Itinerario dello Spirito/3 – La Vergine di Montecastello: una meraviglia a picco sul lago di Garda

itinerario dello Spirito

Proponiamo come terzo itinerario un santuario della Madonna che non mancherà di affascinarli. È infatti collocato nell’alto lago di Garda, sulla costa occidentale, in una posizione panoramica di straordinaria bellezza, arroccato su di un poggio a 700 metri d’altezza e a strapiombo sul lago, dal quale si può ammirare l’intero Benaco, a nord fin quasi a Riva, a sud fino alla sponda di Sirmione. Nei giorni sereni e limpidi il panorama è veramente mozzafiato. È un itinerario che unisce le meraviglie della fede e le meraviglie della natura.
Il Santuario dista da Crema 123 km (2 ore di viaggio). Per raggiungerlo si percorre la sponda occidentale del Garda per circa 16 km. Superato Gargnano, subito dopo la seconda galleria, seguire a sinistra le indicazioni per Tignale. La strada sale in montagna. Una volta a Tignale, proseguire per il Santuario (ben indicato). Attenzione: un km circa oltre il paese, si arriva alla prima delle cappelle che affiancano l’ultimo tratto di strada, molto ripido che porta al Santuario. In loco è attivo un bar con souvenir. Da aprile a ottobre il Santuario è aperto dalle ore 9 alle 18, resta chiuso nei mesi invernali.

La storia

La storia del Santuario è legata al ricordo di una stella. Nel 1283, durante una battaglia tra bresciani e trentini per la conquista di Limone e Tignale, una luce abbagliante che venne da “Montecastello” (dove esisteva una chiesetta della Madonna con rocca annessa) paralizzò i trentini, permettendo ai bresciani di sopraffarli. La luce della “stella” venne attribuita all’intervento della Madonna. I bresciani avrebbero a questo punto demolito la rocca per costruirvi il santuario della Madonna della Stella o di Montecastello. Potrebbe essere la prima “chiesa campestre” nell’abside della quale venne dipinto, nel Trecento, l’affresco giottesco della Madonna Incoronata che ancora oggi possiamo ammirare nella “casa santa” (in riferimento alla Casa di Loreto), cioè quanto rimane dell’antica chiesa, inglobato nell’abside dell’attuale.
Anteriormente a quegli anni le notizie non sono certe. Alcuni ritrovamenti archeologici del VII secolo renderebbero ipotizzabile un insediamento anteriore all’802, data tradizionale, ma infondata, dell’esistenza di una prima chiesa.
Nel 1404 abbiamo il primo documento – seguito poi da molti altri, comprese le visite pastorali dei vescovi di Trento con inizio nel secolo XVI – che cita la rocca e il santuario della Vergine Maria. Qualche decina d’anni dopo, sotto la prima chiesa, venne edificato un oratorio con diversi affreschi, uno dei quali è datato 8 luglio 1498. La cappella è ancora visibile oggi da un ingresso fra le due rampe di scala del grande Santuario. L’affresco è interessante. Vengono infatti rappresentanti, tra gli altri, Erculiano, santo vescovo bresciano, e Vigilio, santo vescovo trentino: i patroni delle due diocesi confinanti che si erano combattute per Tignale e Montecastello. Forse è l’affermazione della speciale posizione di Tignale che, soggetta a Venezia (dal 1426), da una parte, e alla diocesi di Trento, dall’altra, rivendicava una certa autonomia.
A partire dal 1580 avvenne una prima ristrutturazione del Santuario; nel 1599 furono realizzate le due scale d’accesso. Nel secolo successivo lo si ampliò, portandolo a tre navate; vennero costruiti il recinto murario e la porta monumentale. Nella seconda parte del Seicento venne allestita la cupola in bronzo. Le disponibilità finanziarie erano notevoli, infatti, in occasione della peste del 1630, il Santuario era stato oggetto di numerosissime donazioni e testamenti, aumentandone notevolmente il patrimonio. Nel 1730-31 vennero costruite le cappelle dei misteri del Rosario lungo l’ultimo tratto di strada verso il Santuario. Nel 1785 il complesso passò sotto la diocesi di Brescia: era praticamente ultimato.
Un consistente intervento di restauro avvenne negli anni 1903-4 e 1908-9 a opera dell’arciprete Triboldi e dell’arch. Cozzaglio: l’idea fu quella di omogeneizzare un aggregato di vari stili nel neogotico allora di moda. Si tolsero le infrastrutture barocche, si allestì il soffitto a carena di nave, si decorò l’interno, si rifece la parte alta della facciata e si rinforzò l’edificio con un muro a scarpa.
Nel Novecento la chiesa della Vergine di Montecastello divenne punto di riferimento per pellegrinaggi da tutto il Garda. Il 7 settembre 1904 la Madonna dell’affresco principale venne incoronata dai vescovi di Brescia e di Trento.
Lungo i secoli alcuni eremiti presero in carico la custodia del Santuario, ma non vi fu mai un vero e proprio eremo. Nel settembre del 1949 la diocesi di Brescia iniziò la costruzione della casa di esercizi, posta dietro l’edificio sacro, ancora oggi in funzione e, appunto, chiamata “eremo”.

