LIBERA ARTIGIANI – Il grido di allarme di estetiste e parrucchieri

Ferdinando Festari

Il rinvio al 1° giugno della riapertura dell’attività per le categorie parrucchieri ed estetiste ha suscitato molto malumore tra gli addetti ai lavori. La Libera Associazione Artigiani di Crema, referente territoriale della confederazione nazionale Casartigiani, è come sempre in prima linea per tutelare i propri associati e lo ha dimostrato ancora una volta nelle ultime settimane, con la decisione di rimandare al prossimo ottobre i pagamenti per tutti i servizi forniti tra aprile e settembre; un grosso sollievo per artigiani e professionisti, che sono già alle prese con diversi costi fissi cui far fronte. Ma la situazione è difficile e in grado di generare anche molta ansia tra chi, improvvisamente, ha dovuto fare i conti con l’incertezza per il proprio lavoro. Ecco di seguito le voci di alcuni associati alla Libera Artigiani, acconciatori ed estetiste.

“Se riesco a non ammalarmi di Coronavirus, non vorrei poi avere problemi psicologici, perché le preoccupazioni sono tante in questo periodo” ci dice Giulia Miriam Raimondi Cominesi, estetista di Dovera. “Penso già al prossimo autunno, quando ci saranno molte spese da affrontare e mi chiedo se ce la farò. Ho molte clienti che mi chiamano in questi giorni per pedicure curative che, ci tengo a sottolinearlo, non sono un vezzo ma una necessità. Eppure non posso far altro che rimandare ogni appuntamento a giugno, dopo di che bisognerà anche vedere quante clienti ritorneranno, perché anche questa è un’incognita. Quello che non capisco è perché si debba aspettare, anche se si è in regola con tutte le nuove normative”.

Ferdinando Festari, invece, è il referente della Libera per la categoria parrucchieri. “È ovvio che ci sia paura per via della pandemia, ma non capisco la scelta di posticipare la nostra riapertura di un altro mese. Nel mio caso, per esempio, lavoro da trent’anni su appuntamento e io e il mio socio abbiamo lo spazio sufficiente per poter lavorare con un’ampia distanza. Si tratta di un colpo tremendo per il settore. Tra l’altro, finora lo Stato non ci è venuto incontro per darci una mano; solo dalla Libera abbiamo avuto un grosso aiuto. Mi spiace molto, perché temo proprio che qualche mio collega sarà costretto a chiudere l’attività”.

“Non capisco davvero il motivo per cui non si possa già riaprire – dichiara invece Catuscia Livraghi, responsabile della categoria estetiste della Libera -. Sono già abituata a ricevere una cliente alla volta e solo su appuntamento, inoltre dispongo di cabine isolate ed ero già attrezzata con tanto di mascherine, visiere, tute infermieristiche e cuffiette almeno quindici giorni prima dello scoppio dell’emergenza, quando cominciavano le prime avvisaglie dell’epidemia. Io, poi, sono anche pedicurista e ho tante clienti, anche infermiere, che in questi giorni mi contattano perché non riescono a stare in piedi, a causa di disturbi vari, ma oltre a dare consigli generali non posso fare”.