I giorni della ricerca – Mattarella invita alla collaborazione e alle alleanze globali. “Le altre patologie non sono finite in lockdown”

Sergio Mattarella

“La ricerca vincerà sulla pandemia da Covid”. Ne è convinto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che così si è espresso stamattina, al Quirinale, in occasione della cerimonia di celebrazione de “I giorni della ricerca”.
“Il Covid, comparso da non molti mesi, sarà sconfitto dalla ricerca. Ricerca di terapie sempre più efficaci, ricerca del vaccino”, ha sottolineato il Capo dello Stato.  “Ovviamente – ha proseguito – dovremo aiutarla e aiutarci con l’efficienza dell’organizzazione sanitaria, con la precauzione e la prevenzione, con comportamenti sociali responsabili, con la solidarietà verso chi ha bisogno di maggiori cure e attenzioni”.
“Per la ricerca sono al lavoro équipes e laboratori in tutto il mondo. La ricerca è un gioco di squadra”, ha evidenziato il presidente.
“In questa emergenza mondiale – ha ammonito – è bene che le squadre non competano tra loro, ma si propongano di dialogare, scambiandosi intuizioni, informazioni, studi, come la scienza tende sempre a fare. È tempo di collaborazione e di alleanze globali, non di barriere e di egoismi. Si devono condividere impegni e conoscenze come si condivide la sofferenza e la responsabilità”.
“I ricercatori italiani – il tributo del Capo dello Stato – stanno facendo valere le loro qualità, e questo è motivo di orgoglio per il nostro Paese”.

Tributo ai pionieri dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro

“Nessuno di noi è estraneo al dovere di sostenere e incoraggiare la ricerca, per poterne poi condividere i risultati” ha affermato. “Questo appuntamento annuale – ha ricordato il Capo dello Stato – è nato anzitutto per dare impulso alla ricerca in campo oncologico, sviluppata per sfidare quella che a lungo è stata definita la ‘malattia del secolo’ e che, anni addietro, sembrava un male invincibile. Proprio la scienza medica e la ricerca – diagnostica, terapeutica, farmacologica, genetica – unita alla crescita della cultura della prevenzione, ha capovolto i rapporti di forza e oggi sappiamo che il cancro è sempre più curabile, e che la maggior parte dei malati può guarire”.
“I pionieri dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro – il tributo di Mattarella – hanno avuto una preziosa lungimiranza. Si tratta di scienziati e di personalità che, poco più di cinquant’anni addietro, sono stati capaci di iniziative comuni e di chiamare a raccolta tutte le forze disponibili per combattere il cancro”.
Il presidente non ha potuto non sottolineare come oggi “per la ricerca scontiamo ritardi, e le carenze favoriscono il trasferimento all’estero di tanti giovani di talento. Ma disponiamo di forze, di intelligenze, di risorse umane. Nel campo della ricerca oncologica, in particolare, l’Italia rappresenta un’eccellenza mondiale ed è avanguardia in Europa. Dobbiamo investire ancor di più in ricerca per rafforzare e ampliare le strutture di alto valore, che hanno già mostrato le capacità dei nostri scienziati e l’eccellente levatura di tanti giovani”.

Le altre patologie non sono finite in lockdown

“Quella che oggi si è imposta come una priorità, non soltanto nel nostro Paese ma nel mondo intero, non deve però farci arretrare né rallentare sul fronte della lotta contro i tumori” ha dichiarato.
Il Capo dello Stato ha sottolineato come questa ricorrenza serva “a ricordarci che le altre impegnative patologie non sono finite in lockdown, che il cancro continua a manifestarsi con i ritmi di prima e che troppi screening e troppe cure vengono rinviate a causa della pandemia, rischiando ritardi irrecuperabili nelle diagnosi di tumore e pericolose interruzioni nelle terapie che non consentono pause o sospensioni”.
“Peraltro – ha proseguito – i medici e i ricercatori impegnati quotidianamente nella lotta contro i tumori hanno recato e recano il loro contributo di conoscenza e di studio a chi si trova in prima linea per contrastare l’epidemia da Covid”.
Mattarella ha ricordato poi che “sono le generazioni più anziane a pagare il prezzo più alto alla diffusione del nuovo virus. E rischiano quegli stessi anziani di essere penalizzati dal rallentamento delle cure per altre patologie”.
“Non dobbiamo mai smettere di pensare al futuro, anche in un momento difficile come questo, in cui l’attualità dei problemi è così impegnativa e coinvolgente”, l’esortazione del presidente: “Mentre si combatte il virus con rigore e unità, occorre essere capaci di procedere e di progredire, di compiere anche le scelte per un servizio sanitario sempre migliore, ancor più vicino alle esigenze dei malati, ancor più attento alla persona, alla prevenzione, ancora più accessibile e capace di cura anche per chi è affetto da forme di cronicità e non può completamente debellare la propria malattia”.