PRIME MESSE DI PADRE GIGI A MADIGNANO

Giornata di festa a Madignano per le prime due sante Messe in parrocchia di padre Gigi Maccalli, uscito dalla quarantena dopo la liberazione dalla sua prigionia in Mali e il ritorno in Italia. La prima l’ha celebrata nella chiesa parrocchiale alle ore 10, “sull’altare della mia prima Messa – ha detto nell’omelia – provando comunque oggi più emozione di quel giorno!”; la seconda alle ore 11.15 all’oratorio, all’aperto, con la presenza di moltissimi fedeli. Ha iniziato la celebrazione ricordando che nella sua missione – raggiunta per telefono – i cristiani sono stato diffidati dal celebrare la Messa. Al suo fianco il parroco don Giovanni Rossetti.

Nell’omelia padre Gigi ha voluto rendere innanzitutto grazie al Signore con il Salmo della Messa di oggi: “Tu sei stato mio liberatore, mi hai salvato dai miei nemici,…. grazie o Dio di avermi sostenuto in questi anni di prigionia!”
Dopo il Signore, padre Maccalli ha ringraziato la comunità di Madignano: “So che avete pregato tanto per la mia liberazione.” E ha ricordato che negli Atti degli Apostoli si racconta come quando Pietro era in prigione, salisse a Dio una preghiera incessante, da parte dei cristiani. “Mi sentivo vicino a san Pietro in vincoli a cui è dedicata la nostra chiesa: Pietro liberato dall’angelo della preghiera!”

Ha poi ricordato come la sua prigionia sia avvenuta nel deserto, luogo di prova e di amore per il popolo Ebreo che vi è rimasto per 40 anni. Gesù da parte sua vi rimase per 40 giorni e ne uscì per annunciare a tutti che Dio è padre.
“Anche per me il deserto è stato il luogo della prova, come prete e come uomo. Come prete perché non avevo nulla per pregare e non potevo celebrare la Messa: ripetevo le parole della consacrazione offrendo me stesso.”
“Nel deserto – ha aggiunto – vai all’essenziale e l’essenziale è l’amore: ama Dio e ama il prossimo, come Gesù insegna nel Vangelo di oggi. Mi sono accorto che amavo Dio e il prossimo… ma mi mancava una parolina: TUTTO. Invecchiando, tante volte, ci si tira un po’ indietro, tante cose distraggono e allontanano. Il deserto è stato il luogo dove ho deciso di dare tutto. Anche verso il prossimo mi mancava qualcosa. Nel deserto il mio prossimo (cioè il mio vicino) erano quei ragazzi che mi tenevano prigioniero con il mitra. Mi era difficile ‘amare  quei nemici’, eppure questo è il messaggio del Signore.”
E ricordando che Gesù è morto sulla croce, costituita da un asse verticale e da uno orizzontale (verso Dio e verso il prossimo), padre Gigi ha mostrato una croce che si era costruita in prigionia, tenendo separati i due pezzi per non correre rischi.
“Oggi – ha concluso – l’ho ricomposta e la prego per tutti coloro che sono ancora ostaggi. Preghiamo per loro e per la pace in Africa e nel Mondo.”