L’INTERVISTA – Il sindaco Bonaldi: “Dalla solidarietà, energia e fiducia per il futuro”

Bonaldi
Il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi

Determinata, decisa, sempre in prima linea, diretta, ma capace di “fare squadra”. Il sindaco Stefania Bonaldi, anche in questa pandemia, ha dimostrato di avere il carattere che serve per guidare una città, la nostra città. Che pian piano cerca di tornare quella di sempre, nonostante i lutti e i momenti drammatici dei mesi scorsi e le incertezze di oggi legate al virus. Al primo cittadino abbiamo rivolto alcune domande.

Questa pandemia ha scombussolato anche le nostre emozioni. Quali sta vivendo il sindaco di Crema? “Sicuramente un momento molto intenso anche sul piano emotivo. Come sindaca ho sofferto e gioito con la città, certamente da un punto di vista ‘privilegiato’ che, nel bene e nel male, consente di aderire in modo più diretto al profilo della realtà. Due esempi per spiegarmi: i numeri per me non sono mai stati numeri, ma persone in carne e ossa, nomi e volti, perché giornalmente ricevevo e ricevo l’elenco dei contagiati; questo mi ha messo senza filtri, senza barriere di fronte al dramma che stava accadendo nella nostra città. Ed è stato pesantissimo. Al contempo ho però vissuto in presa diretta la straordinaria solidarietà che è affiorata in queste settimane e che si è concretizzata in gesti sublimi di generosità e altruismo: ne sono stata testimone in tempo reale e in questo senso la mia prospettiva è stata un privilegio e mi ha riempito di energie e di fiducia”.   

“Fase 2”. S’è sempre sentito parlare di gradualità. Non crede che, invece, si sia passati dalla quarantena alle complete riaperture troppo presto? “In realtà la ‘Fase 2’ si gioca molto sulle responsabilità individuali, d’altro canto il Paese era allo stremo, ci sono attività e categorie che hanno subìto uno stop da fine febbraio e chi governa deve necessariamente avere uno sguardo rivolto anche alla coesione sociale e alla tenuta del Paese. Questi mesi, poi, hanno condotto a degli apprendimenti: il rispetto delle distanze e l’uso corretto delle mascherine dovranno diventare per un po’ di tempo corredo abituale del nostro modo di ‘stare’ in città, nei luoghi pubblici, negli spazi della collettività. Certamente ora moltissimo contano i comportamenti individuali. Le regole possono sembrare molte, ma in realtà si riassumono in una sola e dovremmo conoscerla bene: se amo il mio prossimo come me stesso, non potrò che agire di conseguenza e mettere in atto comportamenti saggi e rispettosi, tanto per me stesso quanto per chi mi circonda”.

I dati migliorano, ma il virus è ancora presente. Che risposta s’è data rispetto all’aggressività nel nostro territorio? “Io credo che quanto è accaduto qui non si possa paragonare ad alcunché, del resto nemmeno la comunità scientifica sapeva dirci con esattezza a cosa saremmo andati incontro. È stata un’esperienza drammatica per tutti, Ospedale, strutture di cura, territorio, famiglie, imprese, realtà di ogni genere, cittadini. Indubbiamente e più in generale, il modello sanitario lombardo, troppo centrato sugli ospedali, che hanno risposto al meglio con le proprie punte di eccellenza, a scapito della medicina territoriale, ha evidenziato proprio il suo punto debole su questa dimensione territoriale e della sorveglianza sanitaria”.

L’importante, da questo triste periodo, è aver imparato qualcosa… “Il primo apprendimento che ci viene da questa esperienza, in Lombardia, è che dobbiamo mettere necessariamente mano e testa a un progetto di sanità che rinforzi in modo massiccio questa dimensione, la medicina di prossimità e il dialogo vero con le reti socio sanitarie territoriali. Ci sarà da riflettere molto su quanto è accaduto, credo serva anche una riflessione culturale radicale, anche sul rapporto che le nostre società ‘dell’efficienza’ intrattengono con le parti meno attive, dai bambini agli anziani, passando per i disabili. Come amministratore e come cittadina lo vedo come un’urgenza. Non  dobbiamo tornare indietro, dobbiamo evolvere!”.

Durante l’emergenza è sempre stata sul “pezzo”: ha mostrato molta caparbietà e anche diplomazia. Ma c’è qualcuno che butterebbe già dalla “classica” torre?“Non mi sento nella condizione di dare pagelle. Era una prima volta per tutti e tutti abbiamo commesso errori, a ogni livello, dal Presidente del Consiglio, al presidente di Regione Lombardia, fino a noi sindaci; l’importante è imparare quando si sbaglia, saperlo riconoscere e avere l’umiltà di cambiare strategie se quelle attivate non conducono ai risultati attesi”. 

Il Covid-19 ha modificato la scala delle priorità. A livello cittadino possiamo stare tranquilli su sottopasso e Velodromo? “Come dicevo prima, rimanere aderenti al profilo della realtà, che cambia, è dovere di ciascun amministratore, rivedremo molte priorità perché ora è necessario stare vicini a famiglie e imprese e il Consiglio comunale in settimana ha approvato all’unanimità – e questo è importantissimo – l’indirizzo per un pacchetto da 2,1 milioni destinati proprio a queste urgenze.  Ciò non di meno interventi strategici come il sottopasso a Santa Maria della Croce e il Velodromo non sono in discussione. Sul sottopasso dovremo recuperare qualche mese di fermo, ma l’intervento procederà e Rfi si attende la consegna dell’area, con le demolizioni eseguite, per il prossimo autunno, per insediare il cantiere di scavo vero e proprio, mentre per il Velodromo abbiamo acquisito in settimana il parere positivo sul progetto sia dal Coni che dalla Sovrintendenza, dunque siamo quasi in procinto di appaltare i lavori. In tempo di crisi, opere per diversi milioni nella nostra città aiutano certamente a rimettere in moto anche l’economia, e a ciò si aggiungono interventi di edilizia scolastica, il project financing per l’efficientamento energetico degli edifici comunali e altre opere pubbliche di manutenzione stradale e del verde che certamente daranno un po’ di ossigeno agli operatori economici”.

Test sierologici. È sempre convinta dell’opportunità di farli “a tappeto”? “Continuo a esserne convinta, in combinato disposto coi tamponi, ovviamente, in caso di risultato positivo. Vero che a oggi la presenza degli anticorpi del virus non è in grado di darci il famoso ‘patentino d’immunità’, ma intanto sul piano epidemiologico è importante sapere quali sono i numeri reali del fenomeno. Inoltre ricordo che la Scienza sta lavorando sodo, quindi in tempi ragionevoli sarà anche in grado di dirci se gli anticorpi sviluppano una risposta ‘neutralizzante’ del virus. Su questo credo che Regione Lombardia dovrebbe insistere con molta più decisione e sistematicità d’azione del Sistema Sanitario Lombardo, mentre mi pare navighi troppo a vista. Questo non significa necessariamente test gratuiti per tutti, chi può compartecipare lo farebbe volentieri. Invece attualmente la situazione è caotica, il target destinatario dei test sierologici individuato dalla Regione è ancora troppo limitato: chi vuole sottoporsi al test e non rientra in queste categorie deve pagarsi tutto, persino il tampone se è negativo; molte imprese e realtà, abbandonate a se stesse, si orientano a dispendiosi interventi ‘fai da te’, con test  non coordinati con il Sistema Sanitario regionale e talora non di massima attendibilità… insomma mi auguro in un ravvedimento della Regione perché sul piano epidemiologico, ma anche della profilassi, i test sono importantissimi”.