2 febbraio, Giornata per la vita consacrata – Rendiamoci continuamente dono agli altri, senza condizioni

papa francesco

Un giorno abbiamo detto di sì al Signore, ci siamo messe in cammino dietro di Lui. Lungo la strada tante volte siamo state tentate di riprendere il fagottino delle nostre cose lasciate il giorno in cui abbiamo deciso di consegnare la nostra vita a Dio, altre volte lo abbiamo seguito senza condizioni.
È innegabile che in questo periodo anche noi avvertiamo una sorta di smarrimento. Molte delle nostre quotidianità sono saltate e fatichiamo a ristrutturare il tempo in modo diverso. La storia che ci attraversa continua, però, ad interpellarci, per verificare la fedeltà a ciò che abbiamo promesso di vivere. C’è l’urgenza di persone che testimoniano la speranza, la gioia, la compassione, il dono di sé senza condizioni, la condivisione, il servizio gratuito, il rispetto verso ogni altro, la gratitudine, la spogliazione – essere liberi per…-, l’ascolto per mettere in pratica ciò che lo Spirito ancora continua a dire alle Chiese, alle nostre comunità, a ciascuno di noi.

Siamo consapevoli di far parte di questa umanità che ci interpella, della società che ci interroga anche attraverso l’indifferenza, della Chiesa che ci chiede di essere segno secondo lo Spirito? Come incarnare il proprio carisma oggi? Se osserviamo il mondo, di cui facciamo parte, anche noi ci rendiamo conto che la pandemia sta costringendo tutti a toccare i confini della propria esistenza, a passare dagli spazi planetari virtuali a quelli ristretti umani con cui abbiamo perso molte volte il contatto. Si nota una certa confusione nella conduzione della vita, non a causa delle restrizioni pandemiche, ma perché non sappiamo più stare con i piedi per terra in un luogo preciso… Continuiamo ad agitarci sulla scena di questo mondo, senza sapere dove andare. Perdendo il contatto con lo Spirito di Dio che ci abita, anche noi, a volte, vaghiamo senza meta in una terra di nessuno. Siamo sempre in movimento, pensando di essere dappertutto e in realtà non siamo in nessun posto, neanche in questo periodo in cui siamo, in qualche modo, costretti a fermarci! Con la mente girovaghiamo verso altre mete e, nello stesso tempo, non rimaniamo in contatto con la presenza di Dio che è con noi e non ci accorgiamo degli altri.

Dove siamo in realtà, se pensiamo di condividere la condizione degli uomini e delle donne del nostro tempo rimanendo paralizzati? Quale segno comprensibile – di chi o di che cosa – siamo per tutte le persone che già vivono con noi? In questo periodo molti si pongono domande esistenziali, altri sembrano presi dalla paura e vorrebbero uscire quanto prima da questa esperienza particolare. E noi quale significato stiamo dando all’ordinaria quotidianità, perché la vita, il dolore, la morte abbiano un senso? Come in questa esperienza di pandemia ci stiamo lasciando istruire da qualsiasi frammento di verità e di bellezza presente nella nostra esistenza, negli altri e nel creato?

È urgente metterci in ascolto di Dio, nell’obbedienza della fede, per capire in quale modo vivere questo tempo? Chi dona la propria vita totalmente al Signore, rinnova la consegna di sé a Lui, momento per momento e pubblicamente, e si impegna a rendere visibile, attraverso la sua vita, l’amore del Padre che ama ogni sua creatura. Vivendo fino in fondo la parabola dell’esistenza come dono, in atteggiamento di gratitudine, accoglie le luci e le ombre, le gioie e le sofferenze, l’esperienza del limite e dell’abbandono in Dio. Si pone nel solco di Gesù Cristo che costantemente si è messo in ascolto del Padre per fare la sua volontà.

L’obbedienza vissuta con fede è garanzia della cura del bene comune e certezza della realizzazione del progetto del Padre: le regole sono dei confini perché la persona possa immettersi nel cammino di sequela con passione. Quando un torrente in piena esonda, perde la sua identità e la fa perdere agli altri. Come gli argini orientano il flusso e consolidano l’identità dello stesso fiume che disseta tutto ciò che incontra, così la persona che vive con lo stile obbediente, ha a cuore solo l’incarnazione del Vangelo, perché il Signore sia amato, e la sorte dell’umanità… Il resto ha senso solo se orientato verso questo progetto!
Oggi, in nome dell’indipendenza confusa con l’autonomia, spesso pretendiamo di decidere da soli in ogni ambito. Manca la dimensione contemplativa della vita che ci porta a considerare la comunità, l’autorità, ogni persona incontrata, gli accadimenti o gli eventi, ecc., messaggeri di Dio. Quando abbiamo il cuore aperto e non difendiamo il nostro orticello, sentiamo il bisogno di metterci in ascolto degli altri, desideriamo i feedback, per poter vivere più autenticamente il Vangelo.
In questo tempo in cui accaparriamo tutto pur di sopravvivere, è importante che noi consacrati ci rendiamo continuamente dono per gli altri senza condizioni. Quante energie perse, per difendere il nostro tempo, le cose private, i rapporti personali, i segreti, i nostri progetti… Crediamo di liberarci di tutto per divenire pane spezzato per chi ci sta accanto e per ogni persona che incontriamo e continuiamo a trattenere pezzi di noi nascosti che atrofizzano lo slancio del dono di sé nella gratuità.

Se abbiamo preso l’impegno con il Signore a vivere costantemente il Vangelo, perché sottraiamo del tempo all’incarnazione della Parola e non diveniamo testimoni di una vita integrata che non ha bisogno di continui puntelli per sopravvivere, perché fondata su Cristo? Se Gesù è venuto sulla terra in obbedienza al Padre, per realizzare il suo progetto d’amore attraverso il dono di sé fino alla morte di croce, quale strada stiamo percorrendo per imitare Gesù e divenire con consapevolezza il figlio di Dio oggi da inviare in tutte le storie umane, per testimoniare con il proprio esserci, con le opere, con le parole, con i gesti e atteggiamenti l’amore del Padre?