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Turchia: Santa Sofia moschea. Domani manifestazioni di protesta a Creta, Atene e Venezia. Protesta anche l’Europa

Manifestazioni di protesta e presidi sono previsti domani, venerdì 24 luglio, contro la decisione del governo turco di convertire la basilica di Santa Sofia in moschea nel giorno in cui a Istanbul si terrà la solenne cerimonia di riconversione ufficiale. La cerimonia coinciderà con una grande preghiera del venerdì, alla quale assisteranno diverse personalità turche e straniere. La Chiesa di Creta ha espresso il suo dispiacere per la conversione di Santa Sofia in moschea definendola una “decisione offensiva e inaccettabile” e ha annunciato che domani, a mezzogiorno, le campane di tutti i luoghi sacri dell’isola suoneranno a morto per dieci minuti. Inoltre, nei santi monasteri ed eremi della chiesa di Creta, verrà eseguita la supplica alla Santissima Theotokos, patrona della nazione, “in questo periodo difficile”. Preghiere straordinarie verranno recitate inoltre per “per la Chiesa madre, il trono ecumenico e il patriarca ecumenico Sua Santità Bartolomeo”.
Ad Atene, invece, l’arcivescovo Ieronymos di Atene e di tutta la Grecia ha annunciato che domani presiederà una liturgia nella cattedrale metropolitana di Atene durante la quale sarà intonato l’inno Akathistos, composizione dedicata alla Vergine Maria che, nella liturgia bizantina, si canta in piedi il quinto sabato della Quaresima. Domani sarà intonato per chiedere “l’aiuto e il rafforzamento della nostra nazione”. In una dichiarazione rilasciata all’agenzia stampa greca, Ana, l’arcivescovo ha detto: “La grande chiesa di Santa Sofia sta diventando un giocattolo nelle mani di persone che, sistematicamente e nel tempo, calpestano il diritto internazionale e i diritti umani e suscitano la più oscura forma di intolleranza religiosa per consolidare la loro sovranità”.
Anche in Italia sono previste manifestazioni. La comunità dei greci ortodossi a Venezia, la più importante della diaspora ellenica all’estero, presente dal 1498 nel città lagunare, chiama “i confratelli, i greci del Veneto e gli amici ad un presidio, nel pieno rispetto della normativa anti-Covid, in Campo San Bartolomeo, ai piedi del Ponte di Rialto, dalle ore 18 alle ore 20 del giorno 24 luglio”. “Il presidente turco Erdogan ha, nei giorni scorsi, arbitrariamente deciso di trasformare il museo di Santa Sofia, che fu cattedrale ortodossa per 1000 anni, in moschea”, si legge in un comunicato. “Chiediamo con forza che sia preservato l’uso di Santa Sofia come museo e sia salvaguardato il suo valore come eredità, tra le altre cose, della cultura cristiana greco-romana al patrimonio mondiale dell’umanità. Si tratta di un monumento di grande valore emotivo per i nostri compatrioti e correligionari e un simbolo della Cristianità ortodossa. La nostra comunità, fondata da profughi della caduta di Costantinopoli, non può rimanere in silenzio!”.

PARLAMENTO EUROPEO

Sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo oggi, a Bruxelles, per un primo confronto sull’accordo siglato dal Consiglio europeo. Ma prima che inizino gli interventi, il capogruppo del Partito popolare europeo Manfred Weber è intervenuto sulla questione della basilica di Santa Sofia in Turchia: “Abbiamo lasciato aperto il dialogo con la Turchia, ma ora l’Ue deve imporre sanzioni”. E ha aggiunto chiedendo all’alto rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell di “agire. Adesso!”. Nel breve intervento di Weber, il riferimento è alle “azioni della Turchia che parlano più delle parole”, in primis la riconversione di Hagia Sophia, “esempio di sciovinismo religioso”. Secondo Weber, “chiudendo Hagia Sophia come monumento di pace e riconciliazione, la Turchia ha chiuso la finestra che Ataturk ha aperto al mondo”. E poi il riferimento è alle interferenze illecite della Turchia nelle acque territoriali di Cipro. “È tempo che l’Europa invii un messaggio chiaro: queste azioni non saranno tollerate!”, ha sostenuto Weber esprimendo parole di sostegno “ai nostri valori europei”, al primo ministro greco Kmitsotakis, al presidente cipriota Anastasiades e ai due popoli.