Messaggio del vescovo Daniele per l’inizio dell’anno scolastico

Ho cercato parole e idee per questo messaggio di auguri che, all’inizio del nuovo anno scolastico, desidero far arrivare a tutto il mondo della scuola del nostro territorio cremasco. Ma intorno alla scuola è stato detto e scritto di tutto, in questi mesi e in particolare in queste ultime settimane: come evitare la ripetizione di parole logore, consumate?

Poi ho visto una foto: studenti e studentesse che si abbracciano, davanti a una scuola. Hanno la mascherina (sì, è vero, non proprio indossata in forma ‘regolamentare’…), quindi la foto non è di repertorio, ci parla di questi giorni. E dunque, certo, non dovrebbero abbracciarsi, ma mantenere il famoso distanziamento… Ma come si fa? Le scuole sono rimaste deserte dai primi di marzo, e l’ammirevole impegno per la “didattica a distanza”, con tutti gli altri sforzi messi in atto nella primavera scorsa per non vanificare un intero anno scolastico, non ha potuto supplire a quella necessità di incontro, di prossimità, di “presenza”, che è uno dei grandi segreti della scuola.

Di qui, allora, il mio augurio per l’anno scolastico che incomincia: che sia un anno in cui fare esperienza della bellezza, della fatica, della ‘grazia’ dell’incontro. Un anno nel quale riscoprire che imparare, educarsi, crescere, studiare… sono imprese collettive, e che questo chiede anche spazi fisici, contatti, relazioni non solo virtuali.

La scuola di bello ha questo: traduce una straordinaria avventura dello spirito, qual è quella dell’apprendimento, dello studio, in cose molto concrete: aule e banchi, libri e lavagne sia pure multimediali, incroci di corpi, voci, sguardi, presenze (con tutte le fatiche connesse).

Tutto è reso più complicato dalla pandemia e dalle sue conseguenze: ma così la scuola potrebbe diventare anche più avventurosa. Certamente la comunità scolastica – bambini, ragazzi e giovani, i loro insegnanti, tutto il personale, anche le famiglie… – saprà anche inventare nuovi modi di vivere l’avventura dell’incontro educativo nella scuola. E chissà che da tutto questo non derivi un’attenzione vera del nostro Paese nei confronti della scuola e della sua tanto conclamata ‘centralità’, che sembra onorata con gli slogan, più che che con un impegno effettivo e risorse adeguate.

Auguri alla scuola, dunque; auguri a tutte le scuole, statali o paritarie, di ogni ordine e grado, di ogni appartenenza. Quest’anno, forse, mettersi in movimento al mattino presto, incamminarsi, salire sull’auto o sull’autobus, o magari sulla bici, per «andare a scuola», non sarà vissuto solo come una fatica. Le stesse precauzioni igieniche e sanitarie da rispettare potrebbero sembrarci, più che un fastidio, un tratto di delicatezza, di aiuto reciproco, per preservare al meglio la straordinaria possibilità di incontrarsi, ragazzi e adulti, docenti e allievi, famiglie e istituzioni educative, nell’avventura della scuola.

Da parte mia, sono poi convinto che a questo incontro non sarà estraneo neppure Colui che i cristiani chiamano il “Maestro” per eccellenza, Gesù Cristo. E poco importa, per certi versi, se non saranno in molti ad accorgersene: chi, a Nazaret, si accorgeva di che cosa c’era di speciale in quel bambino (avrà frequentato qualche scuola? difficile dirlo…), in quel ragazzo e giovane che si chiamava Gesù? Pochi, sembra. Eppure, era là: e, in lui, la presenza di Dio, la sua benedizione per gli uomini.

Naturalmente spero che siate in tanti, tra voi che varcate le porte delle scuole, a percepire la sua presenza. Di una cosa sono comunque sicuro: questa presenza non mancherà al vostro anno scolastico e lo riempirà di ogni benedizione.

Buon anno!

Crema, 12 settembre 2020

+Daniele Gianotti

Vescovo di Crema