Papa Francesco rinnova l’appello al cessate il fuoco immediato per fornire assistenza umanitaria necessaria

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“In questo tempo in cui la pandemia non accenna ad arrestarsi, desidero assicurare la mia vicinanza a quanti stanno affrontando la malattia e le sue conseguenze economiche e sociali”. Sono le parole pronunciate dal Papa al termine dell’Angelus di ieri.
“Il mio pensiero va specialmente a quelle popolazioni, le cui sofferenze sono aggravate da situazioni di conflitto”, ha proseguito Francesco: “Sulla scorta di una recente Risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, rinnovo l’appello ad un cessate-il-fuoco globale e immediato, che permetta la pace e la sicurezza indispensabili per fornire l’assistenza umanitaria necessaria”.
“In particolare, seguo con preoccupazione il riacuirsi, nei giorni scorsi, delle tensioni armate nella regione del Caucaso, tra Armenia e Azerbaigian”, ha precisato il Papa: “Mentre assicuro la mia preghiera per le famiglie di coloro che hanno perso la vita durante gli scontri, auspico che, con l’impegno della Comunità internazionale e attraverso il dialogo e la buona volontà delle parti, si possa giungere a una soluzione pacifica duratura, che abbia a cuore il bene di quelle amate popolazioni”.

Il male e i malvagi

“Anche oggi il terreno è devastato da tanti diserbanti e pesticidi, che alla fine fanno pure male sia all’erba, che alla terra e alla salute”. Con queste parole il Papa ha commentato la presenza della “zizzania” nel nostro mondo. “Bisogna aspettare il momento della mietitura”, l’invito alla pazienza da piazza San Pietro, sulla scorta del Vangelo: “Solo allora si separeranno e la zizzania sarà bruciata”.
“La sopportazione delle persecuzioni e delle ostilità fa parte della vocazione cristiana”, ha ricordato Francesco: “Il male, certo, va rigettato, ma i malvagi sono persone con cui bisogna usare pazienza. Non si tratta di quella tolleranza ipocrita che nasconde ambiguità, ma della giustizia mitigata dalla misericordia”.
“Non collabora bene con Dio chi si mette a caccia dei limiti e dei difetti degli altri, ma piuttosto chi sa riconoscere il bene che cresce silenziosamente nel campo della Chiesa e della storia, coltivandolo fino alla maturazione”, ha concluso il Papa: “E allora sarà Dio, e solo Lui, a premiare i buoni e punire i malvagi”.