SERVIZI SOCIALI – Il Covid cambia il lavoro sociale e di comunità: fare rete!

“L’azione di progettazione sociale, dapprima definita su base territoriale e divisa per quartieri, cerca in quest’ultimo periodo di fare rete, condividere esperienze, per intercettare e rispondere a bisogni comuni a tutta la città”. 

Per l’équipe educatori del programma “tre” della coprogettazione tra Comune e Ats Impronte sociali “il lockdown ha imposto un ripensamento del lavoro sociale di comunità, facendo emergere esigenze omogenee e trasversali”. Tra queste “numerose richieste d’ascolto e la necessità di raccontarsi”. Come singoli, ma soprattutto come realtà associative, spesso in prima linea nella fase emergenziale. “L’emergenza ha consentito la nascita di nuove collaborazioni, oltre che la scoperta di fenomeni di solidarietà prima sconosciuti”.  

Verranno raccontati grazie al Patto di comunità Ancora più uniti dopo il lockdown, sorto con l’obiettivo di far emergere esperienze di aiuto e accoglienza durante la fase dell’emergenza. Un’occasione per dare forma al ‘fare rete’ di domani, raccontando ciò che è stato. Sono, previste tre azioni: la prima di narrazione, condotta da una psicologa di comunità, la seconda di scrittura, in collaborazione con il Centro Ricerca “A. Galmozzi”, la terza di coinvolgimento della cittadinanza con l’organizzazione di un evento culturale dedicato alla cura nel prossimo “Festival dei diritti”.  Dopo il lockdown anche il welfare ha dovuto ritararsi: “Le équipe integrate, composte da operatori pubblici e del Terzo settore, educatori professionali e assistenti sociali, cercano, soprattutto in questo periodo di estendere le esperienze virtuose a tutta la collettività”. 

Cambia l’approccio, ma non l’obiettivo ultimo: “L’esperienza della coprogettazione, in particolare quella avviata dal 2018, ha favorito il sorgere di una nuova concezione di welfare”, che fa del lavoro di comunità l’elemento strategico del servizio caratterizzato da azioni di accoglienza, ascolto, conoscenza, vicinanza volte a valorizzare i destinatari. Le persone diventano risorsa: “Sono parte attiva di un processo di comunità che consente loro di crescere nel bisogno, di partecipare per soddisfare la richiesta e di vivere attivamente il proprio contesto di appartenenza”. 

Dal territorio nascono legami solidi tra persone e associazioni: “Ciascuno è chiamato a fare la propria parte, nel rispetto delle fragilità e delle peculiarità”. È una questione di responsabilità: “Ognuno deve essere responsabile”. L’operatore sociale non è lasciato solo nella risoluzione di problemi sociali. Ha il compito di “valorizzare i diversi soggetti della comunità in una logica di inclusione di tutte le fragilità (minori, anziani, disabili, stranieri). “Questo – spiega l’équipe –  è l’obiettivo al quale tende il nostro impegno quotidiano. Per raggiungerlo dobbiamo combattere l’individualismo, imparare ad amare ciò che ci rende diversi, per scoprire (o riscoprire) il bello di essere comunità”.