Don Remo commenta il Vangelo della VII domenica di Pasqua, 54ª Giornata delle comunicazioni sociali

DAL VANGELO SECONDO MATTEO 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

IL COMMENTO

Le letture di questa Solennità offrono gli ultimi momenti di Gesù su questa terra, la missione che egli affida ai discepoli e la sua definitiva posizione alla «destra del Padre», così la Chiesa possasvolgere il suo compito: essere luce delle genti.
Nel Vangelo Gesù, che da Dio ha ricevuto “ogni potere in cielo e in terra”, ricorda come la sua assenza fisica divenga in realtà una compagnia efficace. L’esito del dono della vita per i suoi amici diventa l’essere con loro per sempre, in modo misterioso, tuttavia reale. La Prima Lettura (At 1,1-11) ricorda la continua presenza del Cristo risorto vicino ai suoi e offre il costante conforto di Gesù che mantiene fede alle promesse fatte. Il sostegno maggiore giunge dalle parole degli angeli che rassicurano gli spettatori della salita al cielo del Maestro, confermando anche il suo ritorno. La Seconda Lettura (Ef 1,17-23)ci dice che la posizione assunta dal Cristo risorto “alla destra di Dio”, è la garanzia per poter svolgere nel migliore dei modi il compito di evangelizzare nonché testimoniare il vero volto di Dio a tutti gli uomini della terra.
Quando un genitore insegna al proprio bimbo ad andare in bicicletta, dopo un periodo con il triciclo, gli toglie le rotelle di appoggio. Quando un giovane inizia la sua carriera professionale, dopo gli studi e un adeguato periodo di rodaggio, inizia anche ad assumere delle decisioni in autonomia. Anche Gesù risorto, come un buon educatore, sa che le cose devono evolvere affinché il processo di evangelizzazione possa continuare. Per questo si sottrae. Come ogni nuova avventura, come ogni missione assunta in libertà, se ne sperimenta l’insicurezza e se ne avverte il rischio, ma è la condizione necessaria per andare avanti, appunto per non star fermi, per non cadere, per non ripiegare su se stessi. Ma il sottrarsi di Gesù non è un abbandonare, come non lo è la mano di un padre che lascia la presa della bicicletta o la libertà di azione concessa a un neoassunto. Gesù, ancora una volta, si mostra un buon educatore: non solo lascia che i suoi amici, (i discepoli), che la sua creatura (la Chiesa), camminino con le proprie gambe, ma anche assicura loro che non li abbandonerà: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine”.
È il ‘gioco’ delle libertà e delle responsabilità: Gesù deve affidare il suo Vangelo ad altri affinché possa correre nella storia del mondo e i suoi devono imparare a fidarsi del Maestro che non li lascerà soli; Gesù attende dalla sua Chiesa che non venga meno al compito affidatole e la Chiesa attende continuamente da Gesù il dono essenziale: lo Spirito Santo. Anche noi, discepoli del Signore al tempo del Coronavirus, siamo dentro questa dinamica di libertà e di responsabilità: la libertà di Gesù nel fidarsi di questa Chiesa e la responsabilità di accompagnarci “fino alla fine”. Ma anche la libertà nostra di assumere il Suo Vangelo e la responsabilità di tradurlo fedelmente, per tutti.
In questa dinamica di libertà e responsabilità, di fedeltà e affidamento reciproci, vorrei evidenziare due pensieri. Il primo è del nostro vescovo Daniele ‘per la riprese delle Messe con i fedeli’ quando nella ‘Lettera alla diocesi’ scrive: “Trasformarci in Cristo”: a questo punta, né più né meno, il nostro “andare a Messa”. Se vogliamo essere fedeli al compito che il Signore oggi ci affida, non possiamo farlo se non nella sua amicizia, se non radicati in Lui, se non trasformati dal suo modo di essere. Cosa che può avvenire se facciamo memoria di Lui ovvero della sua logica e dei suoi gesti, se nell’Eucaristia (l’andare a Messa) ritroviamo la “forza trasformante dell’amore di Dio”. Non è al nostro attivismo che Gesù si è affidato e nemmeno alle nostre mega-programmazioni. Gesù si è affidato a persone libere e capaci di dire “Sì/Eccomi”, capaci di compromettersi con Lui e per Lui, tutta la vita. Il secondo pensiero è di papa Francesco ed è dedicata alla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che si celebra in questa domenica: “In un’epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata,  raggiungendo livelli esponenziali (il deepfake), abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni. Abbiamo bisogno di coraggio per respingere quelli falsi e malvagi. Abbiamo bisogno di pazienza e discernimento per riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano”. Come detto anche da San Paolo nella Seconda Lettura, abbiamo bisogno di “uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui”. Insomma abbiamo bisogno di uno sguardo profondo, che sappia leggere il segreto delle cose e che ci mostri il pensiero di Dio. Ecco allora, che cosa aspettiamo, non indugiamo: “Fuori c’è da costruire, diamoci da fare!”
don Remo Tedoldi
parroco moderatore
SS.Trinità-Cattedrale