Papa Francesco: “Ogni cittadino è responsabile del bene comune”. L’appello per una buona politica

Pontefice

Il Papa è arrivato intorno alle 9.15 nel Cortile di San Damaso, dove per la seconda volta si è svolta l’udienza, ripresa in presenza di fedeli – circa 500 – dopo sei mesi, a causa dell’emergenza sanitaria in corso. Sceso dalla Ford Focus blu, il Pontefice, apparso sorridente e rilassato, si è fermato a chiacchierare amabilmente, a più riprese, con i giovani, mentre percorreva il tratto che lo separa dalla sua postazione al centro del Cortile, bordata di velluto rosso. Uno di loro, in particolare, con accanto la bandiera bianco e azzurra dell’Argentina, si è trattenuto a lungo in dialogo con lui, mostrandosi visibilmente commosso. Non è mancato il tradizionale scambio dello zucchetto. Molti i libri e i disegni firmati con dedica lungo il tragitto. Una coppia di sposi lo ha fermato per scambiarsi di nuovo, davanti a lui, gli anelli nuziali, e Francesco si è congratulato con loro benedicendoli ancora una volta.

“Per costruire una società sana, inclusiva, giusta e pacifica, dobbiamo farlo sopra la roccia del bene comune. Il bene comune è una roccia. E questo è compito di tutti, non solo di qualche specialista”, perché “ogni cittadino è responsabile del bene comune. E per i cristiani è anche una missione”. Nella parte finale dell’udienza di oggi, il Papa ha lanciato un appello per una “buona politica”, definita “doverosa”.
“Come insegna Sant’Ignazio di Loyola, orientare i nostri sforzi quotidiani verso il bene comune è un modo di ricevere e diffondere la gloria di Dio”, ha ricordato Francesco: “Purtroppo, la politica spesso non gode di buona fama”, l’analisi, ma “questo non vuol dire che tutti i politici sono cattivi”, la precisazione a braccio. “Non bisogna rassegnarsi a questa visione negativa, bensì reagire dimostrando con i fatti che è possibile, anzi, doverosa una buona politica, quella che mette al centro la persona umana e il bene comune”, l’appello.
“Se voi leggete la storia dell’umanità, troverete tanti politici santi che sono andati su questa strada”, il consiglio fuori testo. Una “buona politica”, per il Papa, “è possibile nella misura in cui ogni cittadino e, in modo particolare, chi assume impegni e incarichi sociali e politici, radica il proprio agire nei principi etici e lo anima con l’amore sociale e con amore politico. I cristiani, in modo particolare i fedeli laici, sono chiamati a dare buona testimonianza di questo e possono farlo grazie alla virtù della carità, coltivandone l’intrinseca dimensione sociale”.
“È dunque tempo di accrescere il nostro amore sociale, contribuendo tutti, a partire dalla nostra piccolezza”, l’invito di Francesco, che ha ripetuto due volte il termine “amore sociale”: “Il bene comune richiede la partecipazione di tutti. Se ognuno ci mette del suo, e se nessuno viene lasciato fuori, potremo rigenerare relazioni buone a livello comunitario, nazionale, internazionale e anche in armonia con l’ambiente”.
“Così nei nostri gesti, anche quelli più umili, si renderà visibile qualcosa dell’immagine di Dio che portiamo in noi, perché Dio è Trinità, Dio è amore”, ha assicurato il Papa: “Questa è la più bella definizione di Dio che è nella Bibbia e ce la dà l’apostolo Giovanni, che tanto amava Gesù. Dio è amore. Con il suo aiuto, possiamo guarire il mondo lavorando tutti insieme per il bene comune. Non solo per il mio bene, per il bene comune di tutti”.