Uniti per la provincia di Cremona – Gestione fondi emergenza Covid, tre persone indagate

Una paziente, assistita dal personale, parla con i propri cari tramite un tablet

Se le accuse dovessero essere confermate sarebbe un vero schiaffo alla solidarietà di centinaia di persone, di aziende e media, che nel pieno della sofferenza e del dramma disseminati dalla pandemia da Coronavirus hanno donato per fare in modo che l’associazione ‘Uniti per la provincia di Cremona’ potesse garantire aiuti alle strutture ospedaliere, e non solo, impegnate nella difficile lotta contro il Covid. Una battaglia contro un nemico invisibile ingaggiata mentre qualcuno all’interno della onlus avrebbe cercato, secondo la procura di Cremona e la Finanza riuscendovi, di distrarre fondi per finalità personali. 100mila euro, complessivamente, che sarebbero finiti nelle tasche di pochi in una dinamica che prefigurerebbe il reato di truffa e di associazione finalizzata a tale scopo oltre che all’autoriciclaggio e all’appropriazione indebita di fondi della onlus. Tre le persone finite sotto indagine e una quarta, un sacerdote, coinvolta nella vicenda. Si tratta di Renato Crotti, uomo di spicco nell’ambito della Fondazione, Cristiano Bozzoli e Attilio Mazzetti, oltre che di don Alberto Mangili.

Secondo il castello accusatorio, che si evince dalla richiesta di perquisizioni firmata dal sostituto procuratore Ilaria Prette riportata da alcuni organi di stampa, attraverso false fatturazioni per servizi mai resi, tra questi il confezionamento e la distribuzione di pasti caldi, sarebbero stati distratti in diverse operazioni circa 100mila euro. Soldi transitati anche su conti esteri poi in parte prelevati o girati a terzi. Una dinamica venuta alla luce grazie alla segnalazione di una banca che aveva etichettato come sospetti due bonifici di ingente importo disposti da ‘Uniti per la Provincia di Cremona’ a favore di Bozzoli. Da qui il via all’indagine e le perquisizioni arrivate dopo intercettazioni telefoniche nelle quali sarebbe spuntato anche il nome del sacerdote.

Il quadro dipinto è triste e indigna. Nel pieno della pandemia, del lockdown, dell’ondata di morti e di difficoltà dell’intero sistema sanitario, oltre che di quello economico, sarebbe stata distratta parte di quei fondi che imprenditori, risparmiatori, privati cittadini ha donato alla onlus (che ha raccolto ben 4milioni di euro) per l’acquisto di presidi e per interventi a favore delle realtà impegnate nel contrastare la pandemia e le sue conseguenze. Usiamo il condizionale perché le accuse devono essere provate e perché speriamo che la vicenda venga chiarita dagli indagati. Diversamente sarebbe davvero un colpo al cuore buono della provincia che tanto si è data da fare, sacrificandosi, per lenire l’impatto devastante del Covid e che ha confidato in un’associazione che tanto, tantissimo bene ha portato in tutto il territorio cremonese e che si vedrebbe ingiustamente macchiata dal comportamento immorale e truffaldino di pochi individui.