EMERGENZA COVID-19: i numeri dei Servizi sociali

L'assessore e vicesindaco Michele Gennuso

L’ambito del Welfare è stato straordinariamente sollecitato dall’emergenza sanitaria da contagio del Coronavirus Covid-19, sia nella fase di lockdown sia nell’attuale. I dati consolidati dei Servizi al Cittadino nel periodo che va dal 1° marzo al 15 maggio riassumono il grande lavoro fatto per accogliere le tante e anche nuove istanze e dare una risposta. Già c’eravamo occupati della questione, ma a livello statistico non erano ancora disponibili riscontri. Eccoli oggi.

Il Punto Unico di Accoglienza (PUA) ha accolto (fisicamente o per telefono) 245 nuove situazioni, così suddivise: 118 per questioni legate a problemi di salute rinviate a un collegamento con Ats; 116 per problematiche economiche (prese in carico dagli uffici di via Manini anche attualmente); 99 per problemi legati all’assistenza domiciliare di anziani. L’Auser, partner sul progetto di aiuto agli over 65 e alle persone in quarantena, ha realizzato 468 interventi per tutto il periodo della pandemia (spesa a domicilio, disbrigo pratiche, farmaci). Importante anche il capitolo “Buoni Spesa”. Complessivamente sono state ricevute 902 domande, delle quali 690 ritenute valide. Sono stati raggiunti 611 nuclei con 564 “Buoni spesa”, 38 pacchi alimentari e in 9 casi entrambi. Un aiuto, va ricordato, consentito dal fondo nazionale del Dipartimento di Protezione civile, ma anche dalla solidarietà di tanti cittadini cremaschi che hanno donato all’Iban comunale (200.000 euro, 182.000 da Protezione civile e 18.000 da donazioni private). La solidarietà alimentare è stata tutta gestita in co-progettazione con il partner Caritas Crema. 

“Ci sono molti apprendimenti di cui fare tesoro in questa straordinaria prova che è stata la pandemia – racconta l’assessore al Welfare, Michele Gennuso –. Ad esempio, un numero significativo di nuclei familiari che hanno richiesto il Buono spesa o il pacco alimentare erano costituiti da soggetti in situazioni problematiche o con contratti di lavoro svantaggiosi. Altre famiglie, invece, hanno sperimentato situazioni di indebitamento. Questa lettura dei dati ci porta a pensare che una possibile azione da sviluppare potrebbe essere quella dell’educazione finanziaria. Inoltre – aggiunge l’assessore – i servizi domiciliari sanitari e sociosanitari per gli anziani in questa pandemia hanno sofferto parecchio: è necessario ripensarli e irrobustirli. Ecco perché stiamo lavorando su una più dettagliata quantificazione delle nuove fragilità, verificando se sono state attivate innanzitutto misure di sostegno come la cassa integrazione e altre. Per me la formula è: quantificazione = rete+misure”.