Comece (vescovi europei): “Nessuno muoia in mare o nei Paesi di transito per mancanza di aiuti”

“L’Ue dovrebbe garantire che nessuno muoia in mare a causa della mancanza di aiuti e che il diritto internazionale sia rispettato in materia di non respingimento e sbarco”. I migranti e i rifugiati che sono “bloccati nei Paesi di transito e che stanno subendo gravi violazioni dei diritti umani dovrebbero essere aiutati a lasciare quel paese e tornare o nel loro paese d’origine o in un altro paese sicuro”. È uno dei passaggi-chiavi del corposo documento che il card. Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece, e mons. Youssef Soueif, arcivescovo di Tripoli dei Maroniti (Libano), hanno presentato lunedì scorso a Olivér Várhelyi, commissario europeo per la politica di vicinato e l’allargamento, come contributo degli episcopati cattolici dell’Unione europea al prossimo rinnovo del partenariato Ue per la regione del Mediterraneo meridionale.

“Rendere il Mediterraneo di nuovo un luogo di incontro pacifico di persone di culture e religioni diverse è stata anche una grande preoccupazione per la Chiesa cattolica”, si legge nella introduzione del Documento, ricordando che nel febbraio 2020, più di 50 vescovi di 19 nazioni del Mediterraneo si sono riuniti a Bari per discutere le molteplici problematiche socio-economiche, diritti umani, pace e sfide ecologiche che la regione deve affrontare. Il testo contiene più di 30 proposte politiche in cinque aree prioritarie: migrazione, pace, libertà religiosa, sviluppo umano ed ecologia.

Riguardo alle migrazioni, i vescovi chiedono all’Ue un maggiore impegno a combattere le cause profonde della migrazione, per “rendere reale il diritto primario delle persone e delle famiglie di rimanere nel loro paese d’origine in sicurezza e dignità”. Viene chiesto anche uno sforzo nella “formazione degli ufficiali di controllo delle frontiere dei paesi del vicinato meridionale dell’Ue sulle norme dei diritti umani, compreso il rispetto del principio di non respingimento, il diritto fondamentale di chiedere asilo e il diritto a non essere torturato, o posto in condizioni disumane o trattamento degradante”. I vescovi chiedono anche un programma speciale per favorire il ricongiungimento dei minori migranti non accompagnati con i loro genitori o tutori legali”.

Riguardo al paragrafo relativo alla pace e alla sicurezza, i vescovi chiedono un maggior coinvolgimento deli leader locali religiosi i quali possono svolgere un ruolo cruciale nei diversi contesti per rafforzare la coesione sociale e promuovere una cultura dell’incontro e della fraternità umana. Nel Documento si evidenzia poi la realtà di discriminazione che purtroppo in determinati Paesi vivono le comunità religiose di minoranza e, nel caso specifico, le chiese cristiane. “L’Ue dovrebbe rendere visibili queste situazioni nelle sedi internazionali, sostenere le vittime e usare il suo potere e la sua influenza per fermare (e prevenire) queste violazioni della libertà religiosa, anche attraverso l’uso del diritto penale internazionale”. A questo proposito, la promozione del concetto di “cittadinanza comune” è, a parere dei vescovi, la chiave per superare percezioni o posizioni religiose e civili di superiorità agendo “in tutti gli aspetti della vita, in particolare nelle scuole e nei mass media”.