Intervista – Grassi: “ll primo intervento da fare sarebbe lo spostamento dell’Ats Valpadana da Mantova a Cremona. Siamo alla periferia dell’impero”

Antonio Grassi, sindaco giornalista di Casale Cremasco Vidolasco, è sempre pronto a dare il suo contributo. L’abbiamo ascoltato su alcune dinamiche territoriali, alquanto attuali e per certi versi “spinose”.

Area Omogenea. Qualcuno ha chiesto le dimissioni di Aldo Casorati da presidente. Cosa ne pensa?

“Non voglio entrare nel merito delle decisioni di un partito, che tra l’altro non mi identifica. Non sono la persona più adatta a commentare questa proposta, anche perché politicamente, di fatto, siamo su due sponde opposte. Dal punto di vista umano, comunque, ho dei rapporti cordiali con i rappresentanti di questo partito”.

Dunque, come commenta?

“Evidentemente l’analisi fatta da De Grazia contiene delle verità incontestabili. Attualmente è chiaro che la presidenza dell’Area Omogenea sia piuttosto debole, nel senso che manca di progettualità e, soprattutto, mi pare di rilevare non goda di una piena autonomia decisionale”.

Ci spieghi meglio…

“Il presidente Casorati, persona correttissima e con un palmarés amministrativo di massimo rispetto, in questo momento più che il ruolo di leader svolge quello di ufficio stampa di Consorzio.IT, oppure di catena di trasmissione dei comunicati di Matteo Piloni. Sia chiaro, opera meritoria e rispettabilissima, ma il ruolo di un presidente di un organismo come questo, è quello di progettare il futuro del territorio dove operano i sindaci da lui rappresentati. Mi sembra che anche alcune decisioni prese ultimamente dimostrino una certa disaffezione del presidente verso il suo ruolo. Per essere chiari: Casorati ha snobbato il saluto ai medici cubani e quello ai militari italiani impegnati nell’ospedale da campo. Due mancanze all’apparenza di poco conto, ma se si considera che siamo nella società dell’immagine e i simboli contano, ciò è una mancanza pesante e poco rispettosa nei confronti degli altri sindaci presenti alle due cerimonie”.

Tutto qui o c’è dell’altro?

L’Ospedale Maggiore di Crema e, nel riquadro, il direttore generale dottor Pellegata

“Mi stupisce che le ultime convocazioni delle riunioni dell’Area siano state organizzate e decise dal sindaco di Crema, invece che da Casorati. Un peccato veniale, ma anche questo sintomo di qualcosa che probabilmente non funziona, un meccanismo non ben oliato. Da giornalista mi ha rammaricato anche il fatto che l’incontro con Pellegata sia stato riferito solo a metà. Infatti nel comunicato è stata diffusa solo la parte della proposta dei sindaci ignorando completamente quella, ben più significativa e concreta, del dg dell’ospedale. Non riesco a capire questa censura che non aiuta certo a creare un clima di dialogo tra Area Omogenea e territorio, o comunque con tutti quelli interessati al problema. De Grazia, poi, sottolinea come negli ultimi tempi ogni dichiarazione del presidente sia supportata da un’altra della Bonaldi: anche qui non ci vedo nulla di particolarmente grave, ma, ribadisco, in una società basata sui simboli un presidente che ha bisogno di un supporto o di una conferma alle proprie parole non trasmette di certo un segnale di sicurezza e autonomia. Bonaldi rischia di apparire come l’angelo custode di Casorati, ruolo che non è disdicevole, ma non trasmette, appunto, un’immagine di autonomia del presidente stesso”.

Allora per lei, dimissioni sì o dimissioni no?

“Non sono importanti le dimissioni o meno, ma di sicuro è importante che all’interno dell’Area Omogenea avvenga un cambiamento, con un presidente che torni a essere autorevole e sia riconosciuto non solo dai sindaci che lo hanno eletto, ma anche dai sindaci ‘dissidenti’ che, inutile negarlo, sono ancora presenti in questo organismo territoriale”.

Passiamo alla Sanità. Lei come la vede per il Cremasco?

“Innanzitutto ripeto che l’eurodeputato Salini è stato il mago del marketing politico, costringendo tutti a discutere la sua proposta del costruire un nuovo ospedale a Cremona. Questo, di fatto, ha distolto l’attenzione dal vero problema della sanità locale, cioè un drastico intervento sulla Medicina di prossimità, una delle concause della strage prodotta dal Covid nel territorio. Mi sia permesso dire, con amarezza che, purtroppo, interessa di più costruire un ospedale nuovo, mediaticamente più ‘vendibile’, che intervenire con efficacia per modificare la presenza sul territorio dei Medici di Base, dei pediatri e di tutti i servizi che non solo sarebbero utili ai pazienti, ma che potrebbero fare prevenzione e calare gli accessi al Pronto Soccorso e agli ospedali”.

Ha una proposta concreta? Da cosa partirebbe?

“Il primo intervento da fare per raggiungere questo obiettivo sarebbe lo spostamento dell’Ats Valpadana da Mantova a Cremona, ma probabilmente questo, più che soldi, implica lo scontrarsi con equilibri politici, ormai consolidati. Ecco perché, forse, di ciò si parla poco. Mi farebbe piacere che il nostro territorio e l’Area Omogenea si prendessero a cuore il problema e intraprendessero la battaglia politica per ottenere subito tale risultato. Per noi particolarmente importante in quanto siamo alla ‘periferia dell’impero’ e per raggiungere Mantova ci vogliono due ore! Per cortesia non ci si nasconda dietro alla scusa che con l’online si abbattono le distanze: provate a chiederlo a chi chiama e si sente rispondere da un call center, che pone interrogativi invece di fornire le risposte necessarie. Alla fine magari al cittadino viene pure chiesto di scrivere una e-mail. Nel frattempo il problema burocratico rimane irrisolto…”.