Giornata mondiale contro la pena di morte – Ue e Consiglio d’Europa chiedono l’abolizione universale di tale pena

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Un carcere in Colombia

Abolizione universale della pena di morte: questo chiedono insieme Unione europea e Consiglio d’Europa in un messaggio, in occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte (10 ottobre). Nel 2019 sono state eseguite pene capitali “solo” in 20 Paesi: quindi diminuisce il ricorso alla pena di morte, e quello del 2019 è stato un minimo storico.
Ma ci sono “20 Paesi di troppo”. Per questo Ue e Consiglio invitano tutti i membri Onu a sostenere la risoluzione relativa a una moratoria sul ricorso alla pena di morte, nella sessione di dicembre dell’Assemblea generale. Si legge ancora nel messaggio che “la pena di morte non dissuade dal commettere reati violenti né contribuisce a creare una società più sicura”, ma “perpetua un ciclo di violenza senza senso”.
In Europa è la Bielorussia l’unico Paese che ancora esegue condanne a morte: a lei è rivolta l’esortazione ad abolire questa pratica “crudele e inumana”.
Agli Stati del Consiglio che non hanno ancora aderito ai pertinenti protocolli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e al secondo protocollo facoltativo al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, l’invito a procedere; agli Stati osservatori del Consiglio d’Europa che non hanno ancora abolito la pena di morte, a promuovere un dibattito aperto sugli ostacoli che bloccano il loro cammino verso l’abolizione. Passi successivi saranno una “raccomandazione relativa al commercio di strumenti utilizzati per la tortura” e più ampiamente la definizione di “norme internazionali comuni in materia di commercio senza tortura”.
Aspetto delicato, al centro dell’attenzione della Coalizione mondiale contro la pena di morte, è anche quello del “diritto alla rappresentanza legale effettiva”: “È essenziale che i sistemi giudiziari forniscano le risorse per preparare una difesa effettiva, compresi, se necessario, efficaci servizi di traduzione e interpretazione”, si legge nel messaggio, perché i più vulnerabili (che non hanno mezzi o famigliarità con i sistemi giuridici) non vedano violato questo loro diritto fondamentale.