SANTA MESSA PER TUTTI I DEFUNTI CODIV AL CIMITERO CITTADINO

Santa Messa molto attesa quella celebrata questa sera dal vescovo Daniele e organizzata dai parroci della zona urbana e suburbana presso il cimitero cittadino per tutti i defunti della città uccisi dal covid che – nei tempi dell’emergenza – non hanno potuto neppure essere accompagnati nell’ultimo viaggio dalla preghiera comunitaria. Lo ha detto mons. Gianotti all’inizio della celebrazione, ringraziando i presenti, il sindaco Stefania Bonaldi, i rappresentanti dell’amministrazione che hanno reso possibile l’apertura serale del cimitero. Il vescovo ha salutato in modo particolare i preti presenti e soprattutto i parroci; infine tutti  coloro che hanno seguito la liturgia da casa, in streaming sul canale you tube de Il Nuovo Torrazzo. 

La celebrazione della Messa è iniziata alle ore 21, moltissimi i fedeli e le autorità presenti, tra cui appunto il sindaco Bonaldi. Il vescovo Daniele ha celebrato sull’altare posto sotto il portico antistante la chiesa del cimitero cittadino: nel piccolo piazzale, alla sua destra, un bel gruppo di sacerdoti concelebranti, il resto occupato da tutti i fedeli. Presenti anche numerose religiose. 

Il momento più commovente della liturgia, quando – al termine della preghiera dei fedeli – i parroci del Comune di Crema hanno ricordato, ad uno ad uno, tutti i defunti delle loro parrocchie: quasi trecento complessivamente. Nomi e volti spesso conosciuti dai fedeli presenti, molti dei quali loro congiunti. E il vescovo, prima della conclusione della Messa, ha benedetto tutte le tombe dei defunti di coronavirus del cimitero cittadino e degli altri tre cimiteri comunali, in un abbraccio virtuale molto commovente. 

La Messa si è poi conclusa con la preghiera alla Madonna di papa Francesco composta per il mese di maggio scorso, in occasione della pandemia.

LE PAROLE DI VESCOVO E SINDACO

Significative anche le parole del vescovo e del sindaco.

Mons. Gianotti ha parlato, ovviamente, nell’omelia, a commento delle letture appena proclamate. Ha ricordato innanzitutto che il brano di Vangelo letto riportava lo stesso episodio sul quale papa Francesco, in quella sera memorabile del 27 marzo scorso, ha tenuto la sua meditazione alla Chiesa e al mondo, davanti a una piazza san Pietro livida di pioggia e completamente deserta.

E si è soffernato sulle tracce di un verbo importante, quando l’evangelista scrive che «salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono» (Mt 8, 23). “Il discepolo (il cristiano) – ha spiegato il vescovo – è appunto colui che segue sempre Gesù, anche quando egli si mette in navigazione su una barca fragile, si avventura verso un mare che può diventare, e diventa, in effetti, tempestoso. Credere in Dio, affidarsi a Lui, vuol dire credere non soltanto nella luce, ma anche quando il volto di Dio ci appare lontano, misterioso. Certo – ha aggiunto – questo ci chiede di riconoscere, quanto meno, che Dio permette il male; e riconoscere che non siamo capaci di trovare una risposta fino in fondo soddisfacente, alla domanda: perché Dio permette il male? Perché permette le malattie, le pandemie? Perché ha permesso che tanti nostri fratelli e sorelle morissero, in poco tempo, per mancanza di fiato, lontani dai propri cari, chiudendo il cammino della loro vita terrena con questa morte, che ci sembra così assurda, insensata?”

Mons. Gianotti ha detto di non avere una risposta sicura a queste domande. Qualche orientamento che possa sostenere la nostra fede, però sì. 

“Innanzitutto Dio è un Dio che parla e vuole entrare in relazione con l’uomo, una relazione di amicizia, di vicinanza, di filiazione. Non vuol dire che sia una relazione sempre facile. Ma noi crediamo a un Dio che sempre riannoda il filo che ci unisce a lui, e crediamo a un Dio che si è legato a noi con un filo più forte della morte, quel filo che è la forza vitale, eterna, del suo amore fedele. Sì, per il credente tutto sta nelle mani di Dio. E se questo ci dà conforto e fiducia. Anche per i nostri cari defunti, che ricordiamo questa sera: continueremo a chiederci perché la pandemia se li è portati via, ma sappiamo, da credenti, dove sono caduti: sono caduti appunto nelle mani di Dio.”

“E poi – ha aggiunto mons. Gianotti – Dio ha trovato anche le vie perché i nostri cari potessero concludere il cammino della loro vita terrena non rimanendo soli e isolati, senza possibilità di parola. Soprattutto grazie al senso di professionalità e insieme di umanità di tanti uomini e donne che erano vicini ai malati negli ospedali e per essersi presi cura anche della dignità dei defunti, in una situazione di emergenza inimmaginabile.”

E ha ringraziato quelli che, con una preghiera, una parola, un gesto, hanno sostenuto anche il cammino di fede dei morenti, i cappellani, il personale dei cimiteri e a quello delle Agenzie di onoranze funebri.  “Tra poco – ha concluso – ascolteremo i loro nomi, i nomi dei circa trecento defunti della nostra città per i quali non è stato possibile celebrare il funerale, durante l’emergenza. Sono tutti parte di noi stessi, proprio perché siano legati gli uni con gli altri.”

Al termine della Messa ha parlato il sindaco Stefania Bonaldi, ringraziando il vescovo e tutti i cittadini e le cittadine presenti. “Vivo di domande – ha detto – soprattutto da quando esercito questo ruolo pubblico: dubbi che nell’emergenza si sono rimodellati.” E ha sottolineato due certezza: “Innanzitutto che il copione delle nostre vite non è opera nostra: abbiamo dovuto fare i conti con un drammatico evento che non avremmo mai potuto prevedere. Da oltre 50 anni siamo sbarcati sulla Luna e questo virus ci ha fatto vedere la nostra precarietà!”

Ma ha aggiunto una seconda certezza: “Nell’emergenza tutta la città di Crema ha risposto: presente! Sin dal primo momento drammatico dell’infezione, la nostra comunità è stata comunità, ha risposto con tanti gesti di solidarietà.” Ed ha apprezzato e ringraziato tutti coloro che si sono spesi per gli altri: “Solo la certezza della solidarietà – ha concluso – ci salverà. E questo è il nostro vaccino”.

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