il Padre, per ascoltare Lui e non dire se non le parole ricevute dal Padre (cf. Gv 8,28; 10,14).

Il tempo di Quaresima è il momento favorevole per riconfermare, da parte nostra, la confessione di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6,68-69).

Il Signore Gesù ci parla in tanti modi, lo sappiamo. Tra questi dobbiamo privilegiare la Sacra Scrittura, letta in orizzonte di fede, sotto la luce dello Spirito, nella compagnia dei fratelli che è la Chiesa. Perché allora, ad esempio, non prendersi il tempo di Quaresima per una lettura completa del Vangelo di Marco, il Vangelo che ci accompagna in questo anno liturgico?

Qualcuno suggerisce anche di farne una lettura tutta d’un fiato, senza interruzioni, senza pause… ci vogliono forse tre ore, potrebbe essere anche un’esperienza da fare insieme, “in presenza” o “a distanza”; e potrebbe preparare poi una ripresa quotidiana del Vangelo (oltre a quella della lettura domenicale), così da ascoltarlo e assaporarlo anche poco alla volta – e lasciando da parte, almeno a un primo approccio, la preoccupazione di “capire”, di individuare qualche “insegnamento” particolare… Ascoltiamo! Ascoltiamo con fiducia, aperti allo Spirito, che poi ci aiuterà a comprendere e mettere in pratica.

Una Chiesa capace di ascolto

Perché, sì, certo: ascoltare il Figlio significa ascoltare per mettere in pratica, ascoltare per costruire sulla roccia la casa della propria esistenza (cf. Mt 7,24-27); e significa imparare uno stile di Chiesa che si costruisce anzitutto grazie all’ascolto condiviso di Gesù e della sua parola, e di una Chiesa capace di ascolto al suo interno e nei confronti di tutti.

In Quaresima potremmo fare nostra l’esortazione di Giacomo: “Lo sapete, fratelli miei carissimi: ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira” (Gv 1,19). La “prontezza” la intendo qui proprio come un’abitudine, un atteggiamento di fondo, ciò che determina la reazione “istintiva” che abbiamo quando ci confrontiamo tra di noi, quando discutiamo di un problema delle nostre comunità, quando dobbiamo vagliare proposte e iniziative, quando vogliamo esprimere un parere o valutare una situazione… ecco, prima di tutto il resto: ascoltiamo. Ascoltiamoci gli uni gli altri. Mettiamoci in ascolto anche (e soprattutto) del “non detto”, di ciò che pure ci dovrebbe parlare, anche se non trova una formulazione esplicita in parole. Ascoltiamoci, e prendiamoci il tempo necessario perché ciò che abbiamo ascoltato trovi in noi una vera ospitalità.

Lo scossone che la pandemia ci ha dato richiederà ancora tempi lunghi e pazienza, per essere elaborato adeguatamente nella Chiesa e nella società. Nel frattempo, non dobbiamo certo stare con le mani in mano. Le coordinate fondamentali della nostra vita di credenti – fede, speranza, carità, come ci ricorda papa Francesco – non vengono meno, e ci orientano, permettendoci di non rimanere paralizzati.

Nel frattempo, però, l’ascolto attento di Dio, l’ascolto reciproco nelle nostre comunità, l’ascolto accogliente e mite anche della parola di “quelli di fuori”, delle domande o delle critiche, giuste o sbagliate che siano, che questo tempo estremamente difficile pone anche alla Chiesa, a quelli che cercano di seguire Gesù Cristo e di vivere secondo il suo Vangelo, è la condizione indispensabile per ogni scelta futura, nella Chiesa come nella società. È una responsabilità che abbiamo anche verso il nostro Paese, che sta vivendo un’ora piuttosto critica: a noi cristiani è richiesta una sensibilità particolare e il contributo operoso per uscire insieme dalla crisi presente e preparare tempi migliori.

Mi permetto di richiamare anche la grazia di quella situazione di ascolto particolare che è la celebrazione del Sacramento della Penitenza. Anche lì, e soprattutto lì, nella confessione della misericordia di Dio e delle nostre colpe, siamo sicuri che il Signore ci ascolta, per donarci ancora una volta la grazia del perdono. Non aspettiamo di arrivare agli ultimi giorni della Settimana Santa, per rinnovare il dono della riconciliazione con Dio e con i fratelli, per incontrare attraverso il sacramento Colui che è pronto ad ascoltare la nostra confessione di lode e di peccato e a rispondervi con l’abbraccio della misericordia.

All’ascolto vorrei dedicare anche gli Esercizi spirituali al popolo, che intendo riproporre durante questa Quaresima, il 9, 10 e 11 marzo, secondo le modalità che saranno comunicate. Cercherò così, per quanto mi sarà possibile, di sviluppare un po’ ciò che ho presentato qui in modo sintetico, e sopratutto di interrogarmi con voi sullo “stile di vita” che la virtù dell’ascolto ci propone: come uomini e donne, come credenti in Cristo e partecipi della nostra società, nelle tribolazioni e speranze di questo tempo.

Nel corso della Quaresima incontreremo anche un grande modello dell’ascolto: Giuseppe, lo sposo di Maria, padre in questo mondo del Signore Gesù. È risaputo che di lui i Vangeli non riferiscono neppure una parola! È uomo dell’ascolto pronto, attento, obbediente e creativo. Papa Francesco ha voluto dedicargli un anno speciale e, al tempo stesso, avviare proprio il prossimo 19 marzo, solennità liturgica di San Giuseppe, un anno dedicato alla famiglia, a cinque anni dalla promulgazione dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia.

Davvero non ci mancano strumenti, esempi e stimoli per riconoscere nella Quaresima quel tempo di grazia di cui abbiamo bisogno. Entriamoci dunque con fede e letizia, facendo nostra l’esortazione sette volte ripetuta nel libro dell’Apocalisse: “Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 1,7 e ss.).

Benedico tutti di cuore.

Crema, 13 febbraio 2021

+Daniele Gianotti