COMUNITÀ SOCIALE CREMASCA – Reinventato il Welfare territoriale in seguito all’emergenza sanitaria

Sindaci cremaschi riuniti in assemblea in Comune

Un “patto sociale” realizzato grazie a sindaci e Terzo Settore. È stato approvato nell’Assemblea dei Sindaci, svoltasi lo scorso 12 giugno, il nuovo modello di Welfare realizzato e proposto da Comunità Sociale Cremasca. Un “Patto Sociale Cremasco”, raggiunto anche grazie alla disponibilità dei sindaci del territorio che hanno garantito un anticipo di parte del Fondo Sociale – elargito annualmente all’azienda da Regione Lombardia –. “Un gesto che dimostra quanto i Comuni cremaschi abbiano a cuore il tema del welfare e credano nel buon lavoro fin qui svolto da CsC. Una scelta coraggiosa eresponsabile”, commenta la presidente Angela Beretta.

Una rivoluzione necessaria dovuta all’emergenza sanitaria che ha obbligato gli operatori del settore a riorganizzare completamente l’approccio al lavoro, soprattutto nell’area disabilità. L’emergenza sanitaria è ancora in corso e rischia di portare al “collasso” il nostro sistema locale di welfare e in generale i sistemi sociali così come fino a oggi abbiamo conosciuto. Le cooperative e gli enti gestori, in base alle differenti disposizioni normative che si sono susseguite per il contenimento del contagio da Covid-19, hanno sospeso l’erogazione di servizi e prestazioni, contrattualizzate con gli Enti Locali di riferimento. Per evitare di pregiudicare tutto il grande lavoro che l’ambito cremasco, in un rapporto di leale e proficua collaborazione tra pubblico e privato, ha creato in questi anni si è deciso di reinventare il welfare. Il nuovo modello si baserà sulla modulabilità, al fine di rispondere al meglio ai bisogni espressi dalle famiglie. Si parte con una sperimentazione (da fine giugno a fine settembre) durante la quale i servizi saranno erogati sulla base delle necessità individuali, avendo creato le condizioni per una componibilità dei servizi. Si passa dunque da un servizio standardizzato radicato nell’offerta a un servizio personalizzato che poggia sulla domanda. Flessibilità è la parola chiave che permette alle famiglie di scegliere la tipologia di servizio, erogata in triplice modalità: in presenza, in piccoli gruppi, attualmente all’aperto, per rispettare le norme sanitarie; a domicilio; tramite videochiamata. La regia sarà in capo agli assistenti sociali dei Comuni.

“Sarà la famiglia a costruire il modello di servizio insieme ai Servizi sociali, con piena flessibilità all’interno del perimetro delle risorse”, aggiunge il direttore di CsC Davide Vighi. I servizi coinvolti sono quelli semiresidenziali per la disabilità (SFA, CSE e CDD) e quelli educativi e domiciliari SAAP, ADM e SIP: i Comuni e gli enti erogatori di servizi strutturano con le famiglie il progetto individuale. Per quanto riguarda il servizio di assistenza domiciliare (SAD), che manterrà le modalità dierogazione tradizionali, verrà avviato uno specifico tavolo di lavoro tecnico-politico, non solo per la ridefinizione della modularità del servizio ma anche per la strutturazione di nuovi contenuti. La presidente Beretta, ha espresso grande soddisfazione per il raggiungimento dell’obiettivo: “Non è stato facile. Questa proposta batte sentieri nuovi, ma siamo riusciti a fare dell’emergenza un’opportunità per rivedere completamente il sistema. Questo lo dobbiamo in primis ai sindaci, ma anche alla spinta delle famiglie e al grande contributo del Terzo Settore”. Dello stesso tenore le parole del sindaco di Crema, comune capofila, Stefania Bonaldi: “La criticità ha stimolato l’ingegno e lo studio di modelli personalizzabili. Questo va nella direzione che da anni vogliamo dare al nostro welfare, per calibrare proposte e servizi sui bisogni della persona e non viceversa. È stato fatto un buon lavoro e sono contenta che i sindaci con il loro pronunciamento lo abbiano sostenuto”.