IN PREGHIERA PER PADRE GIGI A 22 MESI DAL RAPIMENTO

Undici lampade bianche: una più grande per l’anno intero, altre più piccole per indicare gli ulteriori mesi e una rossa per ricordare l’ultimo. In complesso 22 mesi, quelli della prigionia di padre Gigi, il missionario cremasco rapito in Niger il 17 settembre 2018. La Chiesa cremasca s’è ritrovata anche questa sera, 17 luglio, a pregare per la sua liberazione. L’appuntamento a Casale dove è iniziata la preghiera, presieduta dal vescovo Daniele, che è continuata con la recita del Rosario lungo il cammino che ha portato i numerosissimi partecipanti, tra cui il sindaco Grassi, alla chiesa di Vidolasco. Hanno organizzato le parrocchie della zona pastorale est. 

Il tutto accompagnato dalle riflessioni del beato Carlo de Foucauld (verrà proclamato presto santo), un uomo che è vissuto da eremita nel deserto, testimoniando la fede e la fraternità cristiana, custodendo un tesoro prezioso, Gesù Cristo nel tabernacolo. Venne ucciso quasi per sbaglio nel 1916 e da allora sono scaturite dalla sua spiritualità e dal suo modo di vivere il Vangelo ben diciannove famiglie di laici, sacerdoti, religiosi e religiose. 

Dopo l’avvio della preghiera nella piazza antistante il Comune di Casale, il corteo s’è snodato sulla ciclabile che affianca la provinciale, meditando i misteri dolorosi del Santo Rosario, introdotti dalle riflessioni appunto del beato Carlo. Arrivati alla chiesa di Vidolasco, non è stato possibile entrare, dato il notevole numero di partecipanti (non sarebbe stato possibile mantenere le distanze previste per l’emergenza sanitaria) la veglia s’è conclusa sul piazzale della chiesa, al centro del quale sono state appunto collocate le lampade a ricordo dei 22 mesi di prigionia di padre Gigi.

A questo punto, una signora ha letto la toccante lettera di un’amica (una laica consacrata) di padre Gigi, Silvia Sandon di Feriole (PD) (la pubblichiamo sul numero del Torrazzo di domani). 

Il canto dell’Alleluia e la lettura del Vangelo da parte di don Ernesto Mariconti parroco dell’Unità Pastorale di Casale, Camisano e Castel Gabbiano. Vangelo in cui Gesù elogia il Padre perché ha rivelato ai piccoli i suoi misteri e invita i discepoli: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e io vi darò ristoro.”

Di seguito ha preso la parola il vescovo Daniele che ha ringraziato per la numerosa presenza di fedeli in preghiera e comunione con padre Gigi e i suoi parenti, con i fratelli della SMA e fedeli delle parrocchie di padre Maccalli in Africa. Ha ringraziato anche tutti coloro che l’hanno organizzata.

Ha poi ricordato come l’esperienza spirituale di Charles de Foucauld può spiegare il senso della prigionia di padre Gigi. Tutto questo tempo sottratto all’impegno missionario, che senso ha? Padre Carlo – ha detto mons. Gianotti – ha voluto testimoniare un vita di silenzio. I suoi desideri e le sue speranze sono finite in niente, quando nel 1916 è stato ucciso. Ma quanto ha vissuto e sperato in lunghi anni di solitudine, ha portato frutto fino a oggi che lo consideriamo una delle figure più significative della missione, vissuta nella povertà e nella semplicità. Così il tempo di padre Gigi non è sprecato. Anzi! Teniamolo nel nostro cuore, chiedendo al Signore di non sprecare la nostra vita: spendiamola nella ricerca di Gesù, sia lui il cuore della nostra vita.

La veglia s’è conclusa con la preghiera per l’Africa composta da padre Gigi.  

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