La visita

Al Santuario si accede per una ripida strada, che parte dalla provinciale costiera (lato bresciano), costeggiata dalle cappelle che illustrano i Misteri del Rosario (1730-31). È percorribile anche in macchina, ma è consigliabile la salita a piedi (esiste un percorso riservato), pregando. Al termine della rampa, all’ingresso dell’area santuariale (un piazzale dove si può parcheggiare l’autovettura) si trovano due edifici che un tempo ospitavano il custode del Santuario, e che ora sono adibiti a strutture di accoglienza per i pellegrini.
Entrando dal solenne ingresso ci si trova nel piccolo piazzale del Santuario, a prato verde, pesantemente occupato dalle due rampe della scala che porta al Santuario, sopraelevato. Tra le due rampe, un portico a tre arcate sotto il quale si trova l’ingresso (sempre chiuso, chiedere in cancelleria per l’apertura) dell’antico oratorio con gli affreschi quattrocenteschi. Nella parete di fondo la scena è divisa in due parti. In alto rimangono i resti di una Trinità e di un’Annunciazione. Nella parte bassa, due raffigurazioni accostate: a destra Madonna con Bambino (la Maestà) e San Sebastiano. A sinistra, inseriti in archi gotici lobati: La Madonna col Bambino e altri santi. Da sinistra: Caterina d’Alessandria, un Santo indecifrabile, Sant’Erculiano vescovo di Brescia e San Vigilio vescovo di Trento. Sulla parete sinistra, una Madonna con il vescovo Vigilio e Una Madonna in trono con Gesù Bambino.
Saliamo alla chiesa principale lungo la rampa destra, ammirando uno splendido panorama che s’allarga sempre più. Il Santuario è sovrastato da una cupola in rame e l’interno è a tre navate divise da pilastri che sostengono arconi gotici. Il soffitto è a carena di nave, in legno intagliato (molto bello) con inseriti grandi tele di pittori locali: una Natività di Maria e una Fuga in Egitto.
Appeso alla parete della prima campata destra troviamo un celebre ex-voto. Il Santuario è ricchissimo di questi segni della devozione popolare, il primo è del secolo XIV. Ma questo è veramente fuori dall’ordinario. È stato voluto dalla comunità di Tignale per la liberazione dalla minaccia del terribile bandito “Zuan Zanon” agli inizi del Seicento; è attribuito a Giovanni Andrea Bertanza ed è ritenuto il più grande ex-voto d’Italia.
Al fondo della navata destra è collocato un altare ligneo di San Giuseppe, con relativa statua. A metà della navata sinistra troviamo il pulpito, che era posizionato nella chiesa di Limone e dal quale predicò più volte san Daniele Comboni (1831-1881), donato dai Comboniani al Santuario. Sul fondo un altare ligneo con l’immagine della Madonna nera di Loreto. “Sono nera, ma bella – recita il Cantico dei Cantici, parlando dell’amata dallo Sposo – è il sole (cioè Cristo) che mi ha abbronzata!” A fianco una composizione lignea di Cristo che incorona la Madonna (della bottega Poisa, 1949). Nelle due navate laterali sono visibili alcuni quadri attribuiti al pittore veneziano Andrea Celesti e alla sua scuola.
E veniamo al cuore del Santuario, il presbiterio. Lo domina una bellissima e grande ancona lignea opera di intagliatori trentini del Settecento. È a forma di tempio, con due colonne che reggono un’alta trabeazione a timpano spezzato, popolata di angioletti e di rami arborei. All’interno contiene l’altare (oggi ne è stato posto un altro verso il popolo, secondo le nuove regole liturgiche) e un’altra simile ancona che fa da cornice all’affresco retrostante della Madonna Incoronata. A fianco, sulla parete di fondo due nicchie con le statue lignee di Pietro e Paolo. Nei pennacchi della cupola i quattro evangelisti. Nella cupola affreschi settecenteschi rimaneggiati nel Novecento: L’Assunzione, La Nascita di Maria, La Visita a santa Elisabetta, La presentazione di Gesù al tempio. Nei lunotti del presbiterio una Pentecoste (di Albino Ranesi, agosto 1982) e un’Annunciazione.
Passando dietro l’altare entriamo nella cosiddetta “Casa Santa”, che conserva l’affresco del secolo XIV attribuito alla scuola di Giotto, raffigurante La Madonna e Gesù benedicente (che incorona) la Madre. Nell’affresco originario ci sarebbe stato il Padre Eterno al posto di Gesù (come si vede nel grande ex-voto della navata destra). Attorno, quattro pregevoli medaglioni dipinti su rame di Giovanni Andrea Bertanza, successivi al 1611. Rappresentano: La presentazione di Maria al Tempio, L’Annunciazione, La Nascita di Gesù, La Visita dei Magi. Questo è veramente un luogo sacro e di preghiera che merita silenzio e raccoglimento.

Splendidi panorami

Dopo la preghiera ci possiamo dedicare alla natura. Prendiamo il sentiero che affianca il complesso sulla sinistra, arriviamo alla Casa di Esercizi, passiamo sotto un androne e imbocchiamo subito il sentiero montano che porta oltre lo sperone roccioso verso nord. Il sentiero procede nel bosco, presentando varie grotte di rifugio.
Dopo qualche minuto di cammino, s’affaccia su un ulteriore sperone di roccia sovrastante il Santuario e da qui è possibile godere di un panorama ancora più esteso, con il complesso del Santuario e della Casa di Esercizi al di sotto di un centinaio di metri. Si può osservare anche tutta la costa orientale, in particolare Cassone, proprio di fronte, e Malcesine leggermente sulla sinistra, con bellissime vedute sul monte Baldo spesso innevato. Buona contemplazione!