TESSITORI DI FRATERNITÀ. Celebrata la Veglia Missionaria

“Tessitori di fraternità” il tema della veglia missionaria di questa sera, celebrata nella chiesa di San Bernardino alle ore 21, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale che si celebra domani.
All’inizio il responsabile dell’Ufficio Missionario, Enrico Fantoni, ha parlato di una veglia storica per la gioia della liberazione – avvenuta la scorsa settimana – di padre Gigi Maccalli missionario della diocesi. Si trattava inoltre del primo anniversario della beatificazione di padre Alfredo Cremonesi martire in Myanmar (la data esatta è lunedì 19). Numerosi i fedeli presenti, nonostante i posti contingentati per il Covid.
Tre i momenti della veglia al seguito delle vicende di due personaggi biblici: Giona e Paolo che hanno vissuto l’esperienza della chiamata, della tempesta e della salvezza.
Il primo momento ha sottolineato la chiamata di Dio ai due personaggi. Giona che s’imbarca per fuggire dal Signore che lo chiama, Paolo che viene imbarcato per l’ultimo viaggio verso Roma. E la domanda ai presenti: Come rispondo io alla chiamata del Signore? Aiutami Signore a capire come essere missionario in questo tempo di smarrimento!
Il secondo momento ha preso in considerazione la tempesta che ha travolto Giona e Paolo e la loro condivisione con i compagni di viaggio. È stata proprio questa la domanda che ciascuno ha poi rivolto a se stesso: Come sto vivendo le fatiche del momento presente? Cercano di prendermi cura di chi è sulla mia stessa barca?
Il terzo momento quello della salvezza. Giona gettato in mare fa calmare la tempesta. Paolo invita tutti a mangiare, distribuisce il pane e poi tutti si gettano in mare e si mettono in salvo. E la domanda ai partecipanti: E tu come cerchi la salvezza, da solo o con gli altri?
In ciascuno dei tre momenti s’è ascoltata una testimonianza, rispettivamente di padre Mizzotti, missionario in Perù, quella registrata di padre Gigi Maccalli (ancora chiuso in casa a Madignano per la quarantena) e quella del vescovo Daniele.
P. Mizzotti ha ricordato la drammatica situazione del covid in Perù e in America Latina, dove i posti in terapia intensiva vengono dati al miglior offerente: tanta gente della sua missione ha fatto la scelta di farsi samaritano per i più deboli.
Ha fatto seguito la commovente testimonianza di padre Gigi, finalmente libero dopo due anni di prigionia in Mali. “Sono 25 mesi esatti dal mio rapimento, ha detto. Da quel 17 settembre 2019: e voi avete sempre pregato per me per implorare da Dio la mia liberazione: sono stato sorpreso e commosso. Ora sono finalmente libero. Grazie a voi tutti e vi chiedo di continuare a pregare per gli altri prigionieri: c’è ne sono altri sei in Mali, tra cui una suora colombiana.
È stata lunga una attesa infinita, ha continuato. Sono stati due anni di grande silenzio e tristezza. Ho percepito il silenzio di Dio, ma caparbiamente ho continuato a pregare soprattutto con il rosario. È duro pregare e non senti risposta dall’alto. Più volte ho gridato a Dio come Gesù sulla croce: Padre perché mi hai abbandonato? Ora c’è la risurrezione e ringrazio il Signore. Dopo 21 anni in Africa, vedendo i miei carcerieri, ragazzi giovani, violenti con le armi in mano, mi sono sentito sconfitto.”
E ha raccontato quando il 5 ottobre 2018 venne legato per la prima volta a una pianta e vi rimase 20 giorni. “Mi sono sentito come san Pietro in Vincoli, patrono della mia parrocchia di Madignano. Ma il Vangelo non è incatenato, il mio cuore non era incatenato e potevo pregare per tutti come santa Teresina. Ero stato sempre molto attivo, ora dovevo darmi alla contemplazione. Pregavo la Madonna del Marzale, di Santa Maria della Croce, di tutti i santuari cremaschi e Cecilia Cremonesi volontaria della sofferenza sepolta a Madignano. La preghiera è stata la chiave della mia liberazione.”
Il vescovo ha svolto tre brevi pensieri. “Venendo a Crema, ho visto la ricchezza della sua tradizione missionaria ne ho gioito e ho ringraziato il Signore. Le due vicende che abbiamo letto, di Giona e Paolo, non si chiudono dove le abbiamo lasciate: Giona torna a predicare a Ninive; Paolo, riparte da Malta e arriva a Roma incatenato, ma può predicare: insomma la loro salvezza non è fine a se stessa, ma perché la missione possa continuare. La parola di Dio non è incatenata!” E si è augurato che si riesca a ringiovanire la realtà della missione nella nostra diocesi. “Saremo in grado di passare il testimone ai giovani? Continuiamo a pregare per questo!”
La veglia si è conclusa con l’impegno missionario rinnovato da tutti tramite le parole del beato p. Alfredo. Dopo il Padre Nostro e la benedizione, è stato distribuito il tradizionale piccolo ricordo: un portachiavi a forma di nave.