ANFFAS CREMA – C’è tanta voglia di ripartire. Nuove sfide, la presidente: “Non lasciateci soli”

La casa di IO Abito: i lavori sono ripresi a spron battuto

Anffas Crema – dopo un periodo difficile e il via libera della Regione alla riapertura – cerca di riprendere il cammino dei suoi ragazzi e operatori in serenità e sicurezza. Tra i servizi che la Onlus gestisce, oltre alla comunità alloggio di viale S. Maria (che non ha mai chiuso), ci sono la piscina idroterapica Derek’onda (la prima a interrompere l’attività, ancora ferma) e il Polo di Neuropsichiatria infantile Il Tubero (ha appena ripreso). Ci sono poi i tre servizi diurni, che avevano chiuso i battenti a marzo, con gli operatori obbligati a lavorare online e a proporre attività… innovative.

“Li ringrazio tutti per come hanno saputo affrontare le difficoltà – ci dice la presidente Anffas (da 23 anni) Daniela Martinenghi –. In questi mesi durissimi si sono occupati degli abitanti della Casa di S. Maria, facendo i conti con un nemico invisibile, che li ha costretti ad affrontare le proprie fragilità e paure, ma non si sono lasciati travolgere. Accanto alle persone con disabilità si sono adattati alla nuova situazione, mettendo in campo ogni loro capacità. Qualcuno è stato costretto a sospendere il lavoro per aver contratto il virus, ora la maggior parte di loro è guarita e ha già ripreso”. Martinenghi si dice orgogliosa di essere stata al loro fianco, “sostenendoci gli uni gli altri”.

Cosa vi porterete dentro di questa esperienza? le chiediamo. “Il ricordo di un evento tragico, cui non abbiamo permesso di abbatterci, così come molte altre famiglie Anffas, che abituate alla ‘segregazione’ hanno dimostrato la capacità di far fronte anche a questa tragedia. Ora per ripartire,  hanno bisogno del sostegno di tutti, istituzioni in primis”, aggiunge a chiare lettere. Sì, ciascuno deve fare la propria parte, concretamente. “Non ci servono promesse vaghe e contorte, ma sostegni reali. Tutti insieme dobbiamo ritrovare la forza e la fiducia di superare la crisi e di non perdere la nostra umanità. Noi vogliamo provarci, non lasciateci soli”, conclude la presidente.

“Finalmente si sta riavvicinando il tempo della ripresa delle attività anche per i servizi diurni per la disabilità… in realtà, anche se con forme e tempi diversi – ma purtroppo non tutti se ne sono accorti – il lavoro di operatori e responsabili non si è mai fermato; semplicemente perché la disabilità non va in lockdown anche se i servizi chiudono”, le fa eco il direttore Andrea Venturini. “Mai come in questi mesi di lontananza forzata la capacità di essere vicini alle persone disabili e alle loro famiglie è stata importante, anche se non sempre sufficiente, mesi durante i quali s’è lavorato anche per trovare nuove normalità e nuove modalità per migliorare la qualità della vita delle persone che si rivolgono ad Anffas da ‘domani’ in poi”, spiega.

Per poter essere operativi in modo efficace e in sicurezza, Anffas sta definendo gli ultimi dettagli: “Abbiamo dovuto re-inventarci con modalità nuove (interventi da remoto, a domicilio, lavori in piccoli gruppi), rispettando regole nuove e accettando anche la sfida di nuove sostenibilità economiche dei nostri servizi, già messi alla prova negli ultimi anni”. Venturini è certo che “nulla sarà più come prima, questa è l’unica cosa sicura in mezzo alle incertezze di questo periodo, ma poiché ‘non sempre ciò che viene dopo è progresso’ dipenderà, ancora una volta dalla capacità di chi ha l’onere e l’onore di prendere decisioni far diventare questo periodo di cambiamento un periodo di crescita”. L’associazione è pronta ad affrontare i prossimi mesi con ottimismo, ma non senza preoccupazioni (non solo sue, ma un po’ di tutti i soggetti che si occupano di disabilità). “Tirare le somme alla fine può essere molto rischioso e se il Terzo settore viene messo in ginocchio le conseguenze andranno ben oltre quelle immaginabili. Se si ritiene il contributo del mondo non profit prezioso, sarà importante prendersene cura in modo adeguato e aiutarlo a superare questo periodo. Per far ciò, se pensiamo di essere davvero tutti sulla stessa barca, abbiamo bisogno che ciascuno, nel proprio ambito, metta in campo competenza, professionalità, umiltà e consapevolezza dei ruoli”, l’auspicio finale del direttore.

Tra i segni di fiducia, in Anffas, il progetto IO Abito, con i lavori che sono ripresi. Pian  piano si ricomincia anche qui. Sempre con cautela, prudenza e responsabilità, “ma finalmente siamo tornati in movimento”, afferma Marta Lazzari, che segue da vicino l’iniziativa. “Accanto a difficoltà e preoccupazioni, questo periodo ci ha comunque portati più volte a meravigliarci e a dire grazie a chi ci stava intorno: tantissime persone e realtà si sono adoperate per aiutarci a sostenere le spese improvvise che abbiamo dovuto affrontare”, dichiara. Pur nel clima dettato dall’emergenza, “la speranza e la voglia di ricominciare non sono mai mancate. Inoltre, nonostante i rallentamenti, non sono venuti meno i nuovi programmi di Anffas Onlus Crema, tra questi, appunto, il progetto IO Abito”. Come noto, si tratta di un’iniziativa sostenuta da Fondazione Cariplo che prevede la realizzazione di una casa per la vita indipendente di cinque persone adulte con disabilità. “La ristrutturazione s’è fermata nell’emergenza ma, nonostante i rallentamenti, dovrebbe terminare a fine estate”, chiarisce Lazzari. La casa, insomma, è quasi pronta per essere abitata! “Per noi di Anffas Crema, il progetto è un ulteriore passo importante verso il diritto alla vita indipendente, intesa come possibilità per una persona con disabilità fisico-motoria di poter prendere decisioni e svolgere attività di propria iniziativa, con le sole limitazioni che hanno le persone senza disabilità”.