EMERGENZA CORONAVIRUS – Grassi: “Sindaci come legionari”

sindaco Grassi

Mentre i dati del contagio lombardo permettono di tornare a “respirare” e la forza del virus si attenua – ma guai ad abbassare la guardia – i primi cittadini del territorio continuano nel loro impegno quotidiano per far rispettare decreti e ordinanze ai cittadini. Obiettivo di tutti, superare l’emergenza e non lasciare indietro nessuno. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il sindaco di Casale Cremasco Vidolasco, Antonio Grassi, tra i più attivi nel contrasto al Covid-19 e, soprattutto, amministratore che non le manda di certo a dire.

Da sindaco di un piccolo paese s’è sentito lasciato solo in qualche frangente di quest’emergenza? E da chi? 

“In certi momenti mi sono sentito su una nave in mezzo alla tempesta con gli strumenti di navigazione fuori uso. Non ho però mai pensato al naufragio. Più che solo, mi sono percepito confuso e impotente davanti a una burocrazia borbonica che, invece, di semplificare gli interventi da eseguire li complicava. Mi sono sentito impotente e confuso per l’incertezza nell’interpretare le direttive governative e regionali. La questione, o se vogliamo chiamarla con il proprio nome, il problema grosso e insormontabile non è legato al piccolo o al grande Comune, ma all’assurda e irritante burocrazia che in tempo di emergenza invece di essere agile e lineare, è farraginosa e complessa. Le pare razionale che emanato un provvedimento seguono le istruzioni per interpretarlo e successivamente le Faq (Frequently Asked Questions, ndr), sul sito del Governo per chiarire ai cittadini come interpretare il punto tale del Decreto del Presidente dei Ministri? Già le Faq, acronimo del quale pochi conoscono il significato, sono la grande novità di questa emergenza legata al Covid-19. Come sindaco, per rispondere alle giuste domande dei cittadini, ho acquisito una dipendenza da Faq, una patologia che provoca stress e irritazione. La considero un effetto collaterale del Covid-19. Mi sono reso conto che sconfiggeremo il virus, non la burocrazia. Pensi che pochi giorni fa la Soprintendenza ha intimato ai Comuni di rispondere entro tre giorni a un questionario per un’indagine sull’impatto dell’emergenza Coronavirus sul patrimonio archivistico e bibliografico. Lascio a lei un commento. Evito il mio, perché lo censurerebbe”.

È chiaro, il “braccio di ferro” tra Governo e Regione ha creato difficoltà agli amministratori locali. Vero? 

“È uno scontro indegno di uno Stato unitario. Non mi interessa stabilire di chi sia la causa, se di Roma o della periferia. Un dato è inoppugnabile: in una situazione così grave per il Paese è inconcepibile che si polemizzi sulle misure da prendere per affrontare l’emergenza. La diatriba non ha giovato alla causa e alcuni problemi li ha creati, superati grazie al buonsenso e al coraggio dei sindaci. Si sono presi la responsabilità di decidere quando si sono trovati in una situazione di stallo. In un momento dove la catena di comando deve essere inequivocabile e autorevole ci siamo trovati, invece, con troppi capi e sulla cui autorevolezza mi permetto di nutrire dei dubbi. Siamo andati in guerra con molti generali e poche idee ballerine. Fossero anche tante le idee, il mio giudizio non cambierebbe.  Per carità, non siamo un’armata Brancaleone, ma neppure una legione romana. Soprattutto non abbiamo Massimo Decimo Meridio che ci guidi, ma delle brave persone, funzionali in tempo di pace, un po’ meno in tempo di guerra. In compenso ci sono i legionari, cioè i sindaci, che sono di prima qualità, direi al pari di quelli al comando di Massimo Decimo Meridio”. 

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