IZANO – La messa e il concerto in ricordo del M° Pietro Pasquini

 Il desiderio di ricordare il Maestro Pietro Pasquini ha avuto il sopravvento sul timore di frequentare i luoghi pubblici che ancora tiene appartata la maggior parte delle persone. Domenica sera, nel rispetto dei limiti numerici imposti delle norme di prevenzione del Covid-19, tutti i posti disponibili nella Chiesa Parrocchiale di Izano erano occupati. Amici, allievi, conoscenti, congiunti hanno ordinatamente preso posto e seguito nel massimo raccoglimento la memoria liturgica e musicale dedicata ad un musicista che, a un anno dalla morte, non ha smesso di occupare, con immutata frequenza, la mente ed il cuore dei molti che ne hanno sperimentato l’inusualmente semplice grandezza. Sì perché di solito le persone di talento passano per essere, e quasi sempre lo sono, bizzarre, permalose, difficili, introverse, lontane, sregolate. Un clichè che invece mai si è adattato all’uomo ed all’artista Pietro. Talento sicuro, intuizione pronta, bravura indiscussa, facilità enorme nel raggiungere i risultati programmati; eppure sempre pronto a trovare un angolo del proprio risicato tempo per occuparsi degli altri, per scambiare con loro le piacevolezze del convivio, condividere le grandi gioie del suonare insieme o trasmettere l’entusiasmo delle interminabili scoperte che la musica riserva ai suoi pazienti accoliti.

Per questo la prima ricorrenza della sua scomparsa – dopo che l’assai più corposa iniziativa musicale in programma per l’anniversario della sua nascita, il 19 maggio, è stata falcidiata dall’emergenza epidemiologica – si è trasformata in un tributo carico di emozioni e di sobria nostalgia.

Oltra alla messa di suffragio – officiata dal Parroco di Izano don Giancarlo Scotti e da don Giacomo Carniti ed animata da un piccolo nucleo di cantori del Coro S. Biagio fondato dallo stesso Pietro – protagonisti della serata sono stati l’organo Inzoli della Chiesa di S. Biagio – alla cui progettazione Pietro aveva collaborato alla fine degli anni Novanta – e un gruppo di sei esecutori equamente ripartito tra amici-organisti e allievi.

L’esordio musicale, integrato con la liturgia penitenziale com’è tipico delle Messe d’Organo, scelto da Luca Tommaseo è stato il sobrio trittico di ispirazione trinitaria (Kyrie Gott Vater in EwigkeitBWV 672, Christe, aller Walt Trost BWV 673 e Kyrie, Gott heiliger GeistBWV 674, nelle versioni manualiter) che costituisce la parte centrale della prima sezione della Clavier-Übung III di J. S. Bach.

Al Termine della celebrazione si sono susseguiti gli altri 5 brani organistici. Francesco Zuvadelli proposto la versione di Weimar della poderosa Fantasia super Komm, Heiliger Geist (BWV 651a) che, dopo un consistente ampliamento formale, Bach avrebbe scelto per aprire la celebre raccolta dei Diciotto Corali, meglio nota come Corali di Lipsia. Riccardo Maria Seresini ha rivolto lo sguardo ad uno dei grandi maestri olandesi del Seicento, J. P. Sweelinck, che prima di Bach, avevano disegnato l’armatura delle forme musicali barocche e sviluppato con grande fantasia la tecnica esecutiva per la tastiera; le sue Variazioni su Mein junges Leben hat ein Endsono un eccellente esempio di acquisita “indipendenza” dell’organo dal mero asservimento al servizio liturgico. Fin qui le prove, tutte positive e convincenti, degli amici-organiti.

L’attesa maggiore era comunque rivolta ai tre giovani allievi per i quali Pietro ha rappresentato, dopo il suo insediamento al Conservatorio di Brescia, una vigorosa parentesi formativa. Paolo Bonomi, ricorrendo all’antica tecnica dell’improvvisazione, tutt’ora in auge tra gli organisti, ha improvvisato sulla melodia tardo-cinquecentesca del Corale Wenn wir in höchsten Nöten spin (la stessa su cui Bach sviluppò una delle più commoventi fioriture melodiche dell’Orgelbüchlein) mettendo in luce una sicura padronanza dello stile contrappuntistico e una equilibrata concezione delle proporzioni formaliIl cremasco Nicola Dolci ha sfidato, con successo, la terza delle Trio-Sonate di Bach, una delle più temibili raccolte di tutta la letteratura organistica. La sua lettura, estremamente sorvegliata, del primo movimento ha messo adeguatamente in luce il prezioso tessuto cameristicoche Bach ha affidato a un unico esecutore costringendolo a sviluppare una assoluta indipendenza e integrazione delle parti. L’omaggio al comune maestro è stato suggellato da Susanna Soffiantini con una impeccabile esecuzione del Preludio e Fuga in La min. BWV 543. Allieva, ora, di Andrea Marcon alla Schola Cantorum Basiliensis, Susanna Soffientini ha confermato di aver raggiunto una piena maturità interpretativa sorretta da una tecnica solida e collaudata. Nella sua restituzione di questo capolavoro, tutto ha funzionato: dallo snodo quasi dolente degli accordi spezzati in successione cromatica discendente dell’inconfondibile incipit all’apoteosi della vasta e risoluta fuga, una della pagine giustamente emblematiche della superba immaginazione bachiana.

Constatare, a distanza di un anno, l’immutato affetto di tante persone per la figura di Pietro Pasquini mi ha confermato l’esattezza di un aforisma del corrosivo filosofo rumeno Emil Cioran: “La musica è il linguaggio della trascendenza. Il che spiega le complicità che crea tra gli esseri umani. Li immerge in un universo dove cadono le frontiere.” Anche nella stagione del Covid; nei giorni che hanno offuscato la vicinanza degli altri con il triste timore del sospetto.