CORONAVIRUS – Ospedale Maggiore: i 77 giorni che hanno cambiato tutto. I dati e la ripresa

Il dottor Sfogliarini e il dottor Pellegata durante la conferenza stampa

I 77 giorni che hanno “cambiato la vita” dell’Ospedale Maggiore di Crema. Sono quelli trascorsi dall’esplosione dell’emergenza Coronavirus a oggi: un periodo di tempo che racchiude in sé momenti drammatici, profondi mutamenti nell’organizzazione del lavoro sanitario, grandi fatiche, paure e speranze, fino ad arrivare – ora – a un graduale ritorno delle normali attività di ricovero e ambulatoriali, pur con tutte le cautele e precauzioni del caso. Perché, inevitabilmente, il Covid-19 ha lasciato un segno i cui effetti si sentiranno per diverso tempo.
Di tutto questo s’è parlato la mattina di mercoledì 6 maggio, nel corso di una conferenza stampa convocata presso la Sala Polenghi dell’Ospedale Maggiore. Presenti – tutti in mascherina, come i giornalisti – il direttore generale dottor Germano Pellegata e i suoi più stretti collaboratori: il direttore sanitario dottor Roberto Sfogliarini, il direttore amministrativo dottoressa Maurizia Ficarelli e il direttore sociosanitario dottor Pier Mauro Sala.

Nei 77 giorni trascorsi, ha riferito Pellegata, “al Pronto Soccorso sono passate circa 5.500 persone, con 3.152 casi sospetti di Covid. I pazienti positivi ricoverati sono stati 1.262, quelli non positivi 250”. Al 6 maggio erano 98 le persone positive al Coronavirus ancora ricoverate. I posti di terapia intensiva, che erano stati triplicati, sono tornati ai consueti 6. “Il nostro ospedale – ha aggiunto il direttore generale – ha retto l’urto, pur con fatica e difficoltà. Adesso cerchiamo di recuperare la normalità, facendo esperienza di quanto vissuto”.
Il dottor Sfogliarini ha offerto alcuni dati in merito alla sorveglianza sanitaria. “Dal 21 febbraio a oggi sono stati effettuati 10.388 tamponi: 1.944 i positivi (pari al 19%) e 8.444 i negativi (81%). Per quanto riguarda il personale sanitario, su un totale di 1.375 dipendenti sono stati svolti 865 tamponi: i positivi sono 195 (22,5%) e i negativi 670 (77,5%). In generale, da diversi giorni la percentuale di positività sta diminuendo”.
Passando ai test sierologici – partiti il 24 aprile e tuttora in corso – il dottor Sfogliarini ha precisato che sugli 812 esami effettuati sul personale sanitario i positivi sono 128: un 16%, quindi, con presenza di anticorpi. I test, sia di tampone sia di sierologia, proseguono secondo le indicazioni dell’Ats: è prevedibile a fronte di questi esami un aumento di persone positive, ma asintomatiche.

“Nuovi casi ci saranno – ha rilevato il dottor Pellegata – e tante cose sono ancora da capire su questo virus. Ma è chiaro che si passerà da una gestione ‘ospedalocentrica’ a una più domiciliare: la presa in carico precoce dei pazienti, abbinata ai test, consente un’assistenza (salvo patologie gravi) a casa, attraverso la sinergia tra medici di base, cure territoriali e ospedale”.
Per quanto concerne invece la cura con il plasma iperimmune, avviata da un paio di settimane, l’ospedale di Crema è stato inserito nella sperimentazione (autorizzata fino alla fine di maggio) insieme a Pavia, Mantova e Cremona. “La procedura terapeutica – ha puntualizzato il dottor Sfogliarini – si esegue seguendo protocolli di sicurezza precisi e rigorosi, con una valutazione dei rischi e dei benefici. A Crema siamo partiti con una decina di donatori: due i pazienti cui è già stato somministrato il plasma, con benefici notevoli”.

E mentre la lotta al Covid prosegue, anche in ospedale si può parlare di “fase 2”. Da lunedì, infatti, le diverse attività stanno gradualmente riprendendo, certamente riorganizzate rispetto a 77 giorni fa e con tante cautele in più. “Sono stati messi in atto – ha spiegato il dottor Pellegata – percorsi differenti per i pazienti, però stanno riprendendo le attività chirurgiche, le procedure cardiologiche, le operatività gastroenteorologiche… Insomma: riapriamo le specialità, gestendo tutti i pazienti con misure specifiche di sicurezza. La prossima settimana avremo una riunione con i primari e i capi di Dipartimento per definire il nuovo assetto della struttura ospedaliera”.

Per i casi di Coronavirus, ha precisato il direttore generale, “rimarrà al sesto piano un’area destinata alla gestione di futuri ulteriori picchi di contagio e per la cura di quanti sono ancora ricoverati. L’ospedale militare da campo resterà operativo fino a fine maggio: qui, insieme ai sanitari cubani, ci sono i medici e il personale del nostro comparto riabilitativo che, a inizio giugno, torneranno alla loro sede e al loro lavoro nel presidio ospedaliero di Rivolta d’Adda”.
Sul finire della conferenza stampa, il dottor Sala ha informato circa l’impegno per la sorveglianza sanitaria a domicilio dei pazienti Covid dimessi: attualmente ce ne sono in carico 355. Ha poi detto che si stanno attivando modalità nuove, prevalentemente di tipo informatizzato, per gli accessi in sicurezza agli sportelli e al Cup, al fine di evitare assembramenti.
Infine, la dottoressa Ficarelli ha fatto il punto sulle donazioni elargite all’Ospedale Maggiore per l’emergenza Coronavirus: da enti, imprese, associazioni e privati sono arrivati (al 6 maggio) 1.229.755,76 euro, dei quali 902.332,92 già utilizzati per l’acquisto di attrezzature, apparecchiature, beni e vari servizi.