57 giorni, Strade di legalità – In cerca di giustizia, la testimonianza di Fiammetta Borsellino

Fiammetta Borsellino
Fiammetta Borsellino durante il secondo appuntamento di "57 giorni, Strade di legalità"

Era il 19 luglio 1992 quando nell’attentato per mano di Cosa nostra, passato alla storia come la strage di via D’Amelia, perdevano la vita Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Allora Fiammetta Borsellino, figlia minore del magistrato, aveva solo 19 anni. In lei, però, da subito è scattato il desiderio di scoprire la verità su quanto accaduto al padre: per questo ha fatto e continua a far sentire la propria voce, partecipando a eventi per sensibilizzare sul tema. Proprio lei è stata la seconda ospite della terza edizione di 57 giorni, Strade di legalità, iniziativa promossa dalla Consulta Giovani Crema.

La strada della giustizia e della verità

“Da anni, come noto e come è giusto che sia, Fiammetta Borsellino è alla ricerca della giustizia e della verità riguardo a quanto accaduto quel 19 luglio di 28 anni fa. Noi tutti siamo partecipi con lei in tale ricerca”: queste le parole con cui Mario Alessio Benelli, presidente della Consulta, ha avvito la gradita e ben riuscita intervista. Numerose le domande, sia per soddisfare personali curiosità sia per comprendere meglio alcuni aspetti del fenomeno malavitoso, rivoltele dal pubblico che ha seguito l’appuntamento, rigorosamente online come negli ultimi tempi siamo stati abituati a fare, attraverso la piattaforma Zoom.
“La strada della giustizia passa attraverso quella della verità”, ha affermato con assoluta convinzione la figlia del magistrato, definendo la sentenza conclusiva del processo “Borsellino Quater” uno dei depistaggi più gravi della storia.

Un fenomeno, un problema che affligge anche i territori più ricchi

Nell’intervento è emerso anche il ruolo fondamentale svolto dal mondo scolastico nella lotta contro la mafia: perché, come più volte è stato sentito dire, non la si combatte con le armi, ma con una giusta conoscenza. Si tratta, inoltre, di un fenomeno che interessa tutti, non solamente una parte del nostro Paese, come i più pensano. “La criminalità organizzata segue i soldi, i finanziamenti e di conseguenza investe in quei territori più ricchi dal punto di vista economico. A testimonianza di ciò basti osservare la quantità dei beni sequestrati alla Mafia in Emilia, Piemonte, ma soprattutto in Lombardia”, ha continuato Borsellino.

L’invito ad aver fiducia nello Stato

Non si è parlato solo di giustizia, ma anche di Palermo. Come lei stessa ha affermato e per quanto si è potuto apprendere, è una città straordinaria. Tale meraviglia però si contrappone, per antitesi, alle cose meno belle. Qui è nata la mafia ed è proprio qui che dalla fine degli anni Sessanta agli anni Novanta si è consumata una vera e propria carneficina, una guerra che ha generato centinaia di morti. “Fin da quando ho consapevolezza di quanto accade attorno a me, respiro l’odore della morte”, ha commentato.
Dello Stato Fiammetta ha dichiarato di aver fiducia e invita tutti quanti non ne hanno, ad averla. Per lei non potrebbe essere altrimenti. Questo è uno dei tanti insegnamenti che ha ricevuto dal suo amato padre, “un servitore delle Istituzioni, tanto da sacrificare la propria vita per difendere i propri ideali”, ha concluso. Un intervento che ha permesso ai cremaschi di ‘conoscere’ da più vicino la figura del magistrato siciliano e del problema malavitoso.

Terzo e ultimo appuntamento

Il prossimo incontro e ultimo di 57 giorni, Strade di legalità è programmato per venerdì 10 luglio. Ospite Daniele Marannano, fondatore di Addiopizzo.