Cremasco – Irregolarità sul fronte tutela ambiente e sicurezza sul lavoro; guai per un’officina cremasca

I nuclei speciali dei Carabinieri nel corso del sopralluogo all'officina meccanica cremasca

Denunce e pesanti sanzioni amministrative e penali per i titolari di una officina meccanica del Cremasco presso la quale i Carabinieri hanno posto sotto sequestro 102 veicoli fuori uso e l’area sulla quale erano stati parcheggiati. Si tratta del risultato del sopralluogo congiunto svolto dai Carabinieri per la Tutela Forestale e dai Carabinieri per la Tutela del Lavor nell’ambito della campagna di controlli a carattere Nazionale finalizzata alla tutela delle matrici ambientali e rispetto delle norme sul lavoro, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e quelle relative al contenimento Covid19. Un’azione mirata allo stretto monitoraggio degli impianti di demolizione veicoli con annessa gestione rifiuti speciali.

“All’ atto del controllo – spiega il comandante dell’Arma ‘Forestale’, Alberto Ricci – i militari hanno rilevato sostanziali violazioni al Testo Unico Ambientale relativamente alle prescrizioni impartite dalla Provincia di Cremona, oltre all’assenza di autorizzazioni per effettuare attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, intermediazione e commercio di veicoli. L’area sulla quale erano depositati i 102 veicoli fuori uso è stat posta sotto sequestro unitamente agli stessi. Rilevata altresì la non corretta compilazione registro carico scarico rifiuti punita con sanzione da 2.070 a 12.400 euro”.

Ma non è tutto. Contestualmente, infatti, il Nucleo Carabinieri Ispettorato del lavoro di Cremona ha effettuato accertamenti facendo emergere “irregolarità contrattuali e gestionali per i dipendenti, inosservanza misure di contenimento al Covid-19 e inadempienze riguardo le norme per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Sono state così elevate ammende penali e sanzioni amministrative per un totale superiore a 18.000 euro”.

“Le attività di demolizione di veicoli fuori uso e contestuale recupero o riutilizzo dei componenti e materiali da esse derivanti – conclude il colonnello Ricci –, sono disciplinate dalla legge e possono essere svolte unicamente da soggetti autorizzati oltreché dotati di tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente. Queste attività producono rifiuti speciali pericolosi che devono essere correttamente gestiti al fine di ridurre al minimo l’impatto ambientale e stimolare il riciclo e recupero dei materiali risultanti garantendone la rintracciabilità”.