MONTODINE – Il vicesindaco Elio Marcarini: “La mia battaglia con il Coronavirus”

Il centro di Montodine e, nel riquadro, Elio Marcarini

“Ciò che all’inizio sembrava una stupidaggine, mi ha portato a vivere quasi due mesi e mezzo in totale isolamento con l’esterno, a solo contatto con medici e infermieri che, oltre a essere bravi e professionalmente ineccepibili, sono diventati i miei amici e confidenti. Tanta sofferenza, ossigeno e tosse sono stati i miei ‘compagni’. I momenti di sconforto non si contano, così come la paura: la fede mi ha certamente aiutato a guardare avanti. Ora sono a casa e posso dire che tutto è passato: io ho vinto la mia battaglia contro il Coronavirus”. A parlare così è Elio Marcarini, 57 anni, di Montodine: una delle persone più conosciute per il suo impegno in paese, soprattutto in amministrazione comunale dove, attualmente, è vicesindaco e assessore con deleghe al Bilancio e al Personale. È un volto noto e apprezzato anche sul territorio, per via del suo lavoro come tecnico della prevenzione presso l’Ats della Val Padana.

Da lunedì 18 maggio Elio, dopo due tamponi negativi, è rientrato al proprio domicilio: deve osservare due settimane di convalescenza, utili per recuperare al meglio, poi potrà tornare al lavoro – “Non vedo l’ora”, dice – e ai suoi impegni. Alle spalle lascerà un’esperienza che, comunque, porterà con sé per il resto della sua vita. Consapevole di avercela fatta, dopo aver visto molti morire.

“Tutto – ci racconta Elio – è iniziato il 3 marzo, con febbriciattola (37.2) e malavoglia che sono proseguiti per qualche giorno. Il 9 marzo la febbre è salita a 38.5: a quel punto ho avvisato il medico di base (in quei giorni c’era il supplente della dottoressa Pedrini) che, visitandomi a casa, ha capito che avevo un principio di Covid-19, con una polmonite importante. Subito mi ha inviato all’Ospedale Maggiore di Crema per una Tac: visionandola, il dottor Galmozzi ha confermato la diagnosi”.

Dopo le prime cure a Crema, a fronte della drammatica escalation di ricoveri, i sanitari proposero a Elio il trasferimento presso l’Istituto Clinico San Rocco di Ome, in provincia di Brescia. “Qui – riprende il vicesindaco montodinese – ho iniziato la cura vera e propria: per trenta giorni sono rimasto a letto, immobile; i primi venti giorni con l’ossigeno 24 ore su 24. Per fortuna ho solamente sfiorato la terapia intensiva. A Ome ho vissuto, il 29 marzo, il mio compleanno: lo ricorderò per sempre. L’unico regalo e il solo momento di gioia di questo giorno è stata la bottiglietta d’acqua naturale donatami dalla caposala, con la scritta ‘auguri’ e un cuoricino. Regalandomela, mi ha detto: ‘Ce la farai’. Un bel gesto di vicinanza, uno dei tanti che il personale sanitario mi ha rivolto durante la degenza”.

Dimesso il 10 aprile da Ome, Elio presentava seri problemi respiratori e motori causati dal mese costretto a letto. “Ho quindi accettato – riprende – il trasferimento al ‘Reparto Covid’ presso la Fondazione Benefattori Cremaschi, in via Kennedy a Crema, dove ho trovato un ambiente di professionisti molto esperti in riabilitazione respiratoria (i primi tempi difficile in quanto avevo ancora tosse forte) e motoria. Mi hanno ‘rimesso in sesto’ e, il 18 maggio, ho lasciato il ‘Kennedy’ per l’ultimo periodo di convalescenza a casa mia”.

Adesso va meglio, ma quanto passato lascia un segno indelebile. “È un’esperienza che certamente segna – conferma Elio – segnata da parecchi momenti di sconforto, colmati dalla fede e dalla preghiera. Tra un ospedale e l’altro ho vissuto due mesi abbondanti in totale isolamento, dentro quattro mura, in reparti dove tutti eravamo accomunati dalla sofferenza e da tosse a più non posso. Una sofferenza acuita dal fatto di non poter vedere nessuno dei tuoi cari. Il personale medico e infermieristico è stata l’unica compagnia: quasi irriconoscibili per via dei dispositivi di protezione, ho imparato a conoscerli dalla voce. Tutti professionisti esemplari, magari malati prima o dopo di me, ma che mi hanno curato e assistito in modo eccezionale”.

Tanti i ringraziamenti che Elio sente il dovere di rivolgere. “Innanzi tutto ai sanitari di Crema, poi al dottor Piccoli di Ome con la caposala e tutto il personale del reparto. La mia gratitudine va quindi al personale della riabilitazione del ‘Kennedy’: al dottor Crotti con tutta la sua équipe e al fisioterapista Giorgio che mi ha seguito facendomi lavorare sodo. Ringrazio anche la presidente Baruelli che, in accordo con la Regione, ha avuto la felice intuizione di aprire alla Fbc cremasca un ‘Reparto Covid’ per la parte riabilitativa. Infine, grazie a tutte le persone e agli amici di Montodine, a partire dal sindaco Pandini e dai consiglieri di maggioranza e minoranza che quotidianamente si sono interessati a me, unitamente ai colleghi dell’Ats Val Padana che mi sono stati vicini in questo difficile percorso”.

Elio ha vinto il Coronavirus, ma la paura è stata tanta. “Il Covid è subdolo e, per batterlo, tutti dobbiamo rispettare le regole e proteggerci a vicenda”.