Itinerario dello Spirito/2 – Treviglio: la Madonna delle lacrime. La Vergine pianse per salvare la città dalla distruzione

Treviglio

Oggi vi portiamo al santuario della Madonna delle Lacrime di Treviglio. Una città a pochi chilometri da noi, con un centro mariano che vive un momento di grande significato. Il 28 febbraio 2022, infatti, sarà il 500° anniversario del miracolo: quando la Madonna pianse e liberò la città dal nemico. I trevigliesi si stanno preparando già da oggi. Recentemente sono finiti, infatti, i restauri e sono stati inaugurati dal card. Angelo Scola domenica 2 febbraio 2020 alle ore 16. Poi è scoppiato il Coronavirus e l’arcivescovo di Milano mons. Delpini ha celebrato la Messa dell’anniversario del miracolo il 1° marzo scorso, alle 8 del mattino (secondo tradizione) in un Santuario vuoto, presenti solo alcuni vescovi (tra cui il nostro mons. Gianotti) e sacerdoti concelebranti, i sindaci di Treviglio e di Castel Rozzone, rappresentanti delle forze dell’ordine, in un clima surreale pur se profondamente sereno. L’intervento di Delpini è stato tuttavia seguito da un pubblico molto ampio, essendo stato trasmesso in tv e sui canali social. Tutte le altre iniziative di avvicinamento alla data storica sono state sospese.
Pensiamo che sarà possibile ottemperare al programma per il 2021. In particolare, dal 25 al 31 maggio, è previsto che il santuario trevigliese ospiti il reliquiario delle lacrime del celebre omonimo santuario di Siracusa, che contiene la provetta con il liquido prelevato dalla commissione scientifica dagli occhi del quadretto della Madonna (circa 30 gocce).

Il miracolo

Ma veniamo a raccontare il celeberrimo miracolo. Nell’ambito delle guerre tra il regno di Francia e quello degli Asburgo, nella prima metà del XVI secolo, per il possesso del ducato di Milano (nel 1509 anche Crema era stata coinvolta), la Lombardia era diventata teatro di sanguinose battaglie.
Dal 1521 si affrontarono il re di Francia Francesco I e l’imperatore Carlo V in una estenuante guerra che conobbe quattro fasi, con continui colpi di scena fino al 1544. Treviglio era parte del ducato di Milano e aveva dato il suo appoggio a Carlo V.
All’inizio del 1522 era in corso una violenta controffensiva dei francesi che si erano insediati a Cremona e il loro comandante, Odet de Foix, sanguinario e crudele, intendeva punire severamente Treviglio ordinando la distruzione della città. Si mosse da Cremona il 27 febbraio 1522 e a Treviglio montava la paura della popolazione, sapendo a cosa stava andando incontro. Si affidarono alla Madonna, in una notte di veglia.
All’alba del 28 febbraio improvvisamente si diffuse in città la notizia di un miracolo: l’immagine della Madonna in Sant’Agostino piangeva e sudava! Era un affresco dipinto sulla parete della chiesa del monastero delle Agostiniane e alcune donne videro che gli occhi della Madonna versavano abbondanti lacrime e che tutto il corpo era cosparso di sudore, mentre il resto della parete era completamente asciutto. Si gridò al miracolo, si accorse da ogni parte. Venne informato persino il comandante francese che arrivava a Treviglio per distruggerla. Entrò in chiesa e constatò anch’egli il miracolo. Cadde in ginocchio. Cercò di asciugare con un panno quel pianto, ma la Madonna continuò a versare lacrime per sei ore consecutive. Travolto dalla commozione perdonò la città, non la distrusse: lui e i suoi generali deposero le armi davanti all’immagine sacra (sono ancora oggi conservate). Grande fu la festa, il tutto certificato da un notaio e sottoscritto da testimoni.

Il santuario

Com’era consuetudine a quei tempi, il Consiglio Comunale di Treviglio deliberò subito l’istituzione di una festa il 28 febbraio di ogni anno, a perenne ricordo del miracolo e in ringraziamento alla Madonna.
La popolazione chiese anche la costruzione di un santuario, ma se ne diede inizio solo nel 1594. Lo si costruì, su progetto di Tolomeo Rinaldi, adiacente al Monastero di Sant’Agostino, dov’era custodita la Sacra Immagine.
Concluso nel giugno 1619, l’affresco della Vergine della Lacrime venne staccato dal suo sito originario e traslato in santuario alla presenza del card. Federico Borromeo, con grandi festeggiamenti.
Lungo il secolo il santuario venne abbellito, ma con l’arrivo di Napoleone (un altro francese non amico di Treviglio), il monastero delle Agostiniane venne soppresso (nel 1799).
Si giunse così al secolo XIX quando si costruì il campanile a fianco della facciata (1835-1838) e si decise di ampliare il Santuario, oltre l’abside (era diventato ormai angusto per le necessità dei fedeli). Ma per iniziare i lavori si dovette aspettare il 1897, quando venne dato l’incarico all’ing. Cesare Nava di Milano di stendere il progetto.
L’ampliamento dell’edificio contemplava: l’aggiunta del transetto, della cripta sotterranea, del presbiterio e della soprastante cupola, trasformando un edificio sacro a semplice aula, in uno con la classica pianta a croce.
E grazie alle molte offerte, il 24 febbraio 1899 il card. Ferrari, arcivescovo di Milano, pose la prima pietra della nuova fabbrica che venne inaugurata nell’agosto del 1902. Verrà decorata dopo la Grande Guerra, con il termine dei lavori all’inizio della Seconda, nel 1940/41.

