CASALETTO VAPRIO – In corso il restauro degli antichi affreschi del Barbelli, riacquistati dal Comune

Barbelli
Un particolare di un tipico angelo del Barbelli in restauro

Tra I Luoghi del Cuore del Fondo Ambiente Italiano (Fai) anche gli antichi affreschi di Gian Giacomo Barbelli dell’ex chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire, risalenti al 1642. Pregevoli pitture murali che il Comune ha riacquistato dal privato che li possedeva per riconsegnarli alla fruizione della comunità e dei cremaschi.
Siamo stati nel laboratorio di Paolo Mariani, che insieme al suo staff si sta prendendo cura del ciclo pittorico, composto da sedici ‘pezzi’ rappresentanti la Vita di San Giorgio Martire e Santi. Obiettivo finale del restauro, la ricollocazione nel luogo originario, naturalmente dopo che sono stati ottenuti tutti i permessi della Soprintendenza e l’ok al progetto, nel pieno rispetto degli stucchi e delle tracce rimaste in loco.

IN CORSO IL RESTAURO PER LA RICOLLOCAZIONE

Casaletto VaprioIl restauro in corso è composto da tantissime, delicate fasi: dalla pulitura al consolidamento, dal ritocco pittorico alla ‘risagomatura’. Non si tratta di una semplice operazione. Importante l’analisi direttamente in ‘Chiesa Vecchia’ degli spazi di tondi e lunettoni dove gli affreschi saranno riposizionati: determinante infatti era conoscerne innanzitutto l’ingombro al millimetro. Dopo le misurazioni, sono state così create delle ‘dime’ per essere il più precisi possibile. “Gli affreschi – spiega l’architetto Mariani – saranno adagiati su pannelli alveolari ad aderenza migliorata, realizzati con il sistema a sandwich, con un’anima in nido d’ape di alluminio e superfici in preimpregnato di fibra di vetro e resina epossidica”. Caratteristiche di questi supporti speciali, che vedranno anche l’applicazione di uno strato di sughero, l’estrema leggerezza e peculiarità fisiche che li rendono ideali come supporti per dipinti, affreschi e mosaici. Come nel nostro caso.
La ricollocazione, una volta recuperati interamente i manufatti, sarà – come detto – rispettosa al 100% di quanto è ancora conservato sul muro. Infatti, un affresco, composto di vari strati, con il colore “inglobato” nella muratura (tramite il processo di carbonatazione) quando viene strappato negli ultimi millimetri di intonaco, lascia comunque tracce – anche importanti – sulle pareti. Anch’esse meritevoli di attenzione e restauro essendo, di fatto, parte integrante dell’opera.

DALLA CHIESA DEL PAESE A VILLA PERLETTA… ORA IL RITORNO A CASALETTO

Lo strappo casalettese degli affreschi – lo rammentiamo – venne eseguito dal restauratore Laini di Crema con il ciclo pittorico ceduto dalla Parrocchia all’ingegner Paolo Stramezzi, collezionista attento e appassionato che lo acquisì al suo patrimonio e lo collocò presso Villa Perletta, posizionandolo in una chiesina costruita ad hoc, che riprendeva la forma di quella originaria di Casaletto.