Home In Evidenza Myanmar, manifestazioni in tutto il Paese. A Mandalay anche il vescovo con...

Myanmar, manifestazioni in tutto il Paese. A Mandalay anche il vescovo con le tre dita alzate in segno di solidarietà

I cattolici si uniscono pacificamente alle proteste del popolo di Myanmar. Ieri c’erano anche vescovi, suore e preti a salutare i manifestanti per le strade con le tre dita della mano alzate, l’indice, il medio e l’anulare, segno ispirato alla saga di “Hunger Games”, diventato simbolo popolare delle proteste a favore della democrazia, adottato in queste ore in Myanmar. Mentre migliaia di manifestanti sono di nuovo scesi in piazza nelle città di tutto il paese, a Yangon, Mandalay e Monwya, per le comunità cattoliche del Maynmar, è stata una speciale giornata di preghiere per la pace. In tutte le diocesi, i cattolici hanno risposto all’appello lanciato dai vescovi ed hanno partecipato alla messa, recitato preghiere e digiunato per chiedere il ritorno della democrazia, dopo il colpo di stato militare, il rilascio di Aung San Suu Kyi e di tutti i prigionieri politici, e la fine del governo militare. A Mandalay, la seconda città più grande del Myanmar, giovani manifestanti sono scesi in strada in motocicletta e in auto. A salutare i manifestanti, c’era anche l’arcivescovo della città mons. Marco Tin Win, insieme ai preti e alle suore, tutti con le tre dita alzate. I giovani hanno sventolato le bandiere della Lega nazionale per la democrazia (NLD) mentre alcuni tenevano striscioni con la scritta “Il governo militare fallisce “, “Opporsi alla dittatura militare” e “La democrazia vince”.

In un twitter ieri, il cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon e presidente della Conferenza episcopale, scriveva: “I giovani sono una fiamma, i giovani sono fuoco. Quando Gesù ha mandato lo Spirito Santo, ha mandato lingue di fuoco ardente sugli apostoli che erano giovani uomini. La gioventù è come il vento che “soffia dove vuole” (Giovanni 3: 8). Preghiamo per una nuova Pentecoste, l’inizio di una nuova vita in Myanmar”. Citando poi l’esortazione post-sinodale di Giovanni Paolo II, Christifideles laici, ha aggiunto: “I fedeli laici non possono rimanere indifferenti, estranei e pigri di fronte a tutto ciò che è negazione e compromissione della pace: violenza e guerra, tortura e terrorismo, campi di concentramento, militarizzazione della politica, corsa agli armamenti”. Postando quindi le foto dei religiosi che in tutto il paese sono scesi per strada, il cardinale scrive: “In un’unità…Siamo con il nostro popolo. Sosteniamo le proteste non violente. Siamo per la pace”.

La preghiera di Papa Francesco. Mentre nel paese divampava la protesta, a Roma, Papa Francesco, al termine della preghiera dell’Angelus, rivolgeva un pensiero la Myanmar: “In questo momento così delicato, desidero assicurare nuovamente la mia vicinanza spirituale, la mia preghiera e la mia solidarietà al popolo del Myanmar e prego affinché quanti hanno responsabilità nel Paese, si mettano con sincera disponibilità al servizio del bene comune, promuovendo la giustizia sociale e la stabilità nazionale per un’armoniosa convivenza democratica. Preghiamo per il Myanmar”.

La voce delle Chiese in Asia e nel mondo. Il colpo di stato è stato unanimemente condannato a livello internazionale da tutti gli Stati, dalle Nazioni Unite all’Unione Europea.  Anche a livello diplomatico, quindi, si sta lavorando perché si ritorni allo Stato di diritto e vengano rilasciati tutti i prigionieri politici.  Alle proteste, si sono uniti anche i leader cristiani in Asia e nel mondo condannando il colpo di stato in solidarietà al popolo del Myanmar. “Seguiamo con profonda preoccupazione gli attuali sviluppi nel vostro paese, in particolare la brusca ripresa del governo militare, il ribaltamento dei risultati delle elezioni dell’8 novembre 2020, nonché la detenzione di rappresentanti politici e pro-democrazia e l’escalation della situazione nazionale verso lo stato di emergenza”, si legge in una lettera firmata dal Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) e dalla Christian Conference of Asia. “Chiediamo un rapido e pacifico ritorno alla pace sulla via della democrazia e facciamo appello affinché i diritti umani e le libertà – inclusa la libertà di religione o di credo – di tutto il popolo del Myanmar siano pienamente rispettati e protetti”.