L’arte

Il santuario della Vergine delle Lacrime di Treviglio non presenta grandi opere d’arte. L’edificio antico, edificato tra il 1594 e il 1619, presenta una facciata semplice di carattere classico con due ordini, scanditi da lesene: sopra il portale maggiore, un medaglione sorretto da angeli con l’immagine della Vergine e il Bambino; a lato, due medaglioni con scene dell’episodio miracoloso.
Anche all’interno, ad aula unica, troviamo un sobrio carattere barocco con le pareti scandite da lesene a capitelli compositi, sui quali corre una bella e ornata trabeazione. La copertura è costituita da una volta a botte continua. Nella controfacciata la cassa lignea e l’organo allestito dalla celebre famiglia Serassi attorno al 1760.
Oltre l’aula, l’ampliamento novecentesco, costituito dal transetto e dalla zona presbiterale, è un discorso a parte.
Al centro della navata troviamo due cappelle. Quella di sinistra è dedicata a San Giovanni Battista, conserva la tela La Nascita di San Giovanni, opera secentesca di Giovanni Stefano Doneda detto Montalto (1612-1689), pittore molto fecondo, battezzato nella chiesa di San Martino a Treviglio.
La cappella di destra è dedicata ai Santi Stefano e Paolo, con una tela che rappresenta La Conversione di San Paolo, opera di Bernardino Galliari (1707-1794), pittore e scenografo di fama internazionale, venuto ad abitare proprio a Treviglio. Assieme al fratello Fabrizio affrescò, tra l’altro, la cappella della Vergine nella chiesa della S. Trinità a Crema (1743).
Lungo le pareti, tra le lesene, ammiriamo le tele de La vita di Maria, sempre di Giovanni Stefano Doneda, in collaborazione con i figli. Dall’Annunciazione si arriva all’Incoronazione di Maria.
La volta a botte è decorata con un grande affresco realizzato da Gianluca Molinari e dal figlio Carlo, artisti genovesi, tra il 1719 e il 1722. Rappresenta Il Miracolo della Vergine delle Lacrime. Al centro la riproduzione di Treviglio; sotto l’armata del Generale Lautrec, i consoli della Città che porgono le chiavi al capitano francese, e gruppi di donne e bambini piangenti; sopra la Vergine con il Bambino circondata da angeli, che protegge la città. Il tutto in uno stile teatrale.
Come s’è detto, transetto, cupola e presbiterio sono un ampliamento del secolo XX. Li ha decorati Giovanni Bevilacqua (1871-1968) tra il 1933 e il 1941, pittore poco conosciuto, di taglio “classico”, che ha realizzato numerosi affreschi e pale d’altare in chiese del Nord Italia.
Nel santuario della Madonna delle Lacrime ha affrescato la cupola (nei pennacchi quattro edicole con le statue di S. Martino, S. Agostino, S. Monica e San Carlo Borromeo) con quattro scene della vita di Maria: La Purificazione, Le Nozze di Cana, La Sacra Famiglia, La Pentecoste; negli spicchi ha raffigurato Chiese e Santi d’Europa. Sue anche le decorazioni delle due cappelle del transetto: a sinistra quella di San Giuseppe, a destra quella del Sacro Cuore.

La Madonna

La nostra visita al santuario trevigliese non ha come primo scopo il godimento artistico, ma il desiderio di pregare davanti all’immagine della Madonna delle Lacrime. Le vogliamo chiedere di “piangere” ancora sulle tante guerre che insanguinano il mondo perché i potenti che le provocano, s’inginocchino davanti a lei, depongano le armi e si perdonino!
La sacra e miracolosa immagine (di autore ignoto del sec. XIV/XV) oggi la troviamo sull’altare centrale al centro di una scenografica edicola.
Ogni anno la comunità di Treviglio vive con grande fede la Festa del miracolo. Il 28 febbraio le campane tacciono, come il Venerdì Santo; la gente si raccoglie silenziosa nel Santuario a pregare davanti all’Immagine della Madonna, coperta da un velo. Quando dalla torre scoccano le ore otto, si sciolgono tutte le campane della città in un festoso e lungo concerto, si alza la tela che copre il volto di Maria e la gioia di tutti esplode nel canto di ringraziamento.
Nell’immagine, la Madonna è seduta, incoronata, con lunghi boccoli biondi e le mani giunte in segno di preghiera al bambino Gesù, figlio di Dio e figlio suo, che tiene sulle ginocchia, nudo, sorridente, con l’indice della mano destra sulle labbra: è un invito al silenzio per il rispetto dovuto alla divinità nascosta in quel piccolo. Suscita grande devozione.
Tutto il presbiterio è complessivamente più significativo del resto del Santuario. Sul lato sinistro è conservata la predella del polittico che originariamente ornava l’altare del Santuario: opera attribuita a Nicola Mojetta, rappresenta tre episodi dell’evento miracoloso: sotto sono raffigurati gli Apostoli, con al centro Cristo.
Il bresciano Gaetano Cresseri (1870-1933) ha dipinto pareti e semicupola tra il 1913 e il 1933. A sinistra dell’altare, La Natività; a destra, La Crocifissione. Nel catino absidale, la rievocazione del fatto miracoloso, mentre nella semicupola L’Assunzione della Vergine, e nei pennacchi I Quattro Evangelisti. La cupola indica il Paradiso, dove la Madonna sale fra un tripudio di angeli, e al Paradiso s’arriva grazie ai Vangeli.
Sotto il presbiterio è stata realizzata una cripta a tre navate, con volte a vela sorrette da colonnine; la decorazione a mosaico e le vetrate sono del trevigliese Trento Longaretti (1916- 2017), maestro del nostro Rosario Folcini.