QUESTA SERA DON ALESSANDRO È DIVENTATO SACERDOTE

Con grande gioia di tutti, questa sera, in Cattedrale alle ore 21, il diacono don Alessandro Vanelli è stato ordinato sacerdote dal vescovo Daniele. Contingentata la presenza dei fedeli nel Duomo. Molti sono stati dirottati in San Bernardino: tramite uno schermo gigante collegato alla cattedrale, hanno potuto seguire l’intera celebrazione.

All’inizio mons. Gianotti – rifacendosi al Vangelo che sarebbe stato poi letto – ha ricordato la presenza del Signore in mezzo dell’Assemblea, in uno dei momenti più importanti del ritrovarsi di una Chiesa, quello appunto di un’ordinazione sacerdotale. “Qui, in Cattedrale – ha detto – tutte le componenti del popolo di Dio sono rappresentate: i laici, le consacrate e i consacrati, le famiglie, e in modo particolare la famiglia del nostro Alessandro: ai genitori di Alessandro, e a tutta la sua famiglia, va il nostro saluto e ringraziamento speciale. Un cordiale benvenuto anche a quanti rappresentano, qui, le parrocchia di origine e di ministero di Alessandro: Montodine, Ombriano, e ora Casaletto Vaprio, Cremosano e Trescore.”
Ha poi salutato i seminaristi di Crema, Lodi, Vigevano, Pavia e Cremona, presenti in cattedrale; il rettore del Seminario di Lodi, tutti i professori e i responsabili della formazione dei seminaristi cremaschi, il rettore don Gabriele Frassi e il direttore spirituale don Alessandro Vagni; il presbiterio cremasco “che questa sera si arricchisce di un nuovo membro”; un saluto particolare a p. Andrea Mandonico, missionario della SMA, confratello di p. Gigi Maccalli “che sempre portiamo nella nostra preghiera”.
“Caro Alessandro – ha concluso mons. Gianotti – in mezzo a questo popolo Dio rinnova per te questa sera, il suo sguardo di predilezione e il suo invito a donare la tua vita a Lui e ai fratelli nel ministero presbiterale. Tutti noi, con te, ci apriamo ai doni di Dio, e chiediamo di corrispondervi con generosità e con gioia.”

Ed è iniziata così la celebrazione. Innanzitutto la lettura della Parola di Dio cui è seguita la presentazione al Vescovo del candidato Alessandro da parte del rettore don Gabriele che ha garantito la sua preparazione.
Mons. Gianotti ha poi parlato illustrando tre immagini del sacerdote: “Fratello, debitore e sentinella”. Fratello perché “il prete è uno che viene preso tra i fratelli per un ministero particolare, ma non per distaccarsi da loro, non perché venga meno questo legame di fraternità.” Debitore: “Dio ti ha scelto per amore gratuito – ha detto mons. Gianotti – per compiere anche attraverso di te, attraverso il tuo ministero, l’opera del suo amore. E questo debito di amore gratuito non arriverai mai a saldarlo.” Infine sentinella: “Ti chiedo – ha concluso il vescovo – di essere sentinella vigilante attraverso uno spirito orante e una pratica costante della preghiera e dell’ascolto della Parola di Dio; di esserlo non permettendo che le molte attese che ci sono nei tuoi confronti ti distolgano del tempo interiore, ma anche esteriore, da dedicare all’incontro con Dio, alla vita liturgica, alla contemplazione e all’adorazione”. (Riportiamo integralmente l’omelia in calce).

Sono seguiti i veri e propri riti di ordinazione. Innanzitutto l’interrogazione da parte del Vescovo a don Alessandro della sua volontà di diventare sacerdote secondo Cristo Gesù, con la risposta positiva e ferma del candidato; e poi la promessa di obbedienza.
Appurato l’impegno, ecco la solenne invocazione di tutti i santi perché proteggano il nuovo sacerdote. Tutti hanno pregato in ginocchio, mentre don Alessandro si è prostrato a terra in segno di totale donazione. Momento sempre molto commovente!
È seguita la vera e propria ordinazione. Senza dir nulla, il vescovo Daniele ha ripetuto il gesto apostolico imponendo le mani sul capo di don Alessandro. L’hanno fatto anche tutti i sacerdoti presenti, ad uno ad uno. E, alla fine, la solenne preghiera di consacrazione.
Divenuto ormai sacerdote, Alessandro ha vestito gli abiti liturgici e sono seguiti due riti esplicativi: l’unzione delle mani, segno della consacrazione dello Spirito Santo e la consegna del pane sulla patena e del vino nel calice che sarebbero stati poi consacrati, precedentemente consegnati al vescovo dai genitori di don Alessandro.
Il tutto s’è concluso con un fortissimo abbraccio tra il vescovo e il nuovo suo sacerdote. Anche tutti gli altri preti presenti avrebbero dovuto abbracciarlo, ma le disposizioni sanitarie non l’hanno permesso. Eccezione fatta per don Gipponi, parroco di Trescore, dove don Alessandro svolgerà il suo ministero.

