VESCOVO DANIELE: Messa al “Kennedy”: “Le cadute per sperimentare l’amore più grande”

C’è stata anche un po’ di commozione in alcuni ospiti nella santa Messa che il vescovo Daniele ha celebrato questa mattina al “Kennedy”, sede della Fondazione Benefattori Cremaschi che, dopo la fase più acuta dell’emergenza  pandemica, sta uscendo da un periodo particolarmente delicato e difficile. Insieme al Vescovo erano presenti don Gianfranco Mariconti e suor Luisa, che hanno animato la funzione.

Tra i banchi della piccola e graziosa chiesetta della struttura pochi presenti, per rispettare a pieno il protocollo sanitario: alcuni degenti, un paio di operatori, la presidente Fbc Bianca Baruelli, la referente dell’area animativa Cecilia Brambini. “Ho accolto con piacere l’invito che mi avete rivolto – ha esordito monsignor Gianotti –. Vi porto i saluti di papa Francesco, a voi che per primi incontro dopo il ritorno da Roma di ieri sera. Noi Vescovi della zona più colpita dal Coronavirus, insieme a rappresentanti della Regione, a vari medici e infermieri, con i preti che sono guariti dal virus, siamo stati alla prima udienza del Papa. Circa 120 persone. Abbiamo portato il segno di quanto abbiamo vissuto, la nostra città e la nostra testimonianza, ricevendo in cambio parole di vicinanza, sostegno e incoraggiamento”.

Nell’omelia, commentando le Scritture – due passi, dal Libro di Geremia e dalla Lettera di San Paolo ai Romani, e il Vangelo di Matteo – sua eccellenza s’è concentrato su una parola ricorrente in tutti e tre i brani: caduta, il verbo cadere.  “Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta…” si legge in Geremia; “nessun passero cadrà a terra senza il volere del padre vostro”, è scritto nel Vangelo di oggi. In Paolo la caduta è, invece, il peccato.

“Questi testi ci fanno capire che quando diciamo caduta diciamo tante cose diverse: caduta fisica, caduta spirituale, caduta come sinonimo di peccato, caduta per indicare le esperienze negative che ci accade di vivere per colpa nostra o meno, come nel caso di una malattia”, ha spiegato il vescovo Daniele.

“Una caduta è stata anche l’esperienza della pandemia con tutte le sue conseguenze che perdurano ancora. In tanti modi si può sperimentare la caduta”, ha proseguito attualizzando il discorso. Due i significati colti dal pastore della nostra diocesi dalle letture: “Innanzitutto questa nostra esperienza del cadere è conosciuta da Dio. Lui sa che, come i passeri del Vangelo di Matteo, a volte possiamo cadere, siamo suscettibili di caduta. Ma a che serve che Dio lo sappia se permette comunque che noi cadiamo?”, s’è chiesto. “La risposta è parziale, ma certamente la caduta non è senza significato. Dio accetta che sperimentiamo la caduta perché ciò può farci crescere, nella fede, nell’aiuto reciproco, nella nostra umanità”. Dio, inoltre, ha permesso che noi cadessimo nel peccato – e il riferimento è alla Lettera di Paolo e ad Adamo – per farci sperimentare in modo ancor più abbondante la sua grazia e misericordia”. Al Signore interessano le nostre cadute per riprenderci per mano “e farci sperimentare il dono d’amore più abbondante che Egli sempre è pronto a donarci”, ha concluso il Vescovo.

Durante le Messa s’è pregato per chi non ce l’ha fatta, per i medici, il personale e gli infermieri. “L’esperienza che stiamo vivendo ci insegni la vicinanza e la prossimità per imparare a vivere, anche se oggi distanti per le norme, sempre più gli uni per gli altri, specie per chi è debole”.

A fine celebrazione, insieme al ringraziamento per il Vescovo, la presidente Baruelli ha annunciato una prossima funzione, sempre con monsignor Gianotti, nel giardino della Rsa “Camillo Lucchi”. “Grazie a monsignor Daniele che in questa emergenza sanitaria non ha fatto mai mancare la sua vicinanza. È stato sostegno forte e prezioso, con i sui gesti d’affetto. Avrebbe voluto incontrarvi uno a uno – ha detto ai degenti collegati via radio – ma i protocolli ora non lo permettono. Appena possibile lo faremo”.