Papa Francesco – “Pensiamo alla fine, smettiamola di odiare”

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“Pensiamo alla fine, smettiamola di odiare”. È l’invito centrale dell’Angelus di ieri, in cui il Papa si è soffermato sul significato del perdono.
“Oggi (ieri, ndr), al mattino, mentre celebravo la Messa – ha rivelato Francesco ai fedeli riuniti in piazza San Pietro, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale – mi sono fermato, sono stato colpito da una frase della prima Lettura, nel libro del Siracide. La frase dice così: ‘Ricorda la fine e smetti di odiare’. Bella frase! Pensa alla fine! Pensa che tu sarai in una bara… e ti porterai l’odio lì? Pensa alla fine, smetti di odiare! Smetti il rancore. Pensiamo a questa frase, tanto toccante: Ricorda la fine e smetti di odiare’”.
“Non è facile perdonare – ha ammesso il Papa – perché nei momenti tranquilli uno dice: ‘Sì, questo me ne ha fatte di tutti i colori ma anch’io ne ho fatte tante. Meglio perdonare per essere perdonato’. Ma poi il rancore torna, come una mosca fastidiosa d’estate che torna e torna e torna… Perdonare non è soltanto una cosa di un momento, è una cosa continua contro questo rancore, questo odio che torna”.
“Non possiamo pretendere per noi il perdono di Dio, se non concediamo a nostra volta il perdono al nostro prossimo”, il monito di Francesco: “È una condizione: pensa alla fine, al perdono di Dio, e smettila di odiare; caccia via il rancore, quella mosca fastidiosa che torna e torna. Se non ci sforziamo di perdonare e di amare, nemmeno noi verremo perdonati e amati”.

Vicinanza e solidarietà ai profughi di Moria

“Nei giorni scorsi, una serie di incendi ha devastato il campo-profughi di Moria, nell’Isola di Lesbo, lasciando migliaia di persone senza un rifugio, seppure precario”. Lo ha ricordato il Papa, al termine dell’Angelus di ieri.
“È sempre vivo in me il ricordo della visita compiuta là e dell’appello lanciato assieme al patriarca ecumenico Bartolomeo e all’arcivescovo Ieronymos di Atene, ad assicurare un’accoglienza umana e dignitosa a donne e uomini migranti, ai profughi e a chi cerca asilo in Europa”, l’appello di Francesco, che ha espresso “solidarietà e vicinanza a tutte le vittime di queste drammatiche vicende”.
“In queste settimane si assiste in tutto il mondo – in tante parti – a numerose manifestazioni popolari di protesta, che esprimono il crescente disagio della società civile di fronte a situazioni politiche e sociali di particolare criticità”, ha proseguito Francesco: “Mentre esorto i dimostranti a far presenti le loro istanze in forma pacifica, senza cedere alla tentazione dell’aggressività e della violenza, faccio appello a tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche e di governo di ascoltare la voce dei loro concittadini e di venire incontro alle loro giuste aspirazioni, assicurando il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Invito infine le comunità ecclesiali che vivono in tali contesti, sotto la guida dei loro Pastori, ad adoperarsi in favore del dialogo, sempre in favore del dialogo, e in favore della riconciliazione”.
“A causa della situazione di pandemia – ha ricordato infine il Papa – quest’anno la tradizionale Colletta per la Terra Santa è stata trasferita dal Venerdì Santo ad oggi, vigilia della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Nel contesto attuale, questa Colletta è ancora di più un segno di speranza e di solidale vicinanza ai cristiani che abitano nella Terra dove Dio si è fatto carne ed è morto e risorto per noi. Oggi compiamo un pellegrinaggio spirituale, in spirito, con l’immaginazione, con il cuore, a Gerusalemme, dove, come dice il Salmo, sono le nostre sorgenti, e facciamo un gesto di generosità per quelle comunità”. T
ra i saluti, anche quello ad una Comunità Laudato si’: “Grazie per quello che fate; e grazie per l’incontro di ieri (sabato, ndr) qui, con Carlìn Petrini e tutti i dirigenti che vanno avanti in questa lotta per la custodia del creato”.