È seguita la celebrazione dell’Eucarestia concelebrata anche da don Alessandro per la prima volta, alla destra del Vescovo. Al momento dello scambio della pace, proibito dalle norme sanitarie, il nuovo sacerdote ha comunque abbracciato i suoi genitori, presenti in Cattedrale, in prima fila.
Al termine della celebrazione il vescovo Daniele ha donato a don Alessandro un set di strumenti per vari riti. Dopo la benedizione a tutto il popolo ha chiesto a neo sacerdote di impartire a lui

la sua prima benedizione.
La Messa si è conclusa con le foto di rito e con un’esplosione di gioia da parte di parenti, amici e confratelli sacerdoti.

Complim

enti don Alessandro, ti accompagneremo con la nostra preghiera.

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OMELIA DEL VESCOVO DANIELE

La Parola di Dio proclamata questa sera ci dona tre immagini, attraverso le quali interpretare il dono e il compito che Dio mette nelle tue mani, carissimo Alessandro, con l’Ordinazione presbiterale. Sono le immagini del fratello, del debitore e della sentinella.

  1. La situazione di possibile tensione, presentata dal Signore Gesù nelle parole del Vangelo, avviene tra «fratelli»: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te…» (Mt 18, 15). «Fraternità» è un altro nome della comunità cristiana, e il prete è uno che viene preso tra i fratelli per un ministero particolare, ma non per distaccarsi da loro, non perché venga meno questo legame di fraternità.

Anche tu, caro Alessandro, rimarrai un fratello con e per gli altri membri della comunità cristiana. Presiedendo i momenti di celebrazione e di vita della comunità, e in particolare l’Eucaristia, ti rivolgerai a loro dicendo: «Fratelli e sorelle…»: non soltanto tra di loro, evidentemente, ma anche nei tuoi confronti. Potrai applicare anche a te, in quanto prete, la celebre parola di sant’Agostino: con voi, fratelli e sorelle, cristiano; per voi, prete. E, sempre con sant’Agostino, potrai dire: «Nel momento in cui mi dà timore l’essere per voi» (perché senza dubbio almeno un pizzico di timore ci deve essere in te questa sera, sapendo che il dono che Dio ti fa è molto grande, ma grande è anche la responsabilità che ti affida); ecco, quando c’è questa consapevolezza di timore, dice Agostino, «mi consola il fatto di essere con voi» (s. Agostino, serm. 340, 1). La fraternità cristiana, quella fraternità che rimanda a Gesù Cristo, che ne è la radice e il fondamento, sia dunque per te fonte di consolazione e di fiducia.

Reciprocamente – e qui mi rivolgo a tutti noi, e mi rivolgo in particolare alle comunità cristiane che ti accoglieranno come prete, a partire da quelle dell’unità pastorale di Casaletto Vaprio, Cremosano e Trescore – tocca anche a noi far sentire ad Alessandro la grazia e la bellezza di questa fraternità, dono di Dio nel quale riposa anche la possibilità per lui di essere generoso, lieto, perseverante anche quando avvertirà la fatica del suo ministero di prete.

C’è anche un’altra dimensione di fraternità, che mi preme ricordare, ed è quella con gli altri preti, con tutto il presbiterio diocesano, Vescovo incluso.

Nel rito di Ordinazione di questa sera mancherà un elemento che, anche se non è essenziale, è però bello e significativo: lo scambio del segno di pace con i preti qui presenti. Ci pieghiamo di malavoglia a questa limitazione: a maggior ragione, però, in assenza del segno non dovrà mancare la realtà alla quale quel segno rimanda. Diventando prete, questa sera, entri a far parte del presbiterio diocesano, che ti accoglie con gioia e riconoscenza verso Dio che ti ha chiamato, e verso di te, che hai risposto.

Mancherà il segno visibile di questa accoglienza: ma non manca affatto il nostro affetto, la gioia di averti tra noi, di poter costruire anche con te quella fraternità presbiterale che poi, ti auguro, potrà accompagnarti sempre, e che tu stesso sei chiamato a edificare con tutti.

Ma poi, di nuovo, questa dimensione di fraternità con il presbiterio diocesano non è esclusiva: il ministero a te affidato ti apre a una fraternità a tutto campo, nella quale, se mai, saranno da privilegiare soprattutto i più «lontani», i meno amabili, i «pubblicani e peccatori» di cui parla Gesù – perché, cosa vuol dire che il fratello che pecca, che ti rifiuta e rifiuta anche la comunità, dovrà essere «per te come il pagano e il pubblicano» (Mt 18, 17), se non che ti dovrai regolare con lui al modo in cui Gesù si è regolato con i pagani e i pubblicani, con i peccatori, con gli esclusi: Lui che ne ha condiviso la mensa, ed è stato chiamato «amico di pubblicani e peccatori» (cf. Mt 11, 19; 9, 10)!

Sarai custodito nel tuo ministero dalla fraternità dei credenti e del presbiterio: a tua volta, dovrai custodire questa fraternità ricordandone la regola fondamentale, che il Signore ci richiama questa sera: e cioè che al centro c’è lui, e lui solo. «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18, 20). Dio ti tenga al riparo dalla tentazione di mettere te stesso al centro; e se avvertirai che qualcuno vuol metterti al centro, scappa via, fa’ qualcosa di stravagante, fa’ quel che vuoi, ma non permettere che si tolga dal centro della fraternità cristiana il solo che deve starci, Gesù Cristo, nostro unico Signore.

  1. Usando il linguaggio di Paolo, vorrei poi dire che ti penso come un prete perennemente indebitato! È chiaro, non nel senso che avrai a che fare sempre con i debiti che spesso assillano le nostre parrocchie e le nostre opere…

Ci sarà anche questo, forse: ma ciò che fa di te un debitore perennemente insolvente è, anzitutto, la consapevolezza dell’amore gratuito e immotivato di Dio; che ti ha scelto non perché sei bravo, hai tante capacità, tanta generosità e così via (tutto vero, naturalmente: in ogni caso, anche queste sono tutte cose che vengono da Lui!)…

Dio ti ha scelto per amore gratuito, per compiere anche attraverso di te, attraverso il tuo ministero, l’opera del suo amore. E questo debito di amore gratuito e perdonante non arriverai mai a saldarlo. Del resto (ce lo ricorderà il vangelo di domenica prossima) non ce n’è bisogno, perché Dio te lo ha già condonato tutto (cf. Mt 18, 27)!u

L’unica cosa che ti chiede è di fare come Lui: di essere testimone e strumento del suo amore gratuito e perdonante; e di esserlo anzitutto con ciò che Dio stesso mette nelle tue mani, col dono del presbiterato: la sua parola che annuncia perdono e misericordia, i suoi sacramenti che ci trasformano nella novità di Cristo, il servizio generoso nelle comunità cristiane, che sarà il tuo modo concreto di assolvere al debito dell’amore vicendevole, di cui ci ha parlato Paolo…

Sì, il prete è un uomo che è sempre in debito, e al quale non si confà l’atteggiamento del creditore, di colui che avanza pretese, che accampa meriti, che può dire davanti a Dio, e anche davanti ai fratelli: adesso siete in debito con me…

Essere sempre in debito, però, non ti renderà triste o affannato, perché potrai sempre riconoscerti custodito nell’amore fedele di Dio; e, per usare ancora parole di Paolo, potrai dire anche tu di essere forse «afflitto, ma sempre lieto; povero, ma capace di arricchire molti; come uno che non ha nulla e invece possiede tutto!» (cf. 2Cor 6, 10).

  1. Finalmente, la Scrittura ti consegna, nel testo di Ezechiele, la bella immagine della sentinella. È un’immagine che la tradizione cristiana ha applicato soprattutto al vescovo, ma io questa sera te ne rendo volentieri partecipe!

Ti avverto, però, che non è molto comodo essere una sentinella come il Signore chiede. Perché la sentinella sotto molti aspetti si distingue dagli altri: gli altri dormono, lui deve vegliare; gli altri possono distrarsi, lui no; gli altri possono guardare le cose in modo un po’ superficiale, lui dev’essere attento a individuare segni che gli altri non vedono…

Prendendoti di mezzo alla fraternità cristiana e facendoti prete, Dio ti mette anche in una posizione scomoda. Ti chiede di non confondere la fraternità con l’omologazione. Di non immergerti a tal punto nella comunità e nelle sue attese, da non essere più capace di alzare lo sguardo per vedere, non ciò che ti chiede la comunità, ma ciò che Dio ti chiede per la comunità, anche a costo – come è capitato ai profeti/sentinelle – di trasmettere alla comunità parole anche dure, esigenti.

Ti chiedo di essere sentinella vigilante attraverso uno spirito orante e una pratica costante della preghiera e dell’ascolto della Parola di Dio; di esserlo non permettendo che le molte attese che ci sono nei tuoi confronti ti distolgano del tempo interiore, ma anche esteriore, da dedicare all’incontro con Dio, alla vita liturgica, alla contemplazione e all’adorazione… Se no, inevitabilmente, smetterai di essere quella sentinella pronta, di sguardo acuto e di spirito vigilante, che Dio si aspetta.

E mi permetto di affidarti, in conclusione, una cosa particolare sulla quale aguzzare, come sentinella attenta, il tuo sguardo di giovane prete: e sono quei «germi di vocazione che a piene mani [Dio semina] nel campo della Chiesa, perché molti scelgano come ideale di vita di servire te nei loro fratelli» – come hai fatto tu, caro Alessandro, e te ne siamo tutti riconoscenti.

Sì, credo che se qualche volta questi «germi di vocazione» non si sviluppano è anche perché noi – lo dico a me, Vescovo, prima di tutto – non siamo sentinelle abbastanza attente per vederli e favorirne la crescita. Nella tua giovinezza presbiterale puoi avere lo sguardo più acuto e pronto. Dio ti faccia dono di questa vigilanza, attenta ma non ansiosa, e ti conceda di veder spuntare all’alba di ogni giorno della tua vita di prete la luce gioiosa del Signore Gesù, che ti ha chiamato di mezzo ai tuoi fratelli e ti rimanda ora verso di loro come prete, servitore della loro salvezza e collaboratore della loro gioia.