FINALPIA – Bonaldi conferma il CdA dell’Opera Pia e il Pd auspica un confronto pubblico sul futuro dell’immobile

Il sindaco Stefania Bonaldi, con proprio decreto, ha disposto il rinnovo del CdA della Opera Pia Climatica “Finalpia”, confermando i suoi componenti. Il collegio dei revisori non è stato rinnovato e resterà in funzione nelle more della approvazione del nuovo statuto che prevede, fra le altre modifiche, il passaggio a revisore unico.
Riguardo al nuovo statuto, in una lettera protocollata lo scorso 19 ottobre in Comune, il presidente del CdA, Pierpaolo Soffientini, comunica di essere pronto all’illustrazione del nuovo Statuto. È in attesa della convocazione in Consiglio o in una Commissione comunale.

Nel frattempo proprio sulla ex colonia marina climatica cremasca è arrivato un intervento del Partito Democratico di Crema, a firma Antonio Geraci, segretario cittadino del Pd, e Jacopo Bassi, capogruppo del in Consiglio comunale. In merito alle vicende giudiziarie che hanno visto coinvolte la società C.H.&R. che, dal 2015 al 2019, ha gestito la struttura alberghiera di Finale Ligure, il Pd ritiene “opportuno e necessario rimarcare come i fatti siano, in modo inconfutabile, tutti interni alla società e come la Fondazione Opera Pia e tutti i membri del suo CdA ne siano completamente estranei. Va inoltre ricordato che l’assegnazione della gestione della struttura C.H.&R. è avvenuta a seguito di un bando pubblico, da parte del tribunale di Milano”.
Chiarito ciò, resta da definire quale sarà il futuro dell’immobile di Finale Ligure, che, benché sia ancora, affettuosamente, chiamato “Colonia” dai cremaschi, da almeno 20 anni è diventato un albergo a 4 stelle, la cui gestione è stata, negli anni, sempre più complessa e problematica. “Proprio su questo aspetto ci chiediamo se abbia ancora senso che una Fondazione, il cui statuto ha in oggetto l’attenzione e la cura degli anziani e dei minori, sia proprietaria di un immobile destinato a un uso alberghiero a 4 stelle. Perché se è vero che gli utili degli introiti della gestione alberghiera data in appalto potrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere reinvestiti nel nostro territorio è pur vero che quell’immobile ha altissimi costi di manutenzione straordinaria che, inevitabilmente, finiscono per drenare buona parte, se non tutti, i ricavi derivanti dalla gestione stessa”.

E ponendosi ulteriori interrogativi il Partito democratico vorrebbe alimentare “un dibattito pubblico con l’obiettivo di individuare nuove prospettive per il futuro. Non abbiamo soluzioni pronte. Ci limitiamo ad avanzare proposte atte a stimolare spunti di riflessione che vogliamo condividere con le altre forze politiche e tutti i soggetti che potrebbero essere coinvolti per unire capacità, risorse e competenze in modo da individuare l’avvio di un percorso che il CdA della Fondazione, con l’autonomia gestionale che lo caratterizza, possa intraprendere per il proprio rilancio”. Un percorso che punti a dare maggiore attenzione all’infanzia e agli anziani, le due fasce d’età per le quali bisognerebbe avere maggiore cura, soprattutto dopo la drammatica pandemia che stiamo ancora attraversando. “In questo contesto riteniamo che l’idea di una alienazione della struttura di Finale e l’utilizzo delle risorse, così ricavate, in una nuova attività che sia più vicina all’oggetto dello statuto della Fondazione non dovrebbe suonare come un tabù, ma piuttosto essere seriamente presa in considerazione, considerando tutti gli aspetti, sia tecnici sia di carattere socio-economico nonché le ricadute positive per la nostra città”.