Don Mario Botti commenta il Vangelo di oggi, 18 ottobre

Dal Vangelo secondo Matteo 22,15-21

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

IL COMMENTO

Oggi il Vangelo ci presenta due gruppi di persone: i farisei custodi della tradizione d’Israele persone legate all’aspetto spirituale del popolo israelita e gli Erodiani, li conosciamo meno, ma compaiono anche loro nei Vangeli. Fanno parte di una dinastia ebraica di origine edomita che regnarono con alterne fortune la Palestina come sovrani clienti dell’Impero romano. Strana questa alleanza dei due gruppi, posizionati, politicamente, su due sponde opposte: i farisei ritenevamo una empietà appoggiare la dominazione romana perché i Romani erano pagani che profanavano la Terra Santa con i loro idoli. Gli Erodiani sostenevano invece Erode Antippa, succube dell’imperatore Tiberio, il tiranno di turno. Collaborazionisti degli occupanti romani.
Ma questi due gruppi si alleano contro Gesù. Si riuniscono e cominciano con una lunga premessa, fatta di un elogio, anche molto bello. Gli dicono: “Tu sei veritiero, insegni la via di Dio, non hai soggezione di nessuno e non guardi in faccia a nessuno…” Riconoscono che Gesù è una persona tutta d’un pezzo e coraggioso nei suoi giudizi, ma l’obiettivo è quello di obbligare Gesù a rispondere loro in modo diretto, senza tergiversare, con un sì o un no alla subdola domanda che stavano per rivolgergli, … perché qualunque risposta Gesù avesse dato, si sarebbe messo nei guai. Così se avesse detto “sì è lecito pagare le tasse” allora diventava amico dei Romani e si metteva contro il proprio popolo. Se avesse detto “no” era sovversivo e antiromano… e sarebbe stato accusato di questo. Gesù chiede che gli mostrino una moneta e l’immagine riportata e concluderà: “Restituite dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio!”
Indubbiamente la religione ci domanda di essere anche buoni cittadini che osservano le leggi dello Stato, cittadini onesti che in base alle proprie capacità e sostanze contribuiscono a far crescere il bene comune, ma in questo contesto Gesù non sta trattando propriamente questa questione.
Gesù partendo dalla subdola domanda con la quale i suoi interlocutori vorrebbero metterlo in difficoltà fino a trovare ciò di cui accusarlo, offre loro la possibilità di compiere un salto di qualità, li aiuta a porsi un interrogativo più radicale… Noi esseri mortali spesso rivolgiamo al Signore domande che soddisferebbero solo in parte il nostro bisogno. Gesù ci aiuta ad ascoltare risposte che orientano radicalmente la nostra esistenza.
Chiedendo di mostrargli una moneta è come se li invitasse a pensare: se sulla moneta c’è l’immagine del re, nel tuo/nostro cuore quale immagine è impressa? Non forse l’immagine di Dio? Noi siamo stati pensati, fin dall’eternità, a immagine del Figlio unico e amato e primogenito di Dio Padre. Allora al re basta restituire ciò che è suo, mentre al buon Dio va consegnata l’intera nostra esistenza nella disponibilità a vivere da figli che ascoltano la sua Parola e la mettono in pratica. Non dobbiamo avere altri dei al di fuori dell’Unico nostro Dio! Penso che questo racconto evangelico ci aiuti a cogliere, dietro le domande che anche noi spesso rivolgiamo a partire da bisogni e curiosità legate al quotidiano e ci suggerisca di cercare le risposte che riempiono il nostro cuore di veri significati fino a farci concludere: “Questo mi basta!” A differenza delle domande maliziose dei farisei e degli erodiani, noi ci rivolgiamo a Gesù con la libertà interiore di chi riconosce che Lui è l’unico Signore nostro Dio. E a partire da questo troveremo altre risposte di cui abbiamo bisogno perché in Lui troviamo coraggio per non pensare solo ai nostri piccoli interessi e ai nostri piccoli beni, ma siamo preoccupati di scelte che promuovano il vero bene e una autentica fraternità universale. E allora il nostro cuore troverà pace. Per questo, lodiamo il Signore perché è buono, eterna è la sua misericordia.
don Mario